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Volley, Piccinini al veleno: ‘Giovani viziate e senza valori’

L’icona vivente del volley italiano femminile, Francesca Piccinini lancia un’accusa alle giovani ragazze, per il suo modo di pensare, viziate, senza valori e senza rispetto verso chi alle spalle ha una carriera luminosa. Un’accusa lanciata su Facebook e ripresa da Repubblica.it: «In questi vent’anni di pallavolo ho attraversato quattro generazioni di atlete, ero la più piccola dello spogliatoio, e ora sono la senatrice del gruppo, e le ragazze sono cambiate tanto rispetto a quando ho iniziato io a giocare. Ho giocato con molte ragazze brave e umili. Ma spesso altre entrano in una squadra credendo che tutto gli sia dovuto, non hanno rispetto di chi è più esperto e ha una storia. Hanno la lingua lunga e il cellulare ultimo modello sempre sotto gli occhi. A 18 anni rispondono a muso duro a quelli di 40, io quando ne avevo 18 ascoltavo e sapevo stare al mio posto. Io capisco la voglia di essere giovani e sfrontati, ma bisogna avere rispetto. Soprattutto quando non hai ancora vinto niente nella vita. E comunque il rispetto serve anche se hai avuto successo».

Piccinini

A chi era riferito il messaggio della Piccinini, attualmente in forza alla Pomì Casalmaggiore? «A nessuno in particolare, o meglio a quello che vedo nel mondo del volley e in generale nella nostra società. Sì, il mio era un discorso ampio che risale all’estate scorsa». Sul perché è stato ripreso proprio adesso questo argomento ha risposto in questo modo: «Casalmaggiore non c’entra nulla, anzi è una di quelle società dove ho trovato le ragazze più giovani pronte a imparare e a chiedere, diligenti, umili e rispettose. Peraltro io stessa, a 36 anni, voglio ancora apprendere e crescere, sia chiaro. Lo ripeto: nessuno nasce imparato e nessuno smette di farlo. E’ un concetto che vale per la pallavolo, ma in generale dovrebbe emergere a 360 gradi nella vita di tutti i giorni».

Nessun riferimento neanche ad altri club in cui Francesca Piccinini ha giocato, quindi? «Ribadisco, mi riferivo a tutti e nessuno: se ho detto certe cose è perché ho notato alcuni particolari, negli spogliatoi dove sono stata, che non mi sono piaciuti. Ma dubito che la colpa sia del club dove queste ragazze arrivano. E’ una questione di maturità del singolo e di educazione, dunque di come ti crescono la famiglia e magari anche il settore giovanile».

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