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Vimercate trasfusione di sangue sbagliata: una donna muore in ospedale

Venerdì scorso, 13 settembre 2019, all’ospedale di Vimercate una donna è deceduta in seguito a una trasfusione di sangue sbagliata. Sembra che i sanitari dell’ospedale abbiano scambiato il plasma con quello di un’altra paziente sua omonima. Un errore umano che ha provocato la fine di una vita. L’ospedale ha confermato il decesso della donna e di aver immediatamente allertato la Procura di Monza, parallelamente all’avvio di un’indagine interna.

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Vimercate trasfusione sbagliata: la vittima

La vittima della sbagliata trasfusione si chiamava Angela Crippa, 84 anni di Monza. Lo scorso 8 settembre 2019 si era recata in ospedale per un intervento al femore. Nessuno si sarebbe immaginato un risvolto del genere. La trasfusione è stata effettuata dopo l’operazione, come da prassi. Trasportata in terapia intensiva l’anziana, residente ad Arcore (Monza), nonostante i tentativi dei medici è deceduta per la reazione del suo sistema immunitario al plasma di diverso gruppo. Sembra una situazione assurda, ma purtroppo per quanto rare capitano anche situazioni di questo tipo. L’indagine interna servirà a chiarire la dinamica dell’errore.

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L’indagine interna

«Episodi simili sono comunque rarissimi, se ne verifica circa uno ogni 3 milioni di sacche di sangue trasfuse», ha detto all’Ansa, il direttore del Centro Nazionale Sangue (Cns) Giancarlo Maria Liumbruno. «1.728 pazienti ogni giorno nel nostro Paese ricevono una trasfusione, per un totale 630.770 all’anno, e circa 8.000 sacche di sangue che vengono trasfuse ogni giorno in Italia. L’incidenza di decessi associati ad episodi di trasfusioni in Italia è rarissima, ma il rischio non è zero». L’ultimo caso simile si era verificato a Genova lo scorso anno e in quel caso si trattava di uno scambio di sacche contenenti cellule per un trapianto di midollo. «Quando si verificano casi simili le procedure prevedono una serie di controlli incrociati per analizzare le cause e prevenirne il ripetersi. Non serve colpevolizzare nessuno – conclude – ma capire per migliorare le procedure laddove migliorabili».

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