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Vittime dimenticate: rapimento e morte di Tullio De Micheli, senza verità dopo 42 anni

A 42 anni di distanza non si sa ancora nulla di certo sulla fine di Tullio De Micheli, l’imprenditore di Comerio (Varese) rapito la sera del 13 febbraio 1975. Nonostante anni di indagini, testimonianze, le rivelazioni di un pentito che hanno poi portato finalmente ad un processo, non sono mai state chiarite del tutto le circostanze della sparizione e della morte dell’imprenditore, il cui cadavere non è mai stato ritrovato.

Il caso Tullio De Micheli è anche uno dei simboli della lentezza del sistema giudiziario nel nostro paese e delle enormi ingiustizie che ne conseguono. Quando nel 1994, a diciannove anni dal sequestro, fu istruito un processo a carico di due dei presunti rapitori, la famiglia dell’industriale formulò tramite i suoi legali una richiesta di risarcimento danni ai Ministeri dell’Interno e della difesa denunciando la negligenza nelle indagini svolte nell’immediatezza del crimine. Ma la domanda fu rigettata dal Tribunale di Milano, dalla Corte d’Appello di Milano e infine, nel 2013, dalla Cassazione. Al di là di come furono gestite le indagini e della condanna a diciannove anni di carcere comminata ad uno dei sequestratori, per i giudici il caso era ormai prescritto. Unica concessione della Suprema Corte fu la compensazione delle spese di giudizio, vista la “particolarità della questione dibattuta”, si legge nella sentenza.

La stagione dei sequestri di persona

Il rapimento di Tullio De Micheli è tra gli apripista di un periodo buio della storia d’Italia, quella stagione dei sequestri di persona che di lì a qualche anno avrebbe garantito l’accumulazione primaria di capitali prima ad alcune cosche di Cosa Nostra siciliana, quindi alla ‘ndrangheta calabrese che ne fece in seguito una vera e propria “industria”.
Solo qualche mese prima, il 14 ottobre 1974, sempre in provincia di Varese, fu rapito il figlio del titolare di una carrozzeria a Buguggiate, Emanuele Riboli di soli diciassette anni. Anche lui non fece più ritorno a casa e anche per lui ci saranno vent’anni di indagini a vuoto per poi non arrivare a una sentenza contro i suoi aguzzini, assolti nel 1999.
Poi arrivarono i sequestri di Cristina Mazzotta, anche questo conclusosi tragicamente, e decine di altri in tutto il nord Italia a danno di familiari di imprenditori, commercianti, professionisti più o meno facoltosi.

Giustizia per i tanti, troppi Tullio De Micheli

Anni difficili da dimenticare, per la violenza che emerge dai racconti di chi è riuscito a sopravvivere, come Cesare Casella rapito a Pavia il 18 gennaio 1988 tenuto prigioniero in Calabria sull’Aspromonte per oltre 370 giorni, liberato dietro il pagamento di un riscatto di un miliardo di lire. Per chiederne la liberazione, sua madre arrivò ad incatenarsi sulle piazze dei paesini della Locride, implorando la solidarietà delle mamme calabresi.
E le vittime, troppe, morte anche per le conseguenze dei drammi vissuti. Come Alessandra Sgarella, rapita dalla ‘ndrangheta calabrese l’11 dicembre 1997, tenuta prima nascosta in un box a Buccinasco, a due passi da Milano, e poi trasferita in Aspromonte. Si ammalò di tumore ma fece in tempo a vedere il proprio carceriere finire in manette. Il destino volle che Alessandra morisse il giorno dopo l’arresto di Francesco Perre, che sta scontando 28 anni di carcere per il suo sequestro.
La famiglia di Tullio De Micheli non ha mai smesso di chiedere giustizia anche se la sentenza della Cassazione del 2013 ha messo una pietra tombale su questo desiderio di verità. Molti altri nostri concittadini si trovano nella stessa condizione, vittime due volte: di efferati criminali e dell’inadeguatezza del nostro sistema giudiziario. In “Vittime Dimenticate” racconteremo le loro storie.

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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