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Vigili del fuoco senza copertura INAIL, le foto delle mani ustionate: «Primi nel soccorso, ultimi nei diritti»

A pochi giorni dalla tragedia di Quartagneto, emerge una sconcertante realtà sulle condizioni lavorative dei pompieri. In queste ore il sindacato Usb ha diffuso nel web le foto delle mani lacerate, annerite e ustionate dei Vigili del fuoco. Un’immagine forte che vuole attirare l’attenzione su un problema sempre più importante: i pompieri, permanenti e volontari, non sono assicurati dall’Inail per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. E’ un problema aperto da molto tempo eppure sembra che ancora oggi nessuno sia pronto a cambiare le cose. Luca Cipriani, pompiere veronese, non è di questa idea e ha aperto una petizione per dare la copertura INAIL anche ai Vigili del fuoco.

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Vigili del fuoco senza copertura

Mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri. Vengono riconosciuti come eroi, ma sono gli ultimi nei diritti. Per loro nessuna copertura sanitaria. Quindi, il rimborso delle spese mediche, che tocca a loro anticipare, dipende dal riconoscimento, lungo e incerto, della causa di servizio che interviene a distanza di molto tempo, spesso di anni. Luca Cipriani, pompiere veronese, stanco di questa situazione ha deciso di aprire una petizione su Change.org per farsi che anche i vigili del fuoco siano inseriti sotto la copertura INAIL.

“Un lavoro rischioso come il nostro, usurante che richiede elevate doti professionali abbinate ad altrettanto elevate prestazioni psicofisiche, non è tutelato a livello sanitario dal nostro Stato”.

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La petizione di Cipriani

Cipriani spiega perché i Vigili del fuoco al momento sono esclusi dall’INAIL. “Perché Il Vigile del Fuoco è stato storicamente abbinato ad un modello risarcitorio in uso nei Corpi militari, definito “causa di servizio”. La differenza è che il Corpo dei Vigili del fuoco non ha mai avuto e non potrà mai avere una propria struttura medica. Questo nel tempo sta creando un evidente problema, con i Vigili del Fuoco vittime di malattie professionali e infortuni costretti a combattere da soli contro strutture militari o burocratiche”.

Una situazione assurda per una delle professioni più pericolose e allo stesso tempo più importanti della nostra società. La petizione di Cipriani ha quasi raggiunto il suo obbiettivo, chissà che non cambi davvero qualcosa.

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