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Virus influenza 2014: ancora lontano il picco

Nonostante l’aumento dei casi di influenza stagionale, registrati soprattutto a cavallo tra l’Epifania e la settimana successiva, il picco di persone cadute malate non si è fatto ancora registrare.

Ad evidenziarlo sono i dati del monitoraggio effettuato da InfluNet, un servizio per il controllo della situazione influenzale dell’Istituto Superiore di Sanità. Si parla di circa 215 mila casi di influenza (quella vera), rilevati nella suddetta settimana (con un’incidenza di circa il 3,6 per mille dei cittadini. Già, perché, a complicare le cose sono anche le para-influenze o i forti raffreddamenti e congestioni, che spesso allettano le persone anche per diversi giorni, con sintomi simili all’influenza “ufficiale”.

Un po’ più alta è la percentuale dei bambini tra i zero e i quattro anni, che sale a circa 6 casi ogni 1000 cittadini. Continuando con le fasce d’età, dai 5 ai 15 anni si sono registrati circa 3,7 casi su una media di 1000 persone, mentre tra i 16 ed i 64 anni quasi 4 casi su mille. Infine, la più bassa percentuale è stata registrata negli over 65 con poco meno di 2 casi su mille cittadini. In totale, da quando InfluNet ha iniziato il monitoraggio, sono stati registrati circa 1.086.000 casi di influenza stagionale 2013-2014.

influenza bambino

Ma il bollettino mette in evidenza anche un’altro aspetto. Rispetto lo scorso anno la percentuale di persone ammalate di influenza è inferiore, segno che il picco previsto per quest’anno ancora non è stato raggiunto. Una flessione di casi registrati, soprattutto nei bambini in età scolastica, non attribuibile al solo calo fisiologico legato alla chiusura delle scuole (primari veicoli di infezione) nel periodo natalizio.

Proprio ai più piccoli è rivolta l’attenzione di Susanna Esposito, presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP), che esprime l’importanza di curare i bambini ammalati tra le familiari mura domestiche in collaborazione con il proprio pediatra di famiglia, senza ricorrere a ricoveri in ospedale, spesso non necessari, che causano disagi anche seri ai piccoli, hanno costi notevoli sul sistema sanitario nazionale e favoriscono la diffusione del virus, tipico in tali strutture. “Il ricovero – spiega la presidente – si può considerare in caso di incapacità della famiglia a gestire il problema, età inferiore a 3 mesi associata a fattori di rischio, e deve essere immediato in caso di disidratazione, insufficienza respiratoria, convulsioni o bronchiolite in lattanti sotto i 3 mesi.”

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