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Venezuela, Zara vende i suoi capi a prezzi stracciati per ordine del governo

La notizia è curiosa e arriva dal Venezuela: Zara sta svendendo i suoi capi. No, il marchio spagnolo non è in crisi, anzi. Però ha fatto un accordo con il governo locale: meno tasse sull’importazione dei capi di abbigliamento (che vengono equiparati a generi di prima necessità) in cambio di un forte sconto sul prezzo finale per il consumatore, che può arrivare fino al 30% del prezzo iniziale. Ok, è un po’ grottesco pensare che dei medicinali salvavita siano equiparati a un paio di jeans firmati, però l’idea è interessante.

Qual è la controindicazione? La controindicazione è che ci sono clienti che fanno la fila per ore per poter agguantare quei capi così scontati. Le t-shirt di Zara in Venezuela sono come l’iPhone 6 da noi, con la differenza che quando le pieghi non pensi: “Porca troia! Ho speso 700€ per un telefono rotto!”. Ciò non toglie che i clienti in fila per un giubbotto siano davvero, ma davvero troppi. Se tutti comprassero ciò che vogliono, Zara esaurirebbe in pochi giorni le scorte di un anno. Quindi il governo venezuelano ha imposto che chiunque entra in un punto vendita del marchio galiziano non possa uscirne con più di cinque capi. Calmierati i prezzi, ma anche gli acquisti.

La scelta di Nicolas Maduro, presidente venezuelano, ha motivazioni che affondando nell’economia zoppa del paese. Un’unica risorsa: il petrolio. Un discreto conto in banca che però va assottigliandosi. La necessità di importare quasi tutto. Il rischio inflazione. Insomma, il Venezuela fa compagnia all’Italia nella compagine dei paesi che non sono ancora affondati, ma sentono l’acqua alla gola. Certo, il paese sudamericano presenta delle specificità che non possiamo ignorare. Tuttavia è difficile non pensare che se certe ideuzze venissero anche al governo di casa nostra ci guadagnerebbero tutti: le aziende che importano, lo Stato e, soprattutto, i cittadini.

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