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“Venite ad aiutarci, stiamo morendo” ma l’Italia non risponde: così sono morti 60 bambini in mare (AUDIO)

Si intitola Il Naufragio dei Bambini la video-inchiesta realizzata da Fabrizio Gatti per L’Espresso. Dieci minuti in cui si raccolgono, in esclusiva, le telefonate partite dal barcone che l’11 ottobre 2013 è affondato portando alla morte di 268 persone tra cui 60 bambini. Diversi i tentativi da parte dei profughi di convincere le autorità italiane a intervenire per metterli in salvo. Dall’altra parte della cornetta, però, il centro di Roma della Guardia Costiera invita a chiamare Malta. Un paradosso poiché il barcone dei migranti, come riporta L’Espresso nella sua inchiesta, era molto più vicino a Lampedusa.

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La preoccupazione della Guardia Costiera è di non avere siti in cui poter dislocare i rifugiati. E nel pomeriggio dell’11 ottobre 2013  – come si può vedere nel video Il Naufragio dei Bambini – ci sono diverse telefonate tra Roma e Malta in cui si evince proprio questo problema. L’Italia, così, non mette a disposizione le proprie unità, nonostante le numerose telefonate di soccorso e la formale e ripetuta richiesta delle Forze armate maltesi di poter dare istruzioni alla nave italiana perché intervenga.

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Nel documentario di Fabrizio Gatti per L’Espresso, Il Naufragio dei Bambini, si ripercorrono i concitati momenti di quel maledetto 11 ottobre 2013. La prima chiamata di soccorso dal barcone arriva alle ore 13 italiane: “Stiamo imbarcando acqua, venite ad aiutarci”, la seconda qualche minuto più tardi, la terza nel primo pomeriggio: “Per favore, ho finito il credito sul telefono, stiamo morendo, aiutateci. Venite a salvarci.” Nello stesso pomeriggio, tra le 16 e le 17, diversi contatti tra le autorità italiane e maltesi. Alle ore 17:33 la tragica notizia: “Il barcone si è rovesciato.” In quel naufragio hanno perso la vita 268 persone delle 480 presenti sul barcone. E tra questi 60 bambini…

 

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