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Voucher lavoro Inps 2017: cosa sono, come funzionano e quali novità ipotizzare

La discussione sui voucher, i buoni lavoro erogati dall’Inps, sembra non avere fine: ma che cosa sono esattamente i buoni lavoro e che cosa devono sapere i lavoratori?

Che cosa sono i voucher e come funzionano

I voucher sono buoni utilizzati per regolarizzare forme di lavoro accessorio e discontinuo, che difficilmente, proprio per la loro natura di occasionalità, possono essere “normate” con altre tipi di contratti. L’Inps prevede che questo strumento debba essere usato per retribuire specifiche categorie, ovvero pensionati, studenti nei periodi di vacanza, percettori di forme di sostegno al reddito, lavoratori part time e prestatori extracomunitari in possesso di regolare permesso di soggiorno.

I datori di lavoro o le famiglie possono acquistare i voucher negli uffici postali, in tabaccheria, presso gli sportelli delle banche popolari, o ancora richiederli online sull’Inps. I buoni lavoro devono essere “attivati” prima della prestazione del lavoratore utilizzando la procedura telematica apposta; risale a qualche mese fa l’introduzione della tracciabilità, obbligo che costringe al datore di lavoro di comunicare all’Ispettorato competente l’avvio di ogni singola prestazione, con la sua esatta durata.

Quanto valgono i voucher e quali sono i limiti per i datori di lavoro?

Il valore netto di un voucher è di 10 euro nominali, di cui 7,50 euro spettano al lavoratore (cifra che corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione). Come riportato sul portale La Legge per Tutti, i restanti 2,5 euro sono così ripartiti: 1,30 euro vengono accreditati come contributi per la pensione (Gestione separata dell’Inps), 70 centesimi sono riconosciuti all’Inail per l’assicurazione contro gli infortuni e infine 50 centesimi vanno all’Inps per la gestione della misura.

Il tetto massimo annuo a disposizione dei datori di lavoro è pari a 7.000 euro netti, cioè 9.660 euro lordi (prima era fissato a 5.000 euro netti), considerando la totalità dei committenti. Ogni singolo committente può essere retribuito in voucher fino a un massimo di 2.000 euro all’anno, tetto che sale a 3.000 euro per i lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori sociali.

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Cosa potrebbe cambiare nel 2017?

Nel corso degli ultimi l’uso dei buoni lavoro si è esteso a tutti i settori, talvolta in modo indiscriminato, come hanno provato dati recenti relativi alla la crescita vertiginosa del loro acquisto. Per questa ragione si sono susseguite varie proposte per una nuova riforma dello strumento: dalla vera e propria abolizione, proposta dalla CGIL tramite un referendum di cui ancora deve essere definita la data, a una serie di misure che servano a limitarne l’uso improprio, come la circoscrizione dei buoni a determinate categorie di lavoratori e il ribasso del tetto massimo di retribuzione, da riportare almeno di 5.000 euro annui.

In apertura: un voucher, foto di Diana Toscano/Wikimedia Commons (Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported)

 

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