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Veronica Panarello, dai ‘rapporti’ oggi con l’ex marito al paragone con la Franzoni: UrbanPost intervista l’avvocato Scrofani

di Michela BecciuOmicidio Lorys Stival Cassazione: si chiude il ciclo di interviste esclusive realizzate da UrbanPost in merito al caso Veronica Panarello. Il terzo ed ultimo colloquio lo abbiamo avuto con l’avvocato Daniele Scrofani, legale difensore di Davide Stival, papà del piccolo Lorys. Abbiamo raccolto anche la sua importante testimonianza per dare voce a tutte le parti in causa in questa terribile vicenda.

Dopo gli avvocati Francesco Villardita (clicca QUI per leggere l’intervista esclusiva al’avvocato di Veronica Panarello) e Francesco Biazzo (clicca QUI per leggere l’intervista esclusiva al’avvocato di Andrea Stival), abbiamo avuto il piacere di conversare sulla vicenda con il dottor Daniele Scrofani, il quale ci ha raccontato come il suo assistito sta affrontando la sua nuova vita senza Lorys, qual è la natura dei contatti attuali con Veronica, dalla quale si sta separando, e se davvero si possa fare un parallelismo tra il caso della giovane madre di Santa Croce Camerina e Annamaria Franzoni. Così, il sempre disponibile penalista, ha risposto alle nostre domande:

Avvocato, il 21 novembre prossimo l’udienza in Cassazione potrebbe far calare per sempre il sipario su questa terribile vicenda. Davide Stival si aspetta colpi di scena? Veronica Panarello potrebbe tornare sui suoi passi ed assumersi la responsabilità dell’omicidio del figlio?

“No, non penso. Io credo che se lei avesse voluto rilasciare nuove dichiarazioni lo avrebbe fatto nella fase del processo d’Appello, invece non ha fornito ‘ulteriori’ versioni. Davide non si aspetta altri colpi di scena … e la verità alla fine è quella processuale. Le motivazioni più recondite del cervello della Panarello, che l’hanno spinta ad agire così, le conosce solo lei. Solo lei potrà, un domani se volesse farlo, chiarire la situazione. Il fatto è che non vi sono elementi che portino ad allontanare lei dalla scena del crimine, e dal fatto che sia lei la responsabile. Poi c’è stato quell’improvvido coinvolgimento del suocero, perché lei oltre ad accusarlo del delitto lo ha collocato in contesti spazio-temporali che sono stati verificati dalle forze dell’ordine, che hanno totalmente escluso la partecipazione del suocero”.

Perché Veronica ha fatto questo? E perché rimanere ‘coerente’ con questa sua ultima versione dei fatti smentita da due sentenze di condanna?

“Ognuno di noi fa i conti con la propria coscienza e personalità e quella di Veronica rientra nel range della normalità, nel senso che non è un soggetto che ha dei disturbi che inficino la sua capacità di intendere; è però una personalità istrionica, particolare … Quindi il personaggio che lei si è creata e il fatto che lei continui fino all’ultimo – ricorda le urla contro il suocero dopo la sentenza d’Appello? – non mi sorprende. Ormai quella è la sua versione”.

Veronica lamenta sempre il fatto che Davide Stival non la aggiorni circa la crescita e lo sviluppo del loro figlio più piccolo. Come stanno le cose? 

“C’è stata qualche difetto di comunicazione dovuto al suo trasferimento nel carcere di Torino, ma Davide ha sempre mandato le informazioni. Ormai, proprio perché lei si è lamentata – e lo ha fatto a volte in modo polemico – e ne ha giustamente diritto perché lo ha stabilito il tribunale, con Davide abbiamo concordato l’invio tramite raccomandata. Quindi non ci sono più problemi”.

Che tipo di informazioni su suo figlio, Veronica, riceve?

“Davide le manda sia informazioni tramite lettere, che foto. Recentemente ha mandato foto aggiornate e delle lettere con l’esito scolastico del bambino, i progressi etc … Ma se lei mi chiede se lo fa volentieri, no. Lo fa di malavoglia, onestamente. Davide è arrabbiato. Dopo tutto quello che è successo… però comunque lui alla fine è ragionevole e adempie al suo dovere. È una persona per bene, mite”.

Leggendo il libro che lei e Davide avete scritto con il giornalista Simone Toscano si evince proprio questa sfumatura del carattere del papà di Lorys. Nonostante l’orrore subìto nelle sue parole non c’è rancore.

“No assolutamente. Anzi, devo dire che il messaggio che lui dà con questo libro, soprattutto nella parte iniziale, secondo me è straordinario: dà alle persone che soffrono e subiscono dei dolori così devastanti un grande esempio. Apre la porta alla speranza, per dire che non bisogna mai arrendersi ma avere sempre il coraggio di andare avanti perché la vita, comunque, ti riserverà delle sorprese. E da un ragazzo che ha subìto tanto è davvero una dimostrazione di grande forza”.

Straziante il passaggio del libro in cui Davide descrive il modo cruento in cui apprese della morte di Lorys, dai social, appunto. 

“Questo ci fa capire – astraendoci per un attimo dal caso – la potenza e la crudezza dei social. Lui sapeva che il suo bambino era scomparso, si trovava lontano da casa e nel giro di poche ore già leggeva sulla sua pagina Facebok ‘R.I.P. Lorys’. Penso sia veramente scioccante … E si perde anche la delicatezza prima di pubblicare cose così forti …”.

Veronica scrive all'(ex) marito? Ha più cercato un confronto con lui? 

“No no, non più. La separazione è ufficiale e ancora in corso, non è consensuale ma giudiziale. Ogni tanto invia a Davide qualche lettera per chiedere informazioni sul figlio piccolo oppure per le ricorrenze e Davide risponde nei limiti in cui le invia le informazioni sul bambino”.

Parlando con il suo collega Francesco Biazzo, difensore del suocero della Panarello, ci si è soffermati a riflettere su come l’effetto distruttivo dei social continui a danneggiarlo

“Viviamo in un contesto piccolo, tutti si conoscono. Anche se ti trasferisci hai un cognome che ti identifica … Il destino di questa famiglia è inevitabilmente associato a questo terribile fatto di sangue e il dramma che ha subìto il papà di Davide (Andrea Stival ndr) è davvero terribile …”.

In questi anni si è spesso fatto un parallelismo fra il caso Panarello e quello di Annamaria Franzoni, la donna che uccise il figlio di 3 anni a Cogne nel 2002. Qual è il suo punto di vista in merito? Il paragone ha ragion d’essere? 

“I casi hanno in comune il fatto che entrambe sono delle giovani mamme che hanno ucciso il proprio figlio e non confessano. Questo è l’unico elemento di contatto. E ciò è un po’ in distonia rispetto alla letteratura scientifica sul punto delle mamme assassine, che solitamente rimuovono o crollano o confessano o si suicidano. Statisticamente è così. Nel confronto Caso Lorys-Delitto Cogne la differenza sta nella famiglia, nel supporto … perché il marito della Franzoni ha fatto scudo e le è stato accanto, nel senso che ha abbracciato la sua protesta di innocenza, e addirittura ci ha fatto un altro figlio. Nel caso di Davide è invece una situazione totalmente opposta: lui ha ritenuto che la indissolubilità del matrimonio non potesse essere un principio così forte da passare sopra l’uccisione del proprio figlio, una volta che si è convinto che Veronica fosse l’assassina di Lorys, ovviamente”.  

Se Veronica avesse confessato il delitto e si fosse mostrata davvero pentita forse Davide l’avrebbe potuta perdonare…

“In realtà Veronica alla fine confessa l’omicidio… perché quando ammette che – tirando in ballo il suocero – lei era lì davanti, che prende le fascette, che gliele dà per bloccare il bambino e che lui (sempre secondo il suo racconto) le metterebbe al collo di Lorys, di fatto lei non lo impedisce. Solo che non ha il coraggio di arrivare a dire tutta la verità… La differenza tra la Franzoni e la Panarello è semplicemente questa e noi, tra l’altro, ne parliamo nel libro, Nel nome di Lorys. Parliamo proprio del fatto che ognuno è libero, per carità, di assumere l’atteggiamento che vuole di fronte a tali situazioni, però di fronte c’è, appunto, il principio del ‘matrimonio perenne’ rispetto all’orrore. Davide al riguardo dorme sonni tranquilli, nel senso che ha fatto tutto con grande consapevolezza”. 

Forse Veronica si aspettava proprio questo: un appoggio del marito a prescindere, come quello dato alla Franzoni. Non avendolo ricevuto si è voluta vendicare nel modo peggiore…?

“Beh incolpare il suocero ha significato per lei punire Davide”.

La Sindrome di Medea allargata alla sua famiglia?

“Non è vero che la sentenza abbraccia la ‘Sindrome di Medea’… c’è un momento in cui ne parla Villardita, come è giusto che sia e come è bravo lui a fare, ma in realtà il giudice Reale non ha sposato questa tesi; lui l’ha utilizzata nell’ambito delle varie ipotesi che potevano sorgere, tra cui la Sindrome di Medea, ma non ha mai hai detto chiaramente che Veronica ne è affetta, nel modo più assoluto. In questo caso – e chiaramente ci muoviamo sempre nell’ambito delle ipotesi – colpire il padre significa colpire Davide, perché dice: ‘Di fatto io ti ho tradito con la persona che più ti farà del male sapere… Pensate che questo ragazzo subisce l’omicidio del figlio, poi scopre che non è stato un maniaco a togliergli la vita, come si andava ipotizzando nelle prime ore, ma addirittura la madre, ovvero la moglie, e poi con la complicità del padre. E invece lui serio, composto, dignitoso, ha affrontato tutto”.

Il ricorso in Cassazione presentato dalla difesa della Panarello verte sulla richiesta di una nuova perizia psichiatrica per la donna e del confronto diretto con Andrea Stival. Lei reputa che tali richieste saranno considerate ammissibili dalla Suprema Corte? 

“Allora, ritengo che la sentenza di primo grado e di Appello reggeranno all’urto di un ricorso fatto bene come quello presentato da un bravo professionista come l’avvocato Villardita; la sentenza è motivata in modo impeccabile e non credo che vi siano vizi di motivazione tali da implicare l’annullamento o un nuovo rinvio. La tutela che ha avuto la signora Panarello, con la effettuazione di una perizia collegiale, è amplissima e il Dottore Reale scelse tra i migliori professionisti psichiatri a livello nazionale. L’esito della perizia, che non permette di dire che la Panarello è incapace di intendere e di volere, di fatto è di una coerenza assoluta. Come si fa a dire ‘C’è bisogno di un’altra perizia’? Mi pare proprio che non vi sia spazio”. 

andrea stival intervista quarto grado

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