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Virginia Woolf moriva 75 anni fa: la sua eredità alle donne di oggi

Settantacinque anni fa, il 28 marzo 1941, si toglieva la vita, con tutta probabilità a causa dell’instabilità psichica che la stava tormentando da tempo, una delle scrittrici, saggiste, critiche nonché attiviste britanniche più innovatrici del XX secolo: Virginia Woolf. A lei si devono capolavori del calibro di “Mrs Dalloway” (1925), “Gita al faro” (1927) o “Una stanza tutta per sé” (1929), racconti basati su storie semplici quanto capaci di sorprendere grazie all’innovazione stilistica, lessicale e di struttura che solo la Woolf sapeva dare.

A soli 59 anni Virginia Woolf se ne andava dopo aver regalato al mondo capolavori letterari eccezionali ma anche un supporto intellettuale di grande importanza alle femministe che all’epoca in Gran Bretagna combattevano affinché venissero loro riconosciuti gli stessi diritti degli uomini. Inoltre non la si ricorda solo per la grande capacità narrativa che le ha permesso di scrivere romanzi d’eccezione ma anche per la sua capacità del tutto modernista di rinnovare lo stile e la lingua inglese: lei in patria fece quello per cui sono ricordati in Italia Italo Svevo, James Joyce in Irlanda e Marcel Proust in Francia.

L’eredità che ha lasciato Virginia Woolf è davvero importante: nove romanzi, undici racconti brevi nonché innumerevoli saggi, lettere e diari che permettono ai lettori non solo di conoscere le opere della scrittrice inglese ma anche di apprezzare la sua parte più intima e familiare che purtroppo l’ha portata via al pubblico troppo presto. Le sue opere sono state tradotte in oltre cinquanta lingue e con tutta probabilità hanno ispirato tante donne a non abbandonare la vocazione letteraria perché come scrive in Una stanza tutta per sé “Una donna deve avere denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi”.

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