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Winter on Fire, Festival del cinema Venezia 2015, recensione: da proiettare ovunque

Winter on fire è un documentario presentato alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia che vede alla regia Evgeny Afineevsky; il signore elegante che poco fa piangeva commosso in Sala Grande mentre tutti i giornalisti che hanno assistito alla proiezione del film si sono alzati in piedi, rivolti verso lui, applaudendo per almeno 10 minuti la sua opera. Si tratta di un film importante a livello storico, sociale e antropologico: Winter of fire racconta, in presa diretta dal campo di battaglia che fu Piazza Maidan, la vera e propria guerra civile esplosa in Ucraina dal 2013 al 2014 che, ad oggi, conta migliaia di morti. Una tecnica narrativa pulita, scevra da eccessivo sentimentalismo e molto lineare permette di ripercorrere precisamente le tappe politiche e le ripercussioni sociali di quel biennio di sangue.

Non è la storia di manifestanti vs celerini o guardie vs ladri bensì la lotta di un popolo insorto contro il voltafaccia del leader Yanukovich alla vigilia dell’entrata in Europa dell’Ucraina. All’ultimo momento il Primo Ministro voltò le spalle a Ovest e si inginocchiò verso Est chiedendo al proprio Paese il medesimo spirito di devozione a Putin. Il film si snoda attraverso i racconti dei tantissimi protagonisti di quelle battaglie: medici, avvocati, cardiochirurghi, giornalisti, professori, maestre. Cittadini onesti, rispettati, borghesi che si ritrovano a lanciare molotov alla polizia o meglio al corpo speciale, sciolto recentemente, dei Berkut.

I Berkut su ordine del governo caricano, scelgono manganelli di ferro, spaccano teste in cortei pacifici. Ed è tutto documentato con precisione dal film. Inizia a serpeggiare la violenza, si inaspriscono gli animi e si arriva a costituire un vero e proprio esercito del popolo: il popolo è da intendersi come tutto il popolo, non soltanto i poveri diavoli. Anzi, è l’intellighenzia ucraina a bramare la propria stella sulla bandiera blu dell’Eu. La situazione va fuori controllo, l’escalation di violenza è impressionante fino al giorno in cui i Berkut iniziano a sparare anche sui soccorritori, sui medici che cercano di prestano soccorso nelle strade di Kiev, ormai scenario di guerra vera. I morti sono tanti, quasi tutti disarmati, poi ci sono gli scomparsi e infine i feriti. Un film consigliatissimo a tutti tranne ad un pubblico particolarmente suggestionabile. Nota di merito di quest’opera è l’essersi messa in salvo dal revisionismo storico: non c’è margine di interpretazione, ci sono solo fatti impressi nella pellicola. Per questo motivo potrebbe essere una visione importante anche per le scuole superiori.

Sotto la gallery con gli scatti dell’arrivo del cast alla 72esima Mostra di Arte Cinematografica di Venezia (foto di Giulia Cassullo per UrbanPost)

 

 

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