
Quando si parla di Venezuela, il dibattito ruota quasi sempre attorno al petrolio, alle sanzioni internazionali e alla crisi politica che da anni attraversa il Paese. Ma sotto la superficie, lontano dai pozzi petroliferi e dalle immagini simbolo del declino economico, esiste un’altra ricchezza, meno raccontata e forse ancora più strategica.
Non si tratta solo di oro. Né esclusivamente di diamanti. Il sottosuolo venezuelano custodisce una concentrazione straordinaria di minerali rari e metalli fondamentali per l’energia, la tecnologia e l’industria globale. Un patrimonio che, se sfruttato pienamente, potrebbe valere miliardi e ridefinire il ruolo del Paese nello scenario internazionale.
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Un’area grande quanto uno Stato europeo
Il cuore di questo tesoro si trova nell’Arco Minerario dell’Orinoco, una regione vasta oltre 110 mila chilometri quadrati, pari a circa il 12% dell’intero territorio nazionale. Un’area istituita ufficialmente nel 2016 per concentrare e regolamentare l’attività estrattiva, ma che nel tempo si è trasformata in uno dei territori più complessi e controversi del Sud America.
Qui si concentrano giacimenti di oro, ferro, rame, diamanti, bauxite e coltan. Quest’ultimo è uno dei materiali più ricercati al mondo perché indispensabile per la produzione di smartphone, computer, infrastrutture di telecomunicazione, sistemi aerospaziali e tecnologie energetiche avanzate.
Oro ovunque, ma fuori dai circuiti ufficiali

Secondo le stime diffuse negli ultimi anni, il Venezuela possiederebbe migliaia di tonnellate d’oro ancora non completamente certificate secondo gli standard internazionali. Ed è proprio questa mancanza di tracciabilità a rendere il settore estremamente vulnerabile.
Una parte enorme dell’oro estratto non passa dai canali ufficiali. Finisce invece nel mercato nero, alimentando una rete di traffici illegali che coinvolge Paesi confinanti e hub internazionali. Le stime parlano di percentuali altissime: in alcuni anni fino a sette lingotti su dieci avrebbero lasciato il Paese senza alcun controllo statale.
Già nel 2018, l’attività mineraria nell’area avrebbe generato oltre due miliardi e mezzo di valore economico in un solo anno. Una cifra enorme, se si considera che una quota rilevante non è mai entrata nei bilanci pubblici.
Miniere senza Stato: il ruolo delle mafie locali
Come accaduto in passato con il petrolio, anche il settore minerario soffre di una combinazione esplosiva di carenza di investimenti, corruzione, sanzioni e debolezza istituzionale. In molte zone, lo Stato è di fatto assente.
Intere aree sono controllate da gruppi armati che gestiscono l’estrazione, impongono tasse illegali, sfruttano la manodopera e difendono i traffici con la violenza. Questi gruppi, spesso chiamati “sindacati” o “pranes”, hanno trasformato l’Arco Minerario in una terra di confine dove la legge ufficiale convive con regole imposte con le armi.
Le conseguenze sociali sono pesantissime: sfruttamento del lavoro, incidenti mortali, distruzione ambientale e gravi violazioni dei diritti delle comunità indigene che vivono nella regione.
Perché questi minerali valgono più del petrolio
Il vero valore strategico del sottosuolo venezuelano non è legato solo alla quantità delle risorse, ma alla loro natura. In un mondo che sta accelerando verso la transizione energetica, i minerali rari sono diventati la nuova moneta del potere globale.
Coltan, rame e terre lateritiche sono essenziali per batterie, veicoli elettrici, pannelli solari, reti digitali e infrastrutture militari. Controllare queste risorse significa influenzare le catene di approvvigionamento globali e acquisire un vantaggio geopolitico enorme.
Non è un caso che l’interesse internazionale verso il Venezuela sia tornato a crescere proprio mentre il mondo cerca alternative energetiche e nuovi fornitori di materie prime strategiche.
Una ricchezza che può cambiare il futuro del Paese
Se gestito in modo trasparente e sostenibile, il patrimonio minerario venezuelano potrebbe rappresentare una leva decisiva per la ricostruzione economica del Paese. Ma al momento resta un tesoro a metà: immenso, prezioso, eppure intrappolato tra illegalità, instabilità politica e conflitti di potere.
Il Venezuela non è solo petrolio. Sotto la sua terra si nasconde una delle più grandi riserve minerarie del pianeta. La vera domanda, oggi, non è quanto vale questo tesoro, ma chi riuscirà davvero a controllarlo e a trasformarlo in sviluppo reale.
