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Volo malese scomparso, perché nel 2014 continuiamo a perdere gli aerei?

Ieri l’ennesima tragedia – ormai è inutile farsi grandi speranze sul ritrovamento di superstiti – ha colpito un volo e i suoi passeggeri. L’aereo della AirAsia è infatti scomparso dai radar e tuttora non si sa dove sia caduto. Ma come è possibile che nel 2014 gli aerei possano ancora “scomparire” senza lasciare tracce? Ricorderete anche il volo, sempre malese, scomparso l’8 marzo di quest’anno e di cui ancora non si sa nulla. Come è possibile?

Eppure la tecnologia esisterebbe. Basti pensare alle famose scatole nere, i dispositivi che contengono i dati riguardanti il volo. Fin dagli anni ’60 i velivoli militari dispongono di una versione che si espelle automaticamente dal mezzo non appena questo tocca l’acqua (quindi in caso di caduta in mare).

Dal 2007 ne è disponibile anche una versione per i velivoli civili, eppure praticamente nessuna compagnia aerea le ha installate sui suoi aerei. La motivazione è che, in alcuni casi, queste scatole nere possono andare in tilt ed espellersi dal velivolo anche in assenza di caduta in acqua. Tuttavia questo è un rischio minimo rispetto a quello, purtroppo attualissimo, di non sapere più nulla del volo in cui erano installate.

Ci sarebbe poi un altro metodo. Si tratta di implementare un sistema già esistente. Infatti gli aerei hanno un sistema di invio dati che spedisce circa ogni mezz’ora informazioni ad un satellite che poi le rimbalza a terra. Questi dati riguardano l’andamento del volo. Sarebbe quindi possibile inviare, a intervalli minori di tempo, informazioni dettagliate sulla posizione dell’aereo attraverso lo stesso sistema. Si tratterebbe cioè di una sorta di scatola nera “immateriale”.

Pensate le potenzialità di un sistema del genere. Sarebbe in grado di inviare immediatamente al satellite e quindi alle autorità che sovrintendono il traffico aereo qualsiasi manovra dei velivoli significativamente diversa da quanto previsto. Insomma, se l’aereo sta precipitando, i controlli a terra lo verrebbero a sapere quasi mentre sta accadendo. E, vantaggio non da poco, si saprebbe anche dove l’aereo è precipitato, evitando inutili, dispendiose e dolorose ricerche.

Questo sistema esiste già. Basterebbe aggiornarlo per permettergli di inviare anche i dati che menzionavo poco sopra. Il costo di questo aggiornamento e della sua certificazione è di circa 50mila dollari. Una spesa non da poco, ma che le compagnie possono sostenere perché nel tempo verrebbe ammortizzata.

Ma allora, se i soldi non sono il problema, qual è il punto? Il punto è la burocrazia. Infatti è dalla caduta del già citato volo 370 che l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile e l’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo indicono convegni, tavole rotonde, gruppi di discussioni per decidere quale sia il sistema migliore per permetterci di ritrovare in fretta i voli che disgraziatamente cadono. E mentre loro decidono, gli aerei continuano a scomparire…

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