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Valentina Persia: «Dopo il parto non riuscivo a voler bene ai miei gemelli, mi sentivo soffocare»

La vediamo sempre brillante e ironica, ma Valentina Persia ha vissuto in passato dei momenti di sconforto. Stella de “La sai l’ultima?” si è raccontata senza remore in un’intervista a cuore aperto su DiPiù TV, dove – condividendo una situazione comune a molte neo mamme – è riuscita ad arrivare dritta ai sentimenti dei lettori. Quarantasette anni, attrice e cabarettista, Valentina Persia è diventata mamma dei suoi gemelli – Carlotta e Lorenzo – quattro anni fa, quando di anni ne aveva 43. Una gravidanza bellissima – ricorda – ma «Appena entrai a casa con i miei figli iniziò l’incubo». Mamma single, si riserva la facoltà di non rispondere sul padre dei propri figli, Valentina si “sentiva potente” all’idea di dare al mondo una vita: «È qualcosa di quasi miracoloso», ha affermato.

Valentina Persia, il racconto della depressione post-parto

Un paio di settimane prima del termine naturale previsto per il parto, Valentina Persia – ‘incapace’ di sopportare ulteriormente la pancia – subì il parto cesareo in clinica, una di quelle in cui, dice: «Lasciavano i figli in camera con le madri tutto il tempo. Fui come in un limbo: ero da sola ma non del tutto, c’erano le infermiere, venivano amici e parenti. Il peggio iniziò a casa». Dovendo badare a tutto, «Non avevo un attimo di tregua. – ricorda la PersiaLa stanchezza mi stava logorando, stavo perdendo lucidità e la mia “voce oscura” stava prendendo il sopravvento». In preda alla depressione post-parto, «Guardavo i miei figli, sapevo che avrei dovuto voler loro bene, ma non ci riuscivo, mi parevano quasi due estranei».

«La svolta arrivò quando portai i bambini al nido…»

Il racconto di Valentina Persia sui quei momenti così cupi continua e la cabarettista ricorda: «Sentivo la mia “voce oscura” che mi diceva: “Li hai tanto desiderati e ti stanno portando solo stanchezza, non riesci neanche a volergli bene”. Nei rari momenti in cui riuscivo a sdraiarmi, al posto di dormire piangevo. Mi sentivo soffocare, mi davo delle sberle come per svegliarmi da un incubo. […] Ero devastata, ero entrata in una spirale di dolore e autocommiserazione». Pur sentendo di dover farcela da sola, Valentina si fece aiutare da un’amica che, senza farglielo pesare, la ospitò fuori Roma. Dopo un mese di permanenza, tornata a casa, la Persia si sentiva più forte. «La svolta – racconta – arrivò quando portai i bambini al nido: nel momento in cui ci separammo per la prima volta, capii quanto volevo loro bene. Tutto quel bene che non riusciva a emergere esplose in un colpo solo. Adesso hanno quattro anni e io sono felice».

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