«La casa tremava a ogni esplosione. Ci siamo svegliati nel cuore della notte». Mentre Donald Trump pubblicava la prima foto di Nicolás Maduro ammanettato su una nave militare statunitense, a Caracas la popolazione viveva ore di paura e smarrimento dopo il blitz delle forze speciali Usa.
La testimonianza arriva da una cittadina italiana residente nella capitale venezuelana, che racconta all’Adnkronos cosa significa trovarsi in città mentre la crisi politica e militare esplode improvvisamente.
«La casa tremava, siamo ancora sotto choc»
«Il bombardamento ci ha svegliati anche se eravamo lontani dal centro. La casa tremava a ogni esplosione», racconta la donna, rappresentante della comunità italiana a Caracas. «Stiamo bene, grazie a Dio, ma siamo ancora sotto choc per quello che sta succedendo qui».
Un risveglio improvviso, nel buio della notte, che ha trasformato la paura in angoscia. L’attacco Usa ha colto di sorpresa migliaia di famiglie, in una città già provata da anni di crisi economica e instabilità.
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Caracas deserta dopo il blitz Usa
All’alba, lo scenario è irreale. «Sono uscita di casa e la città era deserta. Per strada non c’erano veicoli, non ho visto nemmeno militari», racconta l’italiana.
Una capitale svuotata, paralizzata, dove il silenzio pesa quanto le esplosioni della notte precedente. Un’immagine che restituisce la tensione e l’incertezza che attraversano il Paese.
Supermercati presi d’assalto e file interminabili
“Sono andata al supermercato per comprare il necessario per mio figlio di due anni e c’erano file interminabili di persone”, spiega la ragazza.
Scorte, acqua e beni di prima necessità tornano immediatamente al centro delle preoccupazioni quotidiane, in un Paese dove l’accesso ai servizi essenziali è già fortemente compromesso.
La foto di Maduro ammanettato pubblicata da Trump

Mentre a Caracas si vivevano ore di paura, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato su Truth Social la prima immagine di Nicolás Maduro dopo la cattura.
Nella foto, scattata sulla nave militare statunitense Iwo Jima, il leader venezuelano appare ammanettato, con una bottiglietta di plastica in mano, cuffie alle orecchie e una tuta grigia. Sugli occhi indossa grandi occhiali oscuranti.
Secondo fonti americane, Maduro dovrebbe essere trasferito prima alla base militare di Guantanamo e successivamente su un aereo dell’Fbi diretto a New York.
Chi è Nicolás Maduro e perché è finito nel mirino Usa
Nicolás Maduro, 63 anni, è presidente del Venezuela dal 2013, dopo la morte di Hugo Chávez. Ex autista di autobus, leader sindacale, ministro degli Esteri e poi vicepresidente, non ha mai raggiunto la popolarità del suo mentore.
Nel 2024 si è candidato per un terzo mandato, ma il risultato elettorale è stato contestato dall’opposizione e da numerosi osservatori internazionali. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto come vincitore il candidato dell’opposizione Edmundo González, imponendo sanzioni al regime venezuelano.
L’amministrazione Trump accusa Maduro di guidare il cosiddetto “Cartello dei Soli”, responsabile del traffico di droga verso gli Stati Uniti. Accuse che il leader venezuelano ha sempre respinto.
Un Paese allo stremo tra crisi e repressione
Sotto la presidenza Maduro, l’economia venezuelana è crollata: controlli sui prezzi, sussidi insostenibili, crollo del petrolio, iperinflazione e carenza di beni essenziali hanno spinto milioni di persone alla migrazione.
Secondo le stime internazionali, oltre 8 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese negli ultimi anni. Le proteste di massa sono state spesso represse con la forza, alimentando ulteriormente la crisi politica e sociale.
L’allarme delle ONG: tensione in aumento
Secondo Cesvi, ong italiana attiva nel Paese, l’attacco Usa e l’arresto di Maduro rischiano di aggravare ulteriormente le tensioni sociali e politiche, con un impatto diretto sulla popolazione civile.
Milioni di persone vivono già in condizioni di grave vulnerabilità, soprattutto per quanto riguarda salute, protezione e accesso ai diritti fondamentali. La situazione resta fluida e carica di incertezze.
Una città sospesa tra paura e attesa
La testimonianza dell’italiana a Caracas restituisce l’immagine di un Paese sospeso. «Siamo sotto choc», ripete. Una frase semplice che racchiude lo stato d’animo di un’intera capitale, improvvisamente finita al centro di uno scenario geopolitico destinato a lasciare segni profondi.
