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Viareggio Cup 2016, intervista esclusiva a Rino D’Agnelli: “Vi racconto il mio Athletic Club Ujana”

Tra meno di un mese prenderà il via l’edizione 2016 della Viareggio Cup e tra le squadre partecipanti ci sarà anche l’Athletic Club Ujana, compagine di Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo; nello staff tecnico della società africana spicca il nome dell’esperto di scouting Rino D’Agnelli che, dopo un’esperienza decennale nel nostro calcio tra Pro Vercelli, Juventus, Empoli e Chievo, Reggiana e Locarno ha deciso di emigrare al di là del mediterraneo per raccogliere questa sfida umana e professionale. Abbiamo deciso di intervistarlo per farci raccontare “la sua Africa” ma soprattutto qualcosa sulla squadra che vedremo in campo a Viareggio.

Partiamo dall’inizio, come mai ha scelto l’Africa? 

“Era una delle proposte che avevo ricevuto ed è quella che ho giudicato più interessante e stimolante dal punto di vista umano e professionale. E’ un progetto che mi è piaciuto fin da subito, ho una buona autonomia di lavoro e l’ambiente è ideale.”

Passare da Reggio Emilia e Locarno a Kinshasa non dev’esser stato facile però.

“C’è un impatto emotivo molto forte, le dinamiche sportive si intersecano con quelle sociali. Si sentono e si vedono tante cose in tv ma viverle è un’altra cosa. Anche questa è un’esperienza che arricchisce.”

Veniamo al calcio, qual è il suo ruolo all’interno dell’Athletic Club Ujana?

“Sono il responsabile dello scouting, sono stato scelto inizialmente per organizzare questo settore e creare una rete di osservatori ma attualmente mi sto occupando dell’organizzazione dell’area tecnica della società. Ho anche mansioni per quanto riguarda il mercato in uscita. Lo staff è un mix italiano, spagnolo e congolese.”

Come sta impostando il lavoro con i ragazzi?

“Vogliamo avvicinare la squadra al modello europeo, lavorando molto sulla mentalità e sull’aspetto tattico. Sarà questo l’aspetto sotto il quale potremmo soffrire di più al nostro esordio alla Viareggio Cup. L’idea è quella di mantenere le qualità di base africane, applicare l’organizzazione tattica italiana e impostare a livello societario un modello manageriale inglese.”

Non sarà facile per voi confrontarvi con una realtà di gioco completamente diversa. Nel vostro girone ci saranno Milan e Cagliari, due squadre importanti. 

“Sono squadre che conosco bene visto che da sempre seguo il campionato Primavera. Il Cagliari sta facendo bene da alcuni anni, il Milan di Brocchi è in crescita e non dimentichiamoci dell’Ascoli che è una squadra molto ostica. Il nostro obiettivo primario è fare bella figura sotto l’aspetto della qualità di gioco e di quello comportamentale. Cercheremo di superare quelle che sono le lacune del calcio africano. Non sarà facile ma punteremo ad andare più avanti possibile nel torneo, magari mettendo in luce qualche giovane. La Viareggio Cup è una buona vetrina internazionale e una grande occasione di crescita.”

Crede che in rosa ci sia già qualcuno pronto al grande salto?

“Abbiamo alcuni ragazzi interessanti, che sono sotto stretta osservazione. Molto dipenderà da come reagiranno all’impatto con lo stile di vita europeo. Dal clima all’alimentazione. Non è un passo facile, vogliamo farli crescere gradatamente. Se poi qualcuno sarà pronto, ben venga.”

Siete arrivati in Italia con largo anticipo, quanto vi tratterrete?

Siamo arrivati prima per permettere ai ragazzi di ambientarsi, alcuni non hanno mai viaggiato fuori dal continente. Vogliamo fare qualche amichevole. Vedremo come andrà nella competizione ma in ogni caso ci tratterremo fino al 30 marzo. Il club ha investito molto su questo viaggio, segno che c’è volontà di crescere e di guardare al futuro.

In Serie A il classe 1997 Amadou Diawara sta facendo le fortune del Bologna. In quanto il calcio africano potrà insidiare quello europeo?

“Ci sono problematiche organizzative da risolvere. Dal punto di vista atletico sono molto forti e c’è stata una crescita anche dal punto di vista tecnico. Credo che nel giro di un paio di Mondiali riusciranno a colmare il gap tattico e potremo trovare una squadra africana in finale.”

 

 

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