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Yara, Massimo Bossetti condannato grida dal carcere la sua innocenza: “Sono stanco di soffrire e far soffrire”

Omicidio Yara Gambirasio: Massimo Bossetti condannato all’ergastolo anche in appello, dopo la sentenza arrivata alluna di notte, martedì 18 luglio, è un uomo affranto, disperato, abbattuto. Il suo avvocato Claudio Salvagni gli ha fatto visita nel carcere di via Gleno a Bergamo, dove è detenuto ormai da tre anni, e l’ha trovato “molto provato”, dopo la decisione dela Corte d’assise d’appello di Brescia di non concedergli la superperizia sul Dna riconfermando la condanna di primo grado. “Non l’ho mai visto così disperato – spiega Salvagni a Il Giorno “È un uomo devastato, finito, un morto vivente, che s’interroga disperatamente sul perché la sua supplica di una perizia sul dna non è stata accolta”.

“Lo seguo dai primi giorni dopo l’arresto. Non l’ho mai visto così disperato. Per la condanna, certo, ma soprattutto per la percezione di non avere potuto difendersi. È un uomo devastato, finito, un morto vivente, che s’interroga disperatamente sul perché la sua supplica di una perizia sul Dna non è stata accolta. Si chiede come potrà spiegare ai figli che il padre è stato condannato per la seconda volta. E ogni volta si abbandona a un pianto disperato. Io stesso esco con il cuore spezzato. Spero che le persone che hanno decretato la condanna possano capire e soffrirne per tutta la vita. È una cosa indegna di quella che dovrebbe essere la patria del diritto”, ha concluso il legale annunciando battaglia in Cassazione e non solo.

Caso Yara Bossetti condannato, suo legale convinto: “Cassazione accoglierà nostre tesi”

Nel frattempo tramite il legale Massimo Bossetti ha divulgato un’altra lettera, scritta dopo la seconda condanna inflittagli. Questo il testo integrale del suo disperato sfogo:

“Dopo aver gridato con coraggio, con tutte le mie forze a testa alta, di fronte ad una Suprema Corte, nella speranza che stavolta potessi realmente, finalmente essere creduto nella mia verità di sempre, aspettando con ansia, in trepida attesa, il verdetto di giudizio, camminando, non più di cinque passi davanti e cinque passi indietro, per ben quindici interminabili ore, in una cella nei sotterranei del tribunale, nuovamente mi viene riconfermata la condanna di primo grado, in ergastolo. Che dirvi, dopo tutto quello che ingiustamente continuo dover subire, neppur più ora tengo la forza di scrivere. Sto perdendo il piacere, che più di tutto desidero, nel stare accanto a mia moglie, ma soprattutto ai miei amori figli, cuccioli di vita nel vederli crescere. Sono profondamente deluso, sconfortato, distrutto dal dolore, stanco nel farmi capire e non essere per niente capito né ascoltato. Soffro, vedere attraverso gli occhi di mia moglie, i miei figli, mia mamma, mia sorella, troppa sofferenza ingiusta. Sono stanco di soffrire e far soffrire, nel capire di essere ormai un peso per tutti quanti. Mi chiedo ora che valori abbia ancor la mia vita, se non mi viene concessa nessun possibilità nel difendermi. Vorrei poter credere ancora nella ‘giustizia’, ma dopo tutto quello che sto vivendo, nella maniera più disumana possibile, ho grandi seri dubbi nel ripensarlo … Non demordo e per niente desisto, primo perché oramai la mia innocenza è diventata una ragione di vita e secondo, vivo per l’amore della mia famiglia. Pertanto, non smetterò MAI nel gridare in oltranza la più assoluta sincera verità di sempre: LA MIA INNOCENZA!!!”.

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