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Yara Gambirasio: per la difesa di Bossetti l’assassino potrebbe trovarsi tra i familiari della vittima

Secondo il medico legale consulente della difesa di Massimo Giuseppe Bossetti, la genetista forense Sarah Gino, dall’analisi dei reperti del dna trovati sui leggins di Yara Gambirasio, emergerebbero elementi tali da ipotizzare uno scenario choc: l’assassino di Yara sia addirittura un parente della vittima. Poiché sul corpo della piccola Yara sono stati rinvenuti sette formazioni pilifere che non sono riconducibili al Bossetti, ma ad altre persone non identificate. Due di queste formazioni pilifere hanno lo stesso dna mitocondriale, il che può significare che potrebbero essere di soggetti imparentati con Yara Gambirasio dal lato della madre.

Attraverso il lavoro che il dottore Emiliano Giardina ha svolto a Tor Vergata, due delle sequenze si trovano nei 532 campioni analizzati, quindi teoricamente identificabili. La dottoressa Sarah Gino ad oggi, non è in condizione di confermare se questo lavoro di identificazione sia avvenuto e giustifica questo fatto con la mancata disponibilità dei documenti necessari. Secondo il professore Carlo Previderè, perito incaricato dalla Procura di Bergamo, in una prima traccia analizzata, ci sarebbe il dna mitocondriale di Yara, non il mitocondriale di Bossetti, ma quello di un altro soggetto.

Ci sarebbe inoltre un mitocondriale misto, nella componente maggioritaria della vittima. Quella minoritaria per Previderè non sarebbe interpretabile, mentre per il colonnello Lago dei Ris sarebbe invece leggibile, e comunque di un altro soggetto diverso da Massimo Bossetti visto che il suo sicuramente non c’è. Per cui l’ipotesi di un Ignoto 2 non sarebbe totalmente campata in aria. Inoltre la dottoressa Gino ribadisce la difficoltà di garantire il diritto alla difesa di Bossetti perché non gli sono state trasmesse tutte le carte da parte dell’accusa, prima della chiusura delle indagini. La genetista ripropone la domanda su come possa essere accaduto che il dna mitocondriale di Bossetti finora non sia stato mai trovato. La risposta potrebbe aprire squarci inquietanti e cioè che la vittima e il suo aguzzino possano avere lo stesso dna mitocondriale.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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