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Vivere ecosostenibile: da dove si comincia? Dieci consigli d’oro

Vivere ecosostenibile, da dove si comincia? Per tutti quelli che vorrebbero dimiuire l’impatto inquinante del proprio vivere ma non sanno proprio da dove cominciare, ecco dieci consigli per partire con la marcia giusta (ed anche per risparmiare qualche soldo, che di questi tempi non è di certo secondario).

1) Cominciamo con la spesa alimentare, che certamente è il fulcro del consumo di tutti i cittadini occidentali. Consiglio numero uno: eliminare le buste. Certo, quelle di plastica sono sempre più rare e scompariranno totalmente entro il 2019, ma non dobbiamo sottovalutare l’impatto altamente inquinante della produzione delle buste in eco-plastiche. Per realizzarle vengono infatti disboscate intere regioni di foresta equatoriale, a vantaggio della coltivazione industriale del mais, da cui vengono ricavate. Meglio comprare una shopper carina e colorata– magari realizzata con materiali riciclati- e recarsi a fare la spesa con quella!

2) Sempre sul fronte spesa, ecco un altro consiglio molto utile: scegliere i prodotti tenendo conto del packing (in pratica, gli involucri dei prodotti). Ci sono le mele sfuse e quelle confezionate? Preferite le prime (è vero, la bustina andrà usata comunque, ma sarà sempre meglio del vassoio di polistirolo). Siete di quelli che preferiscono il tonno ed i prodotti in scatola in generale nelle confezioni monouso? Fate uno sforzo e comprate i barattoli di latta o di vetro più grandi: dovrete stare più attenti a cucinarli e consumarli subito, ma l’ambiente vi ringrazierà.

3) Imparare a fare la raccolta differenziata. Potrebbe sembrare un consiglio banale, ma non lo è affatto. Quanti di noi conoscono perfettamente tutte le destinazioni dei materiali di scarto che buttiamo ogni giorno (e che, come saprete, cambiano di Comune in Comune)? Fare una raccolta differenziata sbagliata è forse peggio di non farla affatto. Cercate su internet il sito dell’azienda che smaltisce i rifiuti della vostra città ed informatevi correttamente al riguardo.

4) Dotarsi di un raccoglitore casalingo per gli oli alimentari domestici– oli esausti da frittura, oli e grassi deteriorati e scaduti, residui di olio di conserve e prodotti in scatola. Basta una semplice tanica: gli oli e i grassi vegetali, infatti, non devono essere versati in fognatura o dispersi nell’ambiente, perché fortemente inquinanti. Pensate che un solo litro d’olio è in grado di rendere non potabile un milione di litri d’acqua: se avviato a trattamento, invece, può essere trasformato in altri prodotti industriali o carburante alternativo a basso impatto ambientale. Il nostro paese detiene il primato europeo per la raccolta differenziata degli oli esausti, ma questa non è una valida ragione per abbassare la guardia!

5) Comprare il meno possibile: banale? Si, ma efficace. Gran parte del problema del nostro impatto sulla natura deriva proprio dalla produzione e dallo smaltimento dei rifiuti. Riparare gli oggetti che si rompono, evitare di cedere alla pulsione di sostituire un oggetto– specialmente se di tecnologia- appena non ci piace più, regalare nuova vita ed usi diversi alle cose che possediamo sono azioni che ci avvicinano al risultato sperato, quello di rispettare il più possibile la natura.

6) Andare a piedi o in bicicletta invece che in macchina o in motorino, fare le scale invece di prendere l’ascensore, usare lo spazzolino manuale invece di quello elettrico, asciugare i panni al sole invece che con l’asciugatrice: sono solo alcuni esempi di abitudini che possiamo modificare al fine di sprecare meno energia e carburante possibile, oltre che risparmiare qualche soldo e, in molti casi, aiutare la linea!

7) Bere l’acqua del rubinetto, che nel nostro paese è controllata e assolutamente potabile. Ancora una volta il packing la fa da padrone: considerando che ognuno di noi beve in media un paio di litri d’acqua al giorno- che corrispondono quindi ad altrettante bottiglie di plastica- proviamo ad immaginare in un anno quanta plastica viene buttata via. Senza contare il fatto che l’acqua conservata nelle bottiglie di plastica diventa più tossica col passare del tempo. Insomma, privilegiare l’acqua del rubinetto vorrebbe dire far guadagnare in salute il pianeta e guadagnarci noi. Se proprio non riusciamo a rinunciare alla bottiglia, sarebbe meglio preferire il vetro, che può essere riutilizzato restituendo i vuoti, oppure può essere riciclato all’infinito (è l’unico materiale ad avere questa potenzialità).

8) Abbassare di un grado il termostato della nostra casa. Questo gesto, come il precedente, consentirebbe anche di migliorare il nostro stato di salute. E’ infatti dimostrato che mantenere la temperatura dei nostri appartamenti a 17-18 gradi ci fa essere più lucidi, più svegli e ci fa ingrassare meno.

9) Preferire prodotti a chilometri zero. E’ vero, a volte non sono di reperibilità immediata. Ma al giorno d’oggi, informarsi per trovare i negozi della città che forniscono questo servizio, è davvero facile. In alternativa, esistono ormai dappertutto i gruppi di acquisto solidale (Gas), nati per acquistare in gruppo dai produttori locali. Anche qui il guadagno è tutto in salute: spesso i prodotti che compriamo hanno fatto un lungo viaggio prima di giungere sulle nostre tavole, con un enorme spreco di carburante per il viaggio e con una massiccia presenza di prodotti antimuffe e conservanti in generale.

10) Mangiare meno carne. Non c’è bisogno di diventare vegetariani- o vegani- per dare una mano a madre natura. Anche limitare il consumo di carne ad uno, massimo due giorni alla settimana, può essere un grande contributo. L’allevamento industriale succhia infatti tantissima energia ed acqua al nostro pianeta, in quantità assolutamente non paragonabile a quella che serve per la coltivazione. In alternativa alla carne si possono consumare i legumi, salutari e ricchi di proteine, ferro, potassio ed acido folico (benefico per cuore ed essenziale nella prevenzione delle malformazioni neonatali).

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