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Vibo Valentia donna sequestrata, picchiata e seviziata per 17 ore: tra gli aguzzini anche il suo compagno

Vibo Valentia donna sequestrata, picchiata e seviziata per 17 ore: tra gli aguzzini anche il suo compagno. Sconcertante vicenda quella emersa all’alba di oggi, martedì 2 ottobre, a seguito di un blitz dei Carabinieri del Comando Compagnia di Vibo Valentia, che hanno dato esecuzione – in Calabria ed Emilia Romagna – al provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Vibo nei confronti di tre indagati per aver privato in concorso tra loro, della libertà personale una 40enne e per averla contestualmente percossa ripetutamente per oltre 17 ore con calci, pugni e bastoni.

Le indagini e i sospetti sul convivente della vittima

All’atroce verità si è giunti a seguito alla denuncia sporta ai Carabinieri, la mattina dello scorso 23 settembre, da parte del figlio 20enne della vittima per la presunta scomparsa della madre. Ricevuta la segnalazione, i militari hanno subito avviato nel comune di Jonadi (VV), ultimo domicilio comunicato al figlio da parte della madre. Contattato il convivente della vittima, l’uomo – riferiscono i carabinieri – “durante la conversazione telefonica si dimostrava stranamente poco interessato alla vicenda”. I militari si sono allora recati presso la sua abitazione ed hanno trovato l’uomo che stava trasportando a bordo della propria vettura proprio la donna che gli inquirenti stavano cercando. Colto di sorpresa, in maniera poco convincente ha spiegato ai Carabinieri che dopo la loro telefonata si era messo alla ricerca della compagna e la aveva ritrovata fortuitamente riversa per strada in stato di semi coscienza, con evidenti ecchimosi sul volto. Poi ha detto che la stava trasportando in ospedale a Vibo.

MACERATA DONNA STUPRATA IN OSPEDALE

Il ricovero in ospedale e i segni delle sevizie

La donna è stata subito ricoverata in codice giallo e i medici del pronto soccorso hanno riscontrato sul suo corpo i segni inequivocabili delle sevizie: la vittima presentava tumefazioni e lividi sparsi su tutto il corpo, aveva profondi solchi sui polsi e sulle caviglie quali evidenti segni di legatura, ed era scalza. Giunti sul posto i familiari della donna, alla vista del compagno della stessa sono andati in escandescenza. La donna poco dopo ha rivelato a medici e forze dell’ordine che era stata prelevata per strada e trasportata in un capannone agricolo dove veniva picchiata e seviziata. Nel luogo da lei indicato sono state rinvenute due corde, un rotolo di nastro da pacchi verosimilmente utilizzati dagli autori per immobilizzare la vittima ed impedirle di parlare. Le prove raccolte e talune dichiarazioni di testimoni – riferite a momenti antecedenti al sequestro – hanno quindi permesso di ricostruire l’intera vicenda: il convivente della 40enne, Leoluca Lo Bianco insieme ai fratelli Antonio e Salvatore, erano stati gli artefici di quanto accadutole. A seguito di una lite con Lo Bianco, la 40enne è stata rinchiusa in un capannone da parte dei tre uomini, costretta mediante delle corde ad una canna fumaria per la tostatura delle nocciole, colpita con bastoni di legno e spranghe di ferro, calci, pugni, e lasciata senza cibo ed acqua fino al pomeriggio successivo, allorquando il compagno, spiazzato dalla convocazione in caserma fatta dei Carabinieri di Filandari (VV) decideva di liberarla inscenando una prestazione di soccorso in suo favore.

VIOLENTATA DAL COGNATO E PICCHIATA DAL MARITO

Il movente del sequestro e delle sevizie

Il movente dell’azione criminale è da ricondurre alla contrarietà del compagno della donna e dell’intera famiglia Lo Bianco ad avere in casa i 2 figli della vittima, avuti da 2 precedenti relazioni. Uno dei 3 fratelli criminali è stato arrestato a Bologna, dove era giunto all’indomani del sequestro, domenica 23. Gli indagati si trovano ora in carcere. Le forze dell’ordine fanno anche sapere che “nella triste vicenda risultano coinvolti anche 3 bimbi in tenera età, figli della coppia, i quali – con le dovute cautele – sono stati prelevati dall’abitazione del Leoluca ed affidati alla madre”.

 

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