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Veronica Panarello potrebbe produrre la prova della relazione clandestina con il suocero: UrbanPost intervista l’avvocato Villardita

di Michela Becciu – Omicidio Lorys Stival: continua il focus di UrbanPost sul caso Veronica Panarello, condannata in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione in quanto riconosciuta colpevole dell’omicidio del figlio di otto anni e dell’occultamento del suo cadavere, avvenuti la mattina del 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa.

veronica panarello condannata in appello

La giovane madre, com’è noto, in sede processuale ha ammesso soltanto l’occultamento del corpicino del figlio, attribuendo invece la responsabilità del delitto all’allora suocero, Andrea Stival, che avrebbe strangolato e ucciso il nipotino per il timore che il piccolo rivelasse al papà Davide la presunta relazione clandestina tra il nonno e la madre. Veronica dovrà affrontare – la prima udienza è fissata per il 24 gennaio 2020 – un secondo processo per calunnia: è stata infatti citata in giudizio per le minacce che aveva rivolto ad Andrea Stival al momento della sentenza di secondo grado: “Sei contento? Sai cosa ti dico, prega Dio che ti trovo morto perché ti ammazzo con le mie mani quando esco”.

 

Dopo avere intervistato l’avvocato Francesco Biazzo, difensore di Andrea Stival, riconosciuto completamente estraneo ai fatti, UrbanPost ha realizzato una intervista esclusiva anche al legale della Panarello, Francesco Villardita. Quali sono le ragioni del ricorso in Cassazione? Davvero Veronica sarebbe in grado di dimostrare la presunta relazione clandestina con l’ex suocero? E come? Lo abbiamo chiesto direttamente al penalista. Ecco come ha risposto alle nostre domande:

 

A Novembre il verdetto della Cassazione in merito al vostro ricorso contro la condanna a 30 anni inflitta a Veronica Panarello anche in Appello. Cosa si aspetta, avvocato? Le sue richieste saranno accolte, si sente ottimista?

“Guardi, non sono fortemente ottimista, però devo dire che il ricorso per Cassazione contiene delle motivazioni in punto di diritto, e quindi riteniamo che la Corte lo possa anche valutare soprattutto in punta di legittimità della violazione di legge. Perché riteniamo che, in effetti, quantomeno – senza voler entrare nel merito della vicenda – ci sono delle problematiche in relazione allo stato psichico della ricorrente. Quindi sotto questo profilo, diciamo che la motivazione che è stata fornita dalla Corte d’assise d’Appello non ci soddisfa perché abbiamo delle perizie del giudice che stridono fortemente con delle nostre consulenze; inoltre, il fatto che non ci sia stata accordata la nostra richiesta di una nuova perizia in sede d’Appello, è un motivo di forte censura che potrebbe anche essere accolto”.

In primis, dunque, per voi l’esigenza di una nuova perizia psichiatrica. In secondo luogo il confronto vis a vis con Andrea Stival che da tempo Veronica chiede, ma invano. 

“Sì, la richiesta di perizia è primaria rispetto alle altre violazioni che noi abbiamo censurato in punto di contraddittorietà della sentenza d’Appello. Questo è il primo motivo del ricorso: una nuova perizia psichiatrica che possa meglio lumeggiare sulle condizioni psichiatriche e psichiche della Panarello. C’è poi il confronto che abbiamo sempre richiesto e che stiamo continuando a richiedere anche in Cassazione, non come richiesta probatoria in Cassazione, che non è possibile effettuare, ma come illegittimità della negazione della prova che noi abbiamo sempre richiesto e che non ci è stata mai concessa. Sotto questo profilo, perché la Cassazione non può dire ‘Ora ti dò la prova’; la Cassazione potrebbe dire ‘In effetti non poteva il giudice decidere allo stato degli atti, se non offrendo la possibilità all’imputata di fornire una prova. Ovviamente lei capisce che fornire la prova di una relazione clandestina è una ‘probatio diabolica’, perché è difficile poterla provare. Non è che due amanti si fanno fotografare o si video riprendono e poi pubblicano su internet il loro rapporto amoroso … Non lo fanno, quindi per noi è estremamente difficoltoso fornire la prova di un rapporto adulterino. E quindi il confronto sarebbe stato importante”. 

Parliamo per ipotesi: se le fosse stato concesso, Veronica con questo confronto diretto cosa avrebbe potuto dimostrare? 

“Veronica con questo confronto diretto con il suocero avrebbe potuto anche metterlo in difficoltà se lui non avesse retto al faccia a faccia. Questa era la nostra speranza, ecco perché la Panarello chiede fortemente questo confronto”.

Mi sta dicendo quindi che Veronica Panarello pensa che, citando magari degli episodi particolari intercorsi tra loro, avrebbe potuto mettere in difficoltà Andrea Stival? 

“Esatto, benissimo! Sotto questo profilo avrebbe potuto dirgli ‘Ma ti ricordi di quando …”. Messo alle strette, avremmo voluto vedere quale sarebbe stata la reazione del suocero di fronte alle insistenze dell’imputata”.

Avete battuto spesso sul fatto che, in sede di indagine preliminare, sentiti come persone informate sui fatti Andrea Stival e la sua compagna non riferirono al magistrato di essere stati al Vanity House, di fronte casa della Panarello, circa un’ora dopo l’omicidio di Lorys. Omissione-dimenticanza che poi innescò tutta una serie di ipotesi e sospetti 

“Proprio quello è stato il motivo per il quale noi abbiamo ritenuto che l’alibi fornito dalla signora Andreina Fiorilla non poteva essere un alibi pieno, perché la omissione del passaggio al Vanity House è un momento fondamentale, si tratta di un punto particolare (il negozio in questione si trova proprio di fronte casa di Veronica Panarello ndr); io posso dimenticare di essere passato al bar a prendere un caffè ma un passaggio di quel tipo no, con una dimenticanza simultanea – e quindi doppia, perché l’hanno dimenticato sia lui che lei – per nostro modo di vedere è sintomo di mendacio piuttosto che di dimenticanza. Per questo la testimonianza della Andreina Fiorilla, assieme a tutte le altre motivazioni che noi abbiamo esplicitato sia in atto d’Appello che nel ricorso per Cassazione, non poteva essere valutata come testimonianza assolutamente genuina. Questo è il motivo per il quale noi abbiamo anche censurato questo passaggio della sentenza, per la illogicità manifesta che abbiamo rilevato”.

Finora un’inchiesta e due processi hanno dato torto a Veronica, lei però nonostante ciò va dritta in Cassazione senza arretrare di un passo e riproponendo la medesima versione dei fatti che rischia concretamente di confermare i 30 anni di carcere già a lei inflitti in Appello. 

“Certamente, anche perché non c’è nessun arretramento da parte della Panarello, e quindi io sotto questo profilo deontologicamente mi sento di doverla difendere. Speriamo nel ricorso – anche se probabilmente non ci riusciremo – perché in Cassazione si può andare soltanto con motivi di legittimità ma inevitabilmente c’è il rischio (che noi abbiamo messo in conto) di scendere nel merito della vicenda, e di avere una inammissibilità del ricorso. Vuoi o non vuoi anche sotto il profilo della illogicità manifesta della sentenza, ci devi entrare nel merito, in alcuni passi del ricorso diventa quasi inevitabile”.

Se confessasse l’omicidio che le viene contestato, Veronica godrebbe di un importante sconto di pena. Dobbiamo aspettarci delle dichiarazioni spontanee da parte sua prima del verdetto della Corte di Cassazione? 

“No. Lei non arretra assolutamente di un passo, perché continua a dire che questa è La Verità – e non la sua verità – per la quale se ne andrà a morire anche al costo di farsi 30 anni. Non ha nient’altro da confessare. Lo ha già detto ai giudici di primo e secondo grado, e lo riconfermerà in Cassazione. Non rilascerà dichiarazioni spontanee: la Panarello non sarà nemmeno presente in aula a Roma, non è prevista la sua presenza”.

Il trasferimento da lei voluto nel carcere di Torino ha cambiato la sua quotidianità di detenuta? Come sta Veronica Panarello e come vive l’attesa della sentenza definitiva? 

“Mah, guardi … la carcerazione viene aiutata dal tempo. Necessariamente in chi prevede di potere anche scontare 30 anni sopraggiunge una certa rassegnazione che diventa quasi abitudine, anche se non è il nostro caso. Veronica ha raggiunto anche una certa serenità rispetto a quando era detenuta nel carcere di Agrigento, nei primi tempi…”.

Mi risulta che nel carcere di Torino svolga dei lavoretti

“Sì sì, ha socializzato, ha di recente fatto un corso di cucina per il quale ha ottenuto un ottimo punteggio. Noi comunichiamo anche tramite e-mail, perché c’è questa possibilità che le è stata concessa, io la vado a trovare ogni mese e mezzo/due mesi e la andrò certamente a trovare prima del processo in Cassazione”.

Parla dei suoi figli?

“Sempre. Di entrambi. Continua a lamentare il fatto che l’ex marito non le mandi le dovute informazioni e le fotografie del secondo figlio, al quale è ovviamente particolarmente legata perché è l’unica ragione di vita che le è rimasta. Queste sono le sue parole. Me ne parla nei colloqui e in tutte le lettere che mi manda. Ammetto che è uno strazio sentirla parlare in questo modo …”.

Ha colpito tutti la sua veemenza, subito dopo la lettura della sentenza di condanna in Appello, nel rivolgersi al suocero Andrea Stival, che lei ha minacciato di morte davanti le telecamere 

“Questa veemenza – se davvero rivolta al suocero lo dirà lei perché sarà imputata anche per le minacce rivolte – dovrebbe anche essere sintomatica del fatto che la Panarello non ha poi così tanto mentito su quel fatto … io penso. Perché non ci sarebbe stato bisogno, altrimenti, di questa uscita pubblica nei confronti del suocero, ecco”.

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