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Vitalizi Parlamentari tagli, 700 ricorsi contro lo ‘Stato’: cosa si rischia

Quella dei vitalizi tagliati (moltissimi ex deputati perderanno anche metà della loro attuale pensione, dopo la decisione dell’Ufficio di presidenza della Camera del 12 luglio scorso), è stata definita dai Cinquestelle “una battaglia storica”, salutata con palloncini e champagne. E secondo il loro leader, Luigi Di Maio, i ricorrenti ora stanno perdendo soltanto il loro tempo, come precisò a In onda lo scorso 26 luglio: “Andranno di fronte a un organo che ha le stesse sensibilità di chi ha votato i tagli”. Il rischio che i primi due passaggi diano poche soddisfazioni agli ex è concreto: Pd, Lega e M5s votarono a favore della riforma, anche se il collegio “non è un tribunale politico, bensì un organo imparziale, di tutela giurisdizionale”, come ha ricordato il presidente degli ex parlamentari, Antonello Falomi in una vibrata protesta al presidente della Camera Fico. Il taglio per molti ex sarà sensibile. L’avvocato Felice Besostri, che difende un altro gruppo di ricorrenti, spiega però che l’entità non è stata ancora comunicata; un calcolo complicato, che avverrà caso per caso.

Nessuno di loro sa ancora con esattezza a quanti soldi dovrà rinunciare dal prossimo mese di gennaio, dopo il taglio dei vitalizi deciso a luglio dall’Ufficio di presidenza della Camera, ma intanto poco più della metà dei 1300 ex deputati colpiti dal provvedimento, ha presentato, o sta per farlo, ricorso. “Io ne ho già depositati oltre trecento, cento saranno inoltrati martedì, altri legali sono al lavoro su circa 300 cause”, calcola Maurizio Paniz, uno dei cinque avvocati che assistono i ricorrenti. Per un totale di circa 700 appelli.

Tutto questo contenzioso sarà affrontato dal Consiglio di giurisdizione, nominato dal presidente Roberto Fico lo scorso 27 luglio: significa che Montecitorio lo esaminerà in regime di autodichia, ovvero con un organo giurisdizionale interno. È un collegio composto da tre deputati, tutti con un profilo giuridico: Alberto Losacco, Pd; Silvia Covolo, Lega; Stefania Ascari M5s; l’esame avverrà nel corso dell’autunno, ma il corpo a corpo potrebbe durare mesi. La procedura prevede un secondo round, davanti al Collegio d’appello della Camera, e a quel punto, se non soddisfatti, gli ex parlamentari potrebbero ricorrere in Cassazione, davanti a un collegio di giudici; l’ultima parola arriverebbe verosimilmente in primavera, dopo l’entrata in vigore del nuovo regolamento.

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