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Venezia Orizzonti, “Italian Gangsters”: la sobrietà di Renato De Maria e Sergio Romano mastica la gomma

Renato De Maria, regista del film Italian Gangsters, in Concorso alla 72. Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, ha presentato la pellicola in conferenza stampa insieme al produttore Gianluca Curti e agli attori Sergio Romano, Francesco Sferrazza Papa, Paolo Mazzarelli, Aldo Ottobrino, Andrea Di Casa, Luca Micheletti e agli autori e sceneggiatori Valentina Strada e Andrea Ghesini.

Gianluca Curti ha voluto aprire la conferenza facendo i complimenti a De Maria: “Sono molto orgoglioso del film che Renato ha diretto, ha saputo fare un mix intelligente, come il cinema d’autore sa fare ed è merito della sua capacità di visione“. Renato De Maria, con sobrietà nello stile, ha preso parola dicendo: “Abbiamo cercato di lavorare su una stratificazione di linguaggi diversi. I primi, i libri che avevano dedicato ai banditi, da Indro Montanelli a Enzo Biagi, per ricostruire un racconto che esaltasse l’aspetto psicologico di questi personaggi. Per la ricerca siamo partiti dall’archivio dell’istituto Luce (che ha 50000 ore di materiale), e ho proposto di fare questa storia dell’Italia dopo il boom economico studiando i testi dei giornalisti” e ha parlato anche dell’introspezione dei personaggi: “È un racconto fatto di sguardi molto intimi, molto belli. Questi banditi, pur essendo criminali, erano parte integrante della storia, dell’immagine popolare. Se Tarantino conosce i film di Fernando Di Leo in qualche modo conosce anche le storie che raccontiamo noi“.

Seguono i commenti degli attori ai propri personaggi, Andrea Di Casa: “Non so a quanto il mio personaggio interessasse ciò che la stampa diceva di lui“, Aldo Ottobrino: “Interpreto Pietro Cavallero, sono nato in Piemonte anche io, da ragazzetto si giocava a guardia e ladri e gli anziani dicevano ‘Guarda qui, la banda Cavallero'”, Francesco Sferrazza Papa: “Intepreto Ezio Ranieri, ho capito che lui decide di fare il bandito proprio per riscattare se stesso e la propria famiglia. Mi confrontavo con un personaggio che è stato un capo per questi banditi, e allo stesso tempo ha impedito un massacro dentro un carcere. Renato mi ha lasciato molta libertà“, Sergio Romano, con la voce calda, mentre mastica la gomma: “A me fa ridere perché non credo che i nostri personaggi sarebbero stati così bravi a parlare uno dopo l’altro come noi, forse si sarebbero accavallati“, Paolo Mazzarelli: “Vivevano in una dimensione mitopoietica, mi è piaciuta la definizione di Ghesini“, Luca Micheletti: “Il solista del mitra o è un romantico o è un fanatico. Erano tutti elementi disturbati. Ho provato l’occasione di fare teatro davanti alla macchina ed è venuto fuori il cinema“.

Photo Credit: Giulia Cassullo

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