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Virginia Raggi assolta, Di Maio: «Media corrotti piaga del Paese». Fnsi: «Minacce non fermeranno giornalisti» – LIVE

18:04 – “Nel giorno dell’assoluzione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, il vicepremier Luigi Di Maio insulta i cronisti e annuncia una sua legge sull’editoria. Eppure molti di quei cronisti oggi insultati hanno denunciato in anticipo Mafia Capitale e non hanno risparmiato nulla neppure al precedente sindaco, Ignazio Marino. Ieri andavano bene e oggi no? Di Maio e chi, come lui fra i 5 Stelle, sogna un’informazione al guinzaglio deve farsene una ragione: non saranno le minacce e neppure gli insulti a impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro”. Lo affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana,

Aggiornamento delle 17:55«Assolta, Virginia Raggi è stata assolta. Ha ricevuto abbastanza discredito e calunnie da raggiungere 360 archiviazioni ed una assoluzione in due anni. Praticamente una ogni due giorni. Quante volte sentiamo ripetere che ‘Le sentenze non si commentano, si rispettano’. E’ una frase che odio, mi infastidisce come un’iguana sul cruscotto della macchina. Non le commentano perché non hanno mai abbastanza informazioni, conoscenze e sintonia con il
mondo della giustizia». Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog, commentando l’assoluzione della sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Aggiornamento delle 17:00 – “La vera piaga di questo Paese è la stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente. Gli stessi che ci stanno facendo la guerra al Governo provando a farlo cadere con un metodo ben preciso: esaltare la Lega e massacrare il Movimento sempre e comunque. Presto faremo una legge sugli editori puri, per ora buon Malox a tutti!”. Lo scrive su Facebook Luigi Di Maio, facendo sollevare una marea di polemiche.

ultimi sondaggi movimento 5 stelle

 

Virginia Raggi assolta perché il fatto non costituisce reato. La sindaca di Roma era imputata per falso ideologico in atto pubblico in relazione alla nomina (poi revocata) di Renato Marra – fratello dell’ex braccio destro Raffaele – a capo del dipartimento Turismo di Roma Capitale. Secondo la procura di Roma, la sindaca del M5S “mentì all’Anticorruzione del Campidoglio nel dicembre del 2016” perché, se avesse detto che la nomina di Renato Marra era stata gestita dal fratello Raffaele, sarebbe stata indagata. Inoltre, “in base al codice etico allora vigente negli M5s, avrebbe dovuto dimettersi”La Raggi era accusata per il reato di falso in relazione a questa nomina. Il procuratore aggiunto, Paolo Ielo, ieri aveva chiesto per lei una condanna a dieci mesi con la concessione delle attenuanti generiche. I suoi difensori l’assoluzione con formula piena “perché il fatto non sussiste”. L’avvocato Pierfrancesco Bruno, uno dei tre legali del collegio difensivo, in aula oggi ha spiegato infatti che “la procedura di nomina seguita dal sindaco è stata perfetta e senza alcuna illegittimità“.

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo aveva chiesto alla corte l’acquisizione del codice etico M5s vigente nel 2016, che prevedeva, in caso di indagine penale a carico di un “portavoce”, la sua ineleggibilità o, se già eletto, le dimissioni. “Se la sindaca avesse detto la verità e avesse riconosciuto il ruolo di Raffaele Marra nella scelta del fratello l’apertura di un procedimento penale a suo carico sarebbe stata assai probabile. Lei era consapevole che in casi di iscrizione a modello 21 (come indagata in un fascicolo penale, ndr) rischiava il posto e per questo mentì. Il codice etico fu modificato nel gennaio del 2017″. 

Renato Marra

“Il codice etico parla chiaro. Aspettiamo queste dodici ore e vediamo, ma ribadisco che il codice è stato sempre applicato nel Movimento Cinque Stelle” – queste le parole del vicepremier Luigi Di Maio, ospite di Andrea Scanzi e Luca Sommi ad Accordi & Disaccordi – “Non c’è alcuna volontà di modificare il codice etico”La Raggi nelle dichiarazioni spontanee fatte in aula negò il movente addotto dalla Procura, spiegando che all’epoca dei fatti il codice etico del M5S non era ancora entrato in vigore, quindi non vigeva all’interno del Movimento l’obbligo di dimissioni anche se ‘solo’ indagati. “Negli atti normativi del movimento nella prassi applicativa l’espulsione non è mai stata applicata, sia Nogarin che Pizzarotti, indagati, non furono espulsi. Pizzarotti fu sospeso perché omise che era indagato” e non in quanto indagato. “Anche io durante la campagna elettorale ero indagata per un’inchiesta sulla Asl di Civitavecchia, poi archiviata. Se fosse stato applicato il codice non mi sarebbe stata consentita la candidatura. La prassi del codice etico al tempo era diversa”. Il codice etico del M5S – lo ricordiamo – fu modificato proprio in relazione alla vicenda Raggi.

 

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