Vai al contenuto

Andrea morto al Colosseo, indagato anche il cognato: chi sono gli otto sotto inchiesta

27/09/2026 08:10

Salgono a otto le persone indagate nell’inchiesta aperta dalla Procura di Roma per omicidio colposo dopo la morte di Andrea Moretti, 22 anni, operaio edile con la passione per l’alpinismo, caduto da una parete del Colosseo nella notte tra il 22 e il 23 settembre mentre lavorava al nuovo impianto di illuminazione del sito.

Il Colosseo, teatro della morte dell'operaio Andrea Moretti: salgono a otto gli indagati per omicidio colposo

Indagato anche il cognato della vittima

Tra i nuovi indagati figura anche il cognato del giovane, Gabriele Rossitto, che quella notte si trovava con lui sul cantiere, insieme al titolare della ditta Moretti Quintilio, che aveva ottenuto in subappalto una tranche dei lavori.

Il racconto del collega

“Abbiamo sentito un tonfo, non abbiamo visto Andrea cadere, ma abbiamo capito lo stesso”, ha raccontato lo stesso Rossitto, cognato del giovane e suo collega. Insieme a un altro operaio ha raggiunto Moretti dando l’allarme, ma i sanitari, giunti sul posto, non sono riusciti a rianimarlo.

Cosa stavano facendo i tre operai quella notte

Gli inquirenti puntano ad accertare le operazioni seguite dai tre operai presenti quella notte all’interno del cantiere. Moretti, inquadrato dall’azienda come semplice “operaio edile” ma che per operare a quelle altezze avrebbe dovuto avere una qualifica da “operaio esperto”, stava scendendo dal terzo al secondo ordine dell’anfiteatro per intervenire sulle canaline dell’impianto elettrico.

Da solo, senza una seconda fune

Gli altri due operai presenti si trovavano nella parte opposta della parete: uno di loro era all’interno del cestello, l’altro a terra. Andrea, invece, si trovava da solo, senza una seconda fune di sicurezza, che non è stata peraltro rinvenuta, e il suo moschettone non risultava agganciato all’anello di sicurezza della parete.

La fune di vincolo non agganciata

Il giovane è stato trovato a terra ancora con il casco e l’attrezzatura indosso. È da quell’attrezzatura che parte il principale interrogativo dell’inchiesta: Moretti aveva l’imbracatura di sicurezza, ma la cosiddetta “fune di vincolo” non risultava agganciata. Secondo i primi accertamenti, la fune non sarebbe stata spezzata e sarebbe rimasta in parte collegata alla parete, mentre anche l’occhiello di sicurezza, posto più in alto, non presenterebbe evidenti segni di strappo.

Sequestrati quattro faldoni sui subappalti

Alla pm titolare dell’indagine, Eleonora Fini, sono stati consegnati quattro faldoni di documenti relativi all’appalto e ai subappalti, posti sotto sequestro insieme all’attrezzatura utilizzata da Moretti e dai colleghi, ora al vaglio di una consulenza tecnica.

Diverse ipotesi al vaglio

Sull’indagine resta il più stretto riserbo, con gli inquirenti che stanno valutando varie ipotesi: dalle possibili falle nella sicurezza a un errore umano, fino a un’eventuale scarsa formazione del personale coinvolto. Gli investigatori dovranno inoltre verificare se il sistema di sicurezza abbia funzionato correttamente o se un cedimento dell’anello di ancoraggio o della fune possa aver contribuito alla caduta.

L’autopsia disposta dalla Procura

Il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio, prevedeva per lunedì l’incarico dell’autopsia, affidata all’Istituto di Medicina Legale dell’Università Sapienza di Roma.

Presunzione di innocenza

La vicenda resta interamente al vaglio della magistratura, e tutte le otto persone iscritte nel registro degli indagati restano presunte innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Fonte: Il Messaggero, articolo di Camilla Mozzetti e Federica Pozzi, con ricostruzioni di Quotidiano.net e Juorno.it

Continua a leggere su UrbanPost