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Yaba, la “droga di hitler” usata dagli operai per reggere i turni di lavoro disumani

Lavorare per comprarsi la droga. Drogarsi per riuscire a lavorare. Chi entra in questo labirinto rischia di fare la fine del Minotauro. E’ ciò che sta succedendo a Porto Marghera, nelle comunità bengalesi che lavorano alla Fincantieri; la sostanza si chiama Yaba, meglio conosciuta come la “droga di Hitler”.

yaba

 

L’inchiesta della Guardia di Finanza sulla Yaba

La necessità è quella di mantenere il posto di lavoro, necessario per confermare il permesso di soggiorno. Quindi turni lunghissimi, uno stipendio da fame e tutto ciò che può aiutare a sostenere dei ritmi disumani. Tutto pur di riuscirci. In questo tutto rientra anche la droga. Da quanto emerso dall’inchiesta della Guardia di Finanza di Mestre sulla Fincantieri e sullo sfruttamento degli operai, per lo più bengalesi, assoldati da società subappaltatrici, e da una seconda indagine dei carabinieri che un mese fa ha portato a un maxi-sequestro di pastiglie di Yaba, la situazione lavorativa nei cantieri navali è drammatica. Già conosciuta alle forze dell’ordine, la Yaba è una droga tipica delle comunità bengalesi. A base di metanfetamina, le reazioni iniziali sono iper-eccitazione, riduzione della sensazione di fatica e fame, ma poi anche ansia e depressione, danni al sistema nervoso e in molti casi istinti suicidi. Per questo ne facevano uso i soldati nazisti e per lo stesso motivo è riconosciuta come la “droga di Hitler”: aiutava i militari a sostenere qualsiasi tipo di fatica e ad aumentare l’aggressività durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli operai impegnati nella costruzione delle grandi navi guadagnano tra i 5 e i 6 euro l’ora, con turni massacranti, e per rispettare ogni scadenza spesso sono costretti a fare degli straordinari non retribuiti. Il lavoro però è necessario, e quindi fanno di tutto pur di lavorare.

fincantieri yaba

Lo spaccio di Yaba a Marghera

A Marghera proprio i bengalesi impegnati nella cantieristica sono i maggiori consumatori di Yaba. L’indagine infatti è partita proprio dai Carabinieri: a inizio ottobre è stato arrestato Loftor Mohammad, un quarantenne bengalese scoperto con 31mila pasticche, circa 200mila euro di valore, nascoste nel sottofondo di una valigia. Loftor è stato accusato inoltre di aver fornito le pastiglie di Yaba a un connazionale residente a Mestre, incaricato di rivenderle a un prezzo variabile tra i 4 e i 10 euro; proprio il costo così permissivo agevola la sua consumazione. L’operazione, chiamata “Yaba Smuggler“, ora si unisce a quella delle Fiamme Gialle, “Paga globale“, tramite la quale sono già state perquisite le sedi delle società che lavorano per Fincantieri. I carabinieri hanno interrogato decine di persone che hanno ammesso di aver acquistato le pastiglie, e tra di loro hanno scovato numerosi operai impiegati alla Fincantieri. Due dei pusher individuati dai carabinieri lavoravano per la Pz Company Srl di via Cappuccina, a Mestre, una società che ha subappalti in Fincantieri. Questo comunque non è il primo caso di spaccio di Yaba: nel dicembre 2018, infatti, fu bloccato un lavoratore della cantieristica, dopo essere stato scoperto in possesso di 800 pasticche.
Il pubblico ministero veneziano Giorgio Gava, nel decreto di sequestro dell’operazione “Paga globale” ha scritto: “È emerso che i lavoratori di plurime società che hanno svolto negli anni le operazioni di molatura e carpenteria nella stabilimento di Marghera della Fincantieri, hanno retribuito i loro lavoratori in termini totalmente difformi rispetto alle buste paga, senza alcun riconoscimento di ferie retribuite, lavoro straordinario, lavoro festivo e assenze per malattia”.

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