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“Zeta” film, Cosimo Alemà: “Così ho unito cinema e hip-hop con Clementino e Salvatore Esposito” [INTERVISTA]

Cosimo Alemà, nel mondo musicale, non è un nome assolutamente ignoto: il regista romano, nel corso dell’ultimo ventennio, ha curato la realizzazione di oltre cinquecento video-clip musicali collaborando con i principali volti del mondo hip-hop e rap italiano come Fabri Fibra, J-Ax, Fedez, Clementino. Alcuni di questi, nei prossimi giorni, saranno al cinema diretti proprio da Alemà in “Zeta” (qui il trailer), pellicola in cui comparirà anche Salvatore Esposito e Diego Germini, protagonista di questo progetto targato “Koch Media”. Alemà ha raccontato le sue sensazioni e spiegato i motivi che lo hanno spinto a realizzare un film sulla musica attraverso i canali di UrbanPost.

Ciao Cosimo, iniziamo dalla sceneggiatura di “Zeta”: come è nata l’idea di portare in scena un film sull’hip-hop italiano?
“Non è un’idea nuova, lo ammetto. Mi balenava in testa da parecchio tempo la voglia di far qualcosa di particolare perché da oltre vent’anni mi occupo di video musicali e di pubblicità proprio di artisti impegnati nel mondo della musica. In precedenza ho fatto già due lungometraggi di discreto successo e ho individuato in “Zeta” il progetto giusto per far coniugare questi due miei mondi. Insieme ai produttori ci siamo resi conto che portata può avere questo film sul fenomeno giovanile considerato che, proprio questo pubblico, è quello da sempre attento al mondo della musica degli ultimi dieci anni. Dovessi dare una definizione di questa pellicola dire che è un film generazionale capace di raccontare uno spaccato italiano.”

Il protagonista sarà Diego Germini insieme a Irene Vetere e Jacopo Antinori. Ci racconti un po’ le vicende di questi tre personaggi della periferia romana?
“Anzitutto vorrei sottolineare un aspetto molto interessante a mio modo di vedere: in “Zeta” non vedrete la Roma cinematografica a cui siete abituati perché, sebbene la capitale sia il luogo in cui sviluppano le vicende, abbiamo cercato in tutti i modi di non dare un riferimento logistico ben preciso. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di trasportare l’ambiente della periferia tipicamente italiana, con i suoi colori, i suoi caratteri, le sue sfumature del tutto particolari. Per quanto riguarda i protagonisti di questo film, Diego Germini è proprio l’essenza di un mancato riferimento di luogo: lui passa da Genova a Roma ed è una sorta di “migrato” al contrario, passa dal nord al centro-Italia. Ecco, in “Zeta” ci sarà spazio per un groviglio di accenti di provenienze perché oltre a Germini ci saranno Vetere e Antinori: questi tre saranno i personaggi principali, un gruppo di amici il cui rapporto è messo a dura prova dalla voglia di trovare il successo.”

Quale sarà, invece, il ruolo di Salvatore Esposito?
“È una particolarità di questo film perché è l’unico vero attore che troverete in “Zeta”: interpreta Sante, un artista nonché talent-scout di giovani artisti. Con la produzione abbiamo deciso di trovare, per questo ruolo, un vero attore ed è stato quasi naturale far ricadere la scelta su Salvatore: lui ama l’hip-hop, io adoro lui come attore, è stato bello lavorare con lui. Per esempio, invece, con gli altri attori abbiamo dovuto fare un percorso inverso: Germini, il protagonista, in realtà nasce come rapper ma lo abbiamo fatto recitare perché a noi serviva un attore che sapesse destreggiarsi anche nel mondo musicale con grande naturalezza.”

Secondo te sarà vincente la mossa di coinvolgere in prima persona i più importanti artisti nazionali del mondo hip-hop? Ci racconti un po’ quale sarà il loro ruolo in questo film?

“L’obiettivo di “Zeta” è quello di essere particolarmente veritiero, abbiamo dato grande importanza alla credibilità della storia e dei personaggi. In gergo, nel mondo dell’hip-hop, questa si chiama “street-credibility” ed è quella che abbiamo cercato di raggiungere: la nostra voglia principale era quella di rappresentare gli artisti in modo del tutto reale per non portare in scena personaggi fittizi. La cosa bella è stata quella di poter mettere all’interno di uno stesso pentolone personaggi di diversa provenienza: Fedez, J-Ax, Salmo. Avranno due parti più corpose, in questa pellicola, Clementino ed Ensi; è anche ovvio che abbiamo sfruttato i loro volti per sponsorizzare al meglio questo film.”

Quali differenze hai percepito su questo set rispetto ad altri tuoi lungometraggi tra cui “At the end of the Day” o “La Santa”?
“Mi sono sempre occupato di musica, fin dagli albori della mia carriera ed è questa la materia che amo. Adoro anche fare cinema e, quando ho avuto la fortuna di farlo, non ho mai avuto un approccio tipicamente italiano. Non mi piace soffermarmi su una determinata tematica o su un genere particolare: il primo film, a esempio, era un horror internazionale con un grande cast; il secondo, “La Santa”, un noir da autore mentre il terzo è, come già sappiamo, un film sulla musica. Personalmente, non c’è grande differenza di approccio alle pellicole perché presto sempre attenzione e stesso amore per ogni lavoro che faccio. L’unico mio obiettivo è quello di trasportare sul grande schermo la realtà delle cose.”

Dal 1990 sei attivo nel mondo cinematografico ma sei conosciuto soprattutto per aver collaborato alla produzione dei più importanti video-clip musicali italiani. Quanto sono importanti le immagini per il lancio di una canzone?
“Tantissimo, davvero. Non lo dico perché è quello che faccio io nella vita ma perché è la storia della tecnologia che ci fa percepire questo cambiamento: il web ha cambiato le modalità di consumo anche della musica. Una volta erano le televisioni a decidere quali video-clip fare vedere alla gente. Adesso, invece, sono i consumatori a stabilire quali video musicali guardare e quali no: oggigiorno, del resto, è diventata primaria l’attenzione delle giovani generazioni nei confronti del video-clip che ha sostituito il disco. Ormai si dà importanza al singolo di successo e alle sue immagini, soprattutto nel mondo dell’hip-hop dove questo consente di creare forti legami tra artista e pubblico.


Dai Cosimo, dicci qual è il lavoro a cui sei più affezionato.
“Non è facile scegliere, in oltre vent’anni di carriera ho realizzato più di cinquecento video-clip. Restando in tema “hip-hop” uno di quelli che credo mi sia maggiormente riuscito è “In Italia”, con Fabri Fibra e Gianna Nannini. Adoro lavorare con Fibra perché nel corso degli anni abbiamo svolto un percorso molto lungo insieme e la progettazione del video è stata parte integrante del suo successo musicale.”

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