Una lettera anonima inviata a don Pino Demasi, sacerdote e referente di Libera, appena un mese dopo la scomparsa di Maria Chindamo, ma di cui si ha notizia solo oggi. È il nuovo dettaglio emerso sul caso dell’imprenditrice scomparsa nel maggio 2016 a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, davanti alle terre di sua proprietà.

La lettera portata ai carabinieri
Nella missiva, portata nell’immediato ai carabinieri dallo stesso sacerdote, veniva indicato il presunto esecutore dell’omicidio e il luogo in cui il corpo di Chindamo sarebbe stato sepolto. A rendere noto il contenuto della lettera è stato il programma “Chi l’ha visto?”, nella puntata che ha visto tra gli ospiti anche il fratello dell’imprenditrice, Vincenzo Chindamo, e l’avvocato Nicodemo Gentile.
Cosa conterrebbe la lettera
Secondo quanto riportato dalla trasmissione, nella lettera anonima verrebbe indicato un nome come presunto esecutore materiale, con l’indicazione di due possibili proprietà terriere nel comune di Laureana di Borrello come luogo di sepoltura del corpo. Si tratta, va precisato con la massima chiarezza, del contenuto di una lettera anonima, la cui attendibilità non è stata in alcun modo verificata né confermata dalla magistratura.
Il nome compare tra gli otto nuovi indagati
La persona indicata nella lettera risulta comunque tra gli otto nuovi indagati nell’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, insieme ad altre sette persone. Quattro di loro risultano parenti dell’ex marito di Maria Chindamo.
Le parole del fratello Vincenzo
Interpellato sulla lettera, Vincenzo Chindamo ha commentato con imbarazzo i nomi emersi, spiegando di conoscere quasi tutte le persone coinvolte e di aver condiviso con molte di loro momenti di convivialità familiare, aggiungendo di provare un forte turbamento al solo pensiero che possano essere in qualche modo legate alla scomparsa della sorella.
Presunzione di innocenza
Va sottolineato con fermezza che il contenuto della lettera anonima non costituisce prova di alcuna responsabilità: tutte le persone coinvolte nell’inchiesta, comprese quelle citate nella missiva, restano presunte innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Fonte: Corriere della Calabria, con la ricostruzione della trasmissione “Chi l’ha visto?” (Rai 3)