in ,

Zeta recensione, amicizia, amore e musica: il mix perfetto di Cosimo Alemà

Qualche settimana fa, imbattendoci in un titolo cinematografico molto particolare, “Zeta”, siamo rimasti davvero sorpresi dal cast e dal regista: Cosimo Alemà, volto celebre nel mondo musicale per i suoi video-clip, ha coinvolto nel suo progetto attori in erba e protagonisti della scena rap italiana. Un mix capace di tirar fuori un prodotto generazionale di livello, crudo e duro, come poche volte è stato fatto in una sala cinematografica. Sì, possiamo mettere la mano sul fuoco dopo aver visto Zeta, uscito ieri 28 aprile 2016 nelle sale cinematografiche: si tratta di un prodotto valido e di un film unico nel suo genere. Lo aveva un po’ anticipato ai microfoni di UrbanPost il regista, Cosimo Alemà, e tutto quello che ci ha raccontato abbiamo potuto ritrovarlo, con molto piacere, nella pellicola distribuita dalla Koch Media. Zeta è uno spaccato di vita, è la testata di una macchina che passa da zero a cento in pochi attimi per poi decelerare ancora una volta: è un pugno nello stomaco per le sue storie tese, le sue immagini crude, la sua fotografia perfetta capace di far risultare personaggi come Diego Germini funzionali al progetto. Sì, perché il protagonista, genovese di nascita, ha dovuto fare un grande sforzo: recitare per la prima volta e farlo con un tocco di “romanesco”, seppur poco marcato, considerato che Cosimo Alemà, con il suo Zeta, ha voluto coniugare la bellezza della musica ai borghi poco conosciuti della città eterna, Roma.

LEGGI L’INTERVISTA A COSIMO ALEMA’

Zeta è un film piacevole che scivola via come un bicchier d’acqua: c’è la storia di Zeta e, per dirla alla Fedez, “Dopo di lui c’è il nulla”, quel nulla che finirà con il travolgerlo dagli eventi della vita. Jacopo Olmo Antinori indossa i panni di Marco, spalla fidata del protagonista, dai tratti ingenui e giovanili: voler emergere, voler tornare al passo con il compagno, lo porterà a compiere azioni a cui non saprà dare sostegno. E poi c’è Gaia, il collante tra vita reale e sogni musicali, il punto di incontro tra Zeta e Marco ma allo stesso tempo la rottura dell’equilibrio: Irene Vetere, in Zeta, si è fatta apprezzare per il suo volto “drammatico” e inespressivo paradossale, dando una carica espressiva allo spettatore trasportandolo in scena. E come non menzionare Aldo Vinci? Il padre di Zeta è la tipica figura presente nei film generazionali: un ruolo ben rispettato dall’attore ligure, burbero e duro, dolce e genuino, di chi è consapevole di dover fare da madre e padre allo stesso tempo, di chi si preoccupa ma non lo dà a vedere, capace di uscire gli artigli quando è il caso e riporli nel momento del bisogno.

COMMENTA LA NOTIZIA CON URBANSOCIAL!

Poi, il successo di Zeta è riscontrabile anche nei nomi scelti da Cosimo Alemà: l’idea di sponsorizzare il prodotto facendo partecipare volti celebri della musica nazionale è stata azzeccatissima. Una menzione speciale, tra tutti, va fatta per la “Iena” Clementino: il suo personaggio è stato a tratti da “caricatura” con i passaggi tipici di Napoli e Maradona, del non credere possibile che qualcuno al mondo non conosca il gol con l’Inghilterra. Ma poi i brevi frame di Briga e Salmo, Baby-K e Fedez, il riflessivo J-Ax che invita Zeta a non cadere. Tutti personaggi che trovano collante in Salvatore Esposito: l’attore napoletano, famoso soprattutto per il ruolo di Genny Savastano in Gomorra, ha dimostrato di essere capace di svolgere anche altri ruoli cinematografici. In “Zeta” indossa i panni di Sante, un rapper che domina nella periferia romana e che sarà personaggio chiave per la carriera di Diego Germini. Tra le peculiarità di Esposito? Beh, se pensiate non sappia cantare vi sbagliate di grosso: andate ad ascoltarlo per credere. E per quanto riguarda Zeta? Noi lo promuoviamo a pieni voti.

rosberg Gp Spa-Francorchamps gara

Formula 1 2016, GP Russia prove libere: Rosberg davanti, Vettel 3° e Raikkonen 4°

Maurizio Costanzo Show Fabrizio Corona

Fabrizio Corona contro tutti: frecciata a Emma Marrone, silenzio su Belen