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‘Viaggio Italia’ in carrozzina: Luca e Danilo, un inno alla vita tra sport e sfide [INTERVISTA]

La domanda giusta da farsi in questo caso è: “Che cosa PUO’ fare un disabile”? Danilo Ragona, designer torinese di 38 anni, è un uragano di energia e positività, mentre ci descrive il bellissimo progetto da cui è ritornato lo scorso 6 luglio: un viaggio che l’ha portato in giro per l’Italia, in compagnia dell’amico Luca Paiardi. Fin qui molti lettori potrebbero pensare che non c’è molto di sorprendente. Ma partiamo dall’origine: Danilo e Luca ci sono conosciuti sedici anni fa perché a causa di un incidente sono stati privati della funzionalità delle gambe; uno dei due ragazzi, finendo la riabilitazione in ospedale, ha lasciato il letto all’altro. Dopo essersi persi di vista, si sono ritrovati a distanza di anni, gareggiando sui campi da tennis, italiani e internazionali, e ragionando insieme su progetti comuni. Come Viaggio Italia, che oggi vi presentiamo grazie alle parole di uno dei protagonisti.

Com’è nato “Viaggio Italia”, Danilo?
“Il nostro non è stato un viaggio di denuncia, ma piuttosto un grande progetto che ha voluto lanciare un messaggio di speranza per la migliore qualità di vita di tutti i disabili: l’intenzione mia e di Luca è stata quella di raccontare ciò che si può fare nella nostra condizione. Abbiamo organizzato il percorso in 30 tappe, corrispondenti a 30 città italiane, in ognuna delle quali abbiamo preso parte a sport di ogni genere e ad altre attività culturali e meno. E non tanto per raccontare l’Italia “da un altro punto di vista”, ma soprattutto per far conoscere una sorta di “incubatore viaggiante” e un modello di turismo inclusivo possibile: nel mondo ci sono 900 milioni di persone che vivono sulla propria pelle la disabilità, molte delle quali vogliono senz’altro essere il più possibile autonome e avere la possibilità di viaggiare”.

Come vi siete spostati da una città all’altra e quanto è durato complessivamente il viaggio?
“Ci siamo mossi prevalentemente in auto, il nostro main sponsor ci ha dato a disposizione anche una jeep e un furgone, con al seguito tutta l’attrezzatura sportiva, le hand-bike, le carrozzine da tennis. In Sicilia e in Sardegna abbiamo preso l’aereo. Siamo partiti il 6 giugno e ritornati il 6 luglio; un viaggio lungo, che è stato possibile grazie al contributo offerto da alcuni sponsor tecnici e da altre aziende che hanno creduto nella causa”.

In quali sport vi siete cimentati?
“Sci nautico, parapendio ultraleggero, wild trekking e sub, solo per citarne alcuni. Lo sport è stato uno strumento che ci ha permesso di parlare delle nostre storie e incontrare tante persone. Facendo sci nautico, ad esempio, abbiamo conosciuto un atleta disabile che fa i campionati mondiali in Cile. Abbiamo giocato anche con il tennista che presto partirà per le Paraolimpiadi di Rio 2016. Spesso i nostri vicini di casa sono campioni che nemmeno ci immaginiamo”.

Tra le altre attività del viaggio, ce n’è qualcuna che vi ha colpito particolarmente?
“Il viaggio è stato lo strumento che ci ha permesso di incontrare e raccontare mondi paralleli. A Napoli, ad esempio, abbiamo raccolto i pomodori e le melanzane in un’azienda agricola: un modo per far sapere che in quella azienda si realizzano attività di questo tipo per le scuole, accessibili anche ai ragazzi disabili, dal momento che la struttura è stata pensata nei dettagli e lo consente”.

So che avete visitato anche cinque unità spinali in alcuni ospedali del Paese.
“Sì, uno degli obiettivi del viaggio è stato quello di portare la nostra testimonianza alle persone che hanno subito da poco questo genere di incidenti, per questo abbiamo visitato cinque reparti di ospedali che si occupano della riabilitazione di chi ha subito una lesione midollare. Per essere uno stimolo e mostrare che in dinamiche fisiche diverse oggi fortunatamente si possono fare tante cose grazie alla tecnologia e i servizi che sono a disposizione”.

Accessibilità nelle città: che cosa vi ha colpito positivamente e negativamente?
“Abbiamo visitato Venezia, scoprendo che c’è solo una gondola accessibile in tutta la città (faccio notare che è visitata da 25 milioni di turisti all’anno…). Roma è un’altra città che ci ha scioccato: anch’essa ha milioni di turisti all’anno, eppure rimane una jungla nella quale è una impresa muoversi. Spesso non si tratta solo di un problema di mancata tecnologia, viene il ragionevole dubbio che le amministrazioni non facciano del loro meglio. Eppure, sono tante le piccole realtà che si stanno muovendo nella giusta direzione: penso ad esempio a Matera, che mostra una certa attenzione al tema pur essendo difficilmente associata, per la sua stessa conformazione fisica, a una città accessibile. A volte città più piccole si dimostrano più attente, rendendo il loro patrimonio fruibile a chiunque grazie a un’amministrazione accorta. In ogni caso, non bisogna allontanarsi dalla politica del “fare”: penso ai tanti problemi di accessibilità che riguardano i luoghi pubblici, alle difficoltà per un disabile a prendere un aereo o un treno a causa delle burocrazia”.

Cosa vi ha entusiasmato di più di questo viaggio?
“Grazie alla tecnologia, durante il percorso siamo stati seguiti virtualmente dal nostro amico Danilo Neri, affetto da una patologia che gli consente di muovere solo la testa. Lo avremmo voluto in viaggio con noi, ma purtroppo non è potuto venire perché il suo furgone adattato era rotto. Cinque mesi fa ha ricevuto uno schermo che gli permette di navigare su Internet grazie al movimento degli occhi: la svolta che gli ha permesso anche di seguirci! Siccome vorremmo fare il prossimo viaggio con lui, abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi attraverso la piattaforma www.lastminuteheroes.org dove ognuno può fare una donazione, contribuendo all’acquisto di un furgone adattato”.

State pensando a una “evoluzione” di Viaggio Italia?
“Viaggio Italia è stato un momento per cominciare a viaggiare. Il progetto continuerà, stiamo già pianificando Danimarca e Norvegia. Ma ci piacerebbe comunque conoscere realtà culturali e sociali in tutto il mondo, continuare a raccontare contesti ambientali differenti”.

Quali sono i vostri progetti imminenti?
“Luca è musicista e continua a lavorare nel settore, io sono designer (i miei prodotti sono commercializzati dall’azienda Able To Enjoy). A ottobre lancerò una nuova carrozzina in occasione dell’evento “Modelle & Rotelle”, una sfilata di moda organizzata dalla Fondazione Vertical che fa questi eventi anche per raccogliere contributi e promuovere la ricerca. Le carrozzine in quell’occasione saranno abbinate al colore degli abiti e dei tessuti: un bel modo per vedere la disabilità in modo del tutto diverso”.

In apertura: foto tratta dalla pagina Facebook “Viaggio Italia”, ph Irene Beltrame

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