Vai al contenuto

Garlasco, l’ipotesi dello scambio di Dna che potrebbe aver portato alla condanna di Stasi

02/10/2026 10:53

Perché i campioni dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi e del cucchiaino usato per la colazione di Chiara Poggi presentano un valore registrato identico fino ai decimali? La circostanza era già emersa nell’indagine sull’omicidio nel villino di via Pascoli a Garlasco, ma alla luce dei risultati negativi dei test del 20 settembre 2007 si fa ora strada un’ipotesi di spiegazione: che i due campioni siano stati scambiati per errore.

Garlasco, l'ipotesi dello scambio di Dna tra i pedali della bicicletta e il cucchiaino al centro della condanna di Alberto Stasi

Verso un’indagine per depistaggio

Secondo il ragionamento della Procura di Pavia, a un eventuale errore iniziale dovrebbe per forza essere seguita la volontà di occultare gli altri risultati. Per questo gli inquirenti starebbero valutando di procedere per depistaggio.

L’ipotesi dello scambio di provette

Il Corriere della Sera, citato da Open, spiega che gli investigatori lavorano all’ipotesi di uno scambio di provette, dal quale sarebbe derivato il campione sigla “bu_p” ricavato dai pedali della bicicletta dell’ex fidanzato della vittima. A questo scambio seguirebbe, secondo questa ricostruzione, l’occultamento dei test del capitano dei Ris Alberto Marino.

Le anomalie segnalate

Due le circostanze che alimenterebbero il sospetto dello scambio. La prima è il valore registrato, 2,78 nanogrammi, insolitamente identico fino ai decimali tra i due campioni. La seconda è che entrambi i reperti venivano ispezionati nello stesso giorno, il 10 settembre 2007, per poi essere avviati alle procedure estrattive a un giorno di distanza l’uno dall’altro, il 10 e l’11 settembre. Una terza anomalia riguarderebbe il profilo del cucchiaino, tecnicamente reperto “29”, che sarebbe stato poi attribuito manualmente dall’operatore.

La tesi dei genetisti della difesa

Secondo i genetisti Pasquale Linarello e Ugo Ricci, consulenti della difesa di Stasi, i due campioni sarebbero stati scambiati, e qualcuno si sarebbe poi accorto dell’errore senza però porvi rimedio. Secondo i legali di Stasi, questo avrebbe “di fatto alterato un elemento di prova decisivo che portò alla sua condanna”.

La posizione del consulente dei Poggi

Il consulente genetico della famiglia Poggi, Marzio Capra, ha ribadito più volte nei giorni scorsi che “tutte le operazioni si sono svolte alla presenza dei consulenti”, respingendo quindi l’ipotesi di irregolarità. Va sottolineato che si tratta, in entrambi i casi, di valutazioni di parte, non di accertamenti definitivi della magistratura.

I dati grezzi resi disponibili solo nel 2025

Solo l’ordine di esibizione del procuratore Stefano Civardi e la risposta positiva dell’attuale comandante del Ris, Matteo Donghi, hanno permesso l’8 novembre 2025 di rendere disponibili i dati grezzi oggetto di queste nuove analisi.

Le parole della madre di Stasi

In un’intervista al Giornale, Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, ha dichiarato: “È arrivato il tempo della giustizia, quella con la G maiuscola. Dopo tanti anni di buio e di dolore, passo dopo passo, sta venendo a galla quella verità che io e mio marito abbiamo sempre saputo: Alberto è innocente”. Sul Dna sui pedali ha aggiunto: “Io lo sapevo già che, prima o poi, la verità sarebbe venuta a galla, me lo sentivo”, esprimendo fiducia che la Procura accerterà “responsabilità e motivi della mancata trasmissione dei dati”. Un pensiero, infine, per la vittima: “Chiara è nel mio cuore da sempre. Tutto questo è anzitutto per lei”.

Presunzione di innocenza e stato del procedimento

Va ribadito che quella dello scambio di Dna resta, al momento, un’ipotesi investigativa al vaglio della Procura di Pavia, sostenuta dalla difesa di Stasi ma contestata dal consulente della famiglia Poggi. Nessuna delle due ricostruzioni costituisce un accertamento giudiziario definitivo, e la sentenza di condanna a carico di Alberto Stasi resta, allo stato, quella passata in giudicato.

Fonte: Open, articolo di Alessandro D’Amato, con dati ripresi dal Corriere della Sera

Continua a leggere su UrbanPost