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Verona, un muro di gomme da masticare: altro che dichiarazione d’amore!

Me le sono comprate, oggi. Era una vita che non mi capitava…

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Un bel pacchetto di Big Babol, gusto panna e fragola. Messa in bocca la prima: masticata, bevuta (quelle cicche sono una fabbrica di saliva inverosimile), stropicciata, soffiata, ripassata… Bon! Passati dieci minuti, mi ritrovo ad avere a che fare con un barbapapà informe, privo di vita e senza gusto che non so dove gettare.

Nessuna spazzatura nei dintorni più ravvicinati. Mi guardo intorno… Un marciapiede a pois? Ma da quando?!? Ah, no. Niente che abbia a che fare con pois o abbellimenti di alcun tipo… Tutt’altro! Solo oggi ho realizzato quante cicche vengano sputate senza pietà per terra nella nostra bella Milano. A tante, ai tempi che furono, ho sicuramente – temo – contribuito anch’io… Praticamente la città della Madonnina pare esser diventata una vera e propria sputacchiera! Non mi stupirei se un vecchietto, passando, mi sputasse in faccia…

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Come ho potuto stupirmi davanti alla notizia del muro di gomme a Verona? Alcune mode, ultimamente, hanno preso una piega alquanto trash e decisamente poco chic.

Ne avrete sicuramente sentito parlare… No! Non parlo certo dell’amore tra la bella Giulietta e quell’inguaribile romanticone di Romeo: quello ormai lo davo per assodato, un po’ come l’abc! Parlavo piuttosto del mosaico di gomme da masticare che potete osservare coi vostri occhi all’ingresso del cortile di casa Capuleti. Proprio lì. Varcata la soglia del portone di via Cappello…

Cosa spinge noi italiani a rovinare un qualcosa legato al passato, di cui tanto andiamo fieri nel mondo e che non tornerà più come prima? Una risposta, strano ma vero, c’è.

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Avete notato come il tempo si stia inesorabilmente polverizzando tra le nostre mani? Come ci si sente impotenti davanti a tutto questo, vero? Passano gli anni, si consumano i pensieri, si logorano i ricordi ma i posti che abbiamo visitato, beh… Quelli, volenti o nolenti, rimangono. E non basta una fotografia dalla datata dedica al profumo di Bic blu o una selfie sul nostro smartphone a renderla pietra miliare del nostro percorso. No! Vogliamo di più. Perché noi, su quel muro che ha segretamente origliato le dichiarazioni d’amore più ruggenti dei secoli dei secoli, vogliamo lasciare un segno: “Sì! Io ci sono stato… E mi sento parte di quella storia che ha segnato un mondo di ribellione focosa e di passione irrefrenabile. Io c’ero… E voglio che lo sappiano tutti: cinesi, giapponesi, francesi, tedeschi, italiani, americani… Tutti! Nessuno escluso”.

Capisco, amici miei, capisco tutto… Ma perché proprio le cicche? Accetto i bigliettini. Adorabili, in realtà. Ma gomme da masticare, cerotti, scritte variopinte, fazzoletti… Manca solo di lasciarci gli assorbenti et voilà: non dovrete nemmeno preoccuparvi di cercare un bagno pubblico per i vostri bisogni incontenibili… ce l’avrete già lì a portata di mano. Davanti a voi. Sul muro, appunto.

Per lasciare un segno nella storia, amici miei, ci vuole ben altro. Dove sta il vanto nell’aver attaccato una cosa gommosa trita e ritrita sul muro di Verona? Pensate che bella scena quando ci porterete i nipotini: “Amore, aspetta che nonna va a cercare la sua cicca alla menta che aveva sputato qua in alto, a destra. Aiutami a cercarla cucciola di nonna, vieni…”.

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Pensate che bello se ogni amico che viene a trovarvi a casa, prima di andarsene, attaccasse una bella cicca unta e bisunta sul muro del vostro soggiorno o di camera vostra… Beh? Vuole ricordarvi di essrci stato! Dove sta il problema?!? Non potreste di certo lamentarvi: Giulietta – porella – non ha potuto dirvi niente, ma vi piace vincere facile: è morta e sepolta da un pezzo!!!

Distinguersi dalla massa e passare alla storia non avverrà mai per chi continuerà a copiare le mosse di mille caproni. La vera trasgressione sta nel fare qualcosa di diverso…

Il film “Romeo e Giulietta: un amore sofferto tra uno sputo e l’altro” è terminato. Scruto con attenzione la Big Babol tra le mie dita… No: adesso davvero non me la sento più di sputarla per terra!

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Fazzoletto. Cestino. Sorriso… Il ragazzo che cammina spavaldo davanti a me ne ha appena calpestata una e sta lasciando appiccicosi filamenti di colore stile pollicino versione punk.

Io a Verona sono stata. Non ho cicche che mi aiutino a rievocare quelle emozioni. Eppure nessuno potrà mai rubarmi quello che è stato per me quel giorno…

Una macchina fotografica può riportare in vita ricordi sepolti . Una fotografia può gelosamente rapire  parte del nostro vissuto nel  sofferto tentativo di condividere quel che è stato con una persona che ancora non abbiamo incontrato ma che sicuramente vorrà sapere.

Una cicca… Beh: è e rimarrà sempre e solo una cicca.

L’amore talvolta è cieco? No, povero: ha solo troppe gomme da masticare davanti agli occhi!

Ciao Giulietta, ciao Romeo: la prossima volta torno a trovarvi anch’io! Le Big Babol le lascio a casa…

 

 

 

olycom - valeria braghieri -

Credits:
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