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Viola Graziosi, Il giovane favoloso: intervista esclusiva

Da oggi, giovedì 16 ottobre, nelle sale arriverà Il giovane favoloso, nuovo film di Mario Martone sulla vita di Giacomo Leopardi con Elio Germano, Michele Riondino ed Anna Mouglalis doppiata da Viola Graziosi. L’attrice reduce dal film di Pupi Avati intitolato Un ragazzo d’oro e con Sharon Stone, Riccardo Scamarcio e Cristiane Capotondi ha trovato il tempo per scambiare quattro chiacchiere con noi raccontando le sue ultime esperienze lavorative e per lasciare un consiglio a chiunque sogni di fare l’attore.

Come si è avvicinata al teatro? Essendo figlia d’arte nel teatro ci sono nata! Da bambina adoravo spiare quel mondo dietro le quinte: gli attori che si preparavano, i costumi, le scene, l’odore di cipria…per arrivare poi alla magia dello spettacolo. Tornata a casa riallestivo quel fantastico mondo nella mia cameretta ripetendo le battute che conoscevo a memoria. Appena potevo mi esibivo anche in pubblico per racimolare qualche soldino da zii o amici di famiglia. All’esame di V° elementare proposi alla maestra di fare il monologo di Tamora dal “Tito Andronico” di Shakespeare. Poi a 16 anni il debutto in una commedia di Turgeniev, e a 17 Carlo Cecchi che mi sceglie come Ofelia…da lì non mi sono più fermata.

Com’è entrata in contatto con personaggi del calibro di Pupi Avati e Mario Martone? Ha fatto i classici provini o è stata notata in qualche altro spettacolo e chiamata appositamente? Con Avati l’incontro è nato dalla mia tenacia e dalle sue “antenne” sensibili. Mi dicevano che non faceva mai provini, allora ogni tanto andavo a lasciare foto e curriculum alla sua produzione, con due righe dove gli dicevo che sognavo di incontrarlo. E’ passato il tempo e un giorno è squillato il telefono: era lui! Mi ha detto “Dall’ultima volta che mi hai lasciato il tuo curriculum sei diventata così famosa da non poter accettare un piccolo ruolo nel mio prossimo film?” Martone lo conoscevo fin da ragazzina, da quando avevo iniziato a recitare. Non era ancora capitata l’occasione giusta per lavorare insieme. Per tanti anni ho vissuto e lavorato in Francia, e solo qualche anno fa sono tornata in Italia. Ci siamo sentiti con Mario nel momento in cui cercava la voce di Anna Mouglalis, la protagonista femminile del suo film. Poco prima aveva letto una mia intervista dal titolo “L’attrice intellettuale” dove raccontavo proprio della mia esperienza francese, e un po’ per assonanza geografica, un po’ per assonanza artistica e “intellettuale”, l’occasione gli sembrò quella giusta.

Il prossimo 16 ottobre arriverà nelle sale Il giovane favoloso di Martone con Elio Germano che interpreta Leopardi. Ci può raccontare la trama? Che esperienza è stata doppiare Anna Mouglalis? Il film racconta la storia del poeta Giacomo Leopardi. Io conoscevo quasi tutti gli attori del cast, tra cui mio padre, e mi dispiaceva non aver partecipato. Questa opportunità che si è presentata è stata un regalo inaspettato. Non avevo esperienza di doppiaggio, se non di cose che avevo fatto io, ma è molto diverso doppiare sé stessi. Mi sono trovata in sintonia con Mario, e anche con Nicoletta Negri, la bravissima direttrice di doppiaggio. Anna Mouglalis è un’attrice che stimo, tra l’altro ci siamo diplomate tutt’e due alla stessa scuola di recitazione: il Conservatoire di Parigi, lei due anni prima di me. E’ stato molto bello ripercorrere l’espressività della sua interpretazione cercando di donargli l’anima della mia voce.

Cosa le ha lasciato invece Un ragazzo d’oro, il film di Pupi Avati con Sharon Stone, Riccardo Scamarcio e Cristiana Capotondi? Come si è trovata sul set? Un set di eccellenza, è stato un grandissimo onore per me! Ho recitato accanto a Riccardo Scamarcio con cui mi sono trovata a mio agio, è un attore molto generoso e disponibile. Ma quello che più mi ha lasciato questo film è l’incontro con un maestro del cinema italiano quale Pupi Avati, che ha una sensibilità viva e un occhio che vede oltre. Recentemente mi ha chiamata per leggere dei brani della sua autobiografia in occasione di un evento al Maxxi di Roma, curato dal giornalista Roberto Ippolito. Penso che questo incontro con Pupi non potrà che svilupparsi e arricchirmi tantissimo. Ad ogni modo me lo auguro con tutto il cuore.

Il giovane favolso

Nel film di Avati come è stato interpretare il ruolo di una psichiatra? Quali difficoltà ha incontrato? Difficoltà non tante, quando si è nelle mani di un grande maestro l’importante è avere la disponibilità a dare, a imparare, a cogliere ogni piccola indicazione e a farne tesoro. La sceneggiatura del film mi era molto vicina e ha toccato qualcosa di me. Ho cercato di dare alla psichiatra un lato umano, oltre che professionale.

Ho letto in giro che stava studiando per diventare regista; è questo che vuole fare “da grande”? Credo di no! Almeno per ora, poi nella vita non si sa mai! Ma ho ancora il desiderio di imparare tanto, e poi ho scoperto che non amo prendermi “tutte” le responsabilità. Quello che apprezzo di più è il lavorare “insieme”, il connubio che si crea tra attore e regista, e i propri partner di scena, che permette a volte di esplorare nuovi territori di sé. Quello che vorrei fare “da grande” è dedicarmi sempre di più al cinema e alla televisione. Ho fatto molto teatro che per me è la scuola, la palestra dell’attore. Adesso sento che il mezzo cinematografico mi offre l’occasione di esprimere al meglio tutte le sfumature della mia sensibilità interiore.

Quali sono i suoi progetti futuri e quali i prossimi in programma? Ho appena finito le riprese di un film indipendente dal titolo “The Boogeyman Song” con la regia di Salvatore Vitiello, girato in doppio ciak italiano e inglese, anche quella una meravigliosa palestra, e poi sto finendo le riprese de “I misteri di Laura”, la nuova fiction della Casanova. Prossimamente…aspetto delle risposte per dei progetti di cinema e televisione che dovrebbero concretizzarsi a breve. Noi attori siamo sempre un po’ in “attesa”, anche se io per carattere non so aspettare e in realtà sono quasi sempre in movimento. A dicembre presenterò una serata importante al Gran Teatro di Roma dal titolo “Emozioni dal Mondo per un’Italia plurale” il cui ricavato sarà devoluto a Telethon, per la ricerca. Credo sia molto importante per un attore prendere parte a progetti di sostegno sociale e umanitario. Ed essendo cresciuta in Tunisia e avendo vissuto tanti anni in Francia mi sento anche parte di questa “Italia plurale” che mi accingo a sostenere.

Cosa consiglierebbe a chi vuole intraprendere una carriera come la sua? Di studiare tanto perché anche se in Italia c’è poca meritocrazia, credo comunque che prima o poi questo faccia la differenza, noi siamo la nuova generazione e dobbiamo tenere alto il livello di preparazione. “Essere pronti è tutto” come dice Amleto… E poi di non smettere mai di sognare, e nemmeno di credere nella realizzazione dei propri sogni.

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