Nuovi sviluppi nel giallo di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Martedì 13 ottobre sono iniziate le perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta sulla morte per ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvenuta dopo Natale 2025. Tra le piste al vaglio degli investigatori, riferiscono le cronache, c’è anche l’ipotesi che le due donne siano state avvelenate per errore e che il bersaglio fosse un’altra persona. Si tratta di un’ipotesi non confermata dalla Procura.

Le perquisizioni nelle scuole
La prima delle quattro perquisizioni disposte è iniziata poco prima delle 10 all’Istituto Agrario di Riccia. Gli uomini della Squadra mobile e dello Sco, in cinque, sono entrati nella scuola per ispezionare gli oltre 70 computer presenti, tra postazioni fisse, notebook e dispositivi didattici. Gli accertamenti riguardano anche il liceo Scientifico di Riccia, il liceo Classico di Campobasso, dove l’ispezione è prevista per giovedì 15 ottobre, e un istituto di Casacalenda. In tutto sono sotto esame circa 155 computer.
Cosa cercano gli investigatori
I decreti ruotano intorno alle ricerche sulla ricina effettuate sul web dai computer delle scuole: gli inquirenti vogliono capire se da quei dispositivi siano partite ricerche sul veleno. Il liceo Classico di Campobasso è la scuola frequentata fino allo scorso anno dalle due sorelle Di Vita, Sara e Alice. Non è accertato che dai computer siano partite ricerche: è ciò che la perquisizione dovrà verificare. Una perquisizione, inoltre, non equivale a un’accusa nei confronti di chi lavora o studia in quelle scuole.
L’ipotesi del bersaglio sbagliato
Tra le piste, riferiscono Il Messaggero, Tgcom24 e altre testate, c’è l’ipotesi che mamma e figlia siano state avvelenate nella loro casa per errore e che la sostanza fosse destinata a un’altra persona della famiglia. L’ipotesi riguarda, in particolare, il marito e padre, Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella. Non è stata confermata da fonti ufficiali: la Procura non ha reso note conclusioni, e in una fase precedente aveva definito “improbabile” l’ipotesi di un incidente.
Un libro sequestrato
Tra gli elementi acquisiti figura anche una copia del romanzo “Tiro al piccione” di Giose Rimanelli, sequestrata alcune settimane fa nell’ufficio di Gianni Di Vita a Pietracatella. Dalle fonti consultate non emergono elementi sul suo eventuale ruolo nell’inchiesta.
Chi è indagato
Nelle fonti consultate risultano indagati cinque medici, i cui legali hanno ricevuto i nuovi decreti di perquisizione. Per l’avvelenamento non sono stati resi noti indagati. Gianni Di Vita, che ha sempre negato ogni responsabilità, non risulta indagato. Per tutte le persone citate vale la presunzione di innocenza.
Cosa resta da chiarire
Restano da chiarire l’origine della sostanza, chi l’abbia procurata e il movente. Le indagini proseguono su più fronti e, nei prossimi giorni, sono attesi gli esiti delle ispezioni informatiche.
Fonte: Il Messaggero, Tgcom24, Il Gazzettino, Open, Ansa, Adnkronos, Sky TG24