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Minicar di Monteverde, i due minorenni “incastrati” dal meccanico: led rossi, un adesivo con un serpente e il numero dell’officina. Come li hanno scoperti i carabinieri

14/10/2026 12:41

Ci sono voluti otto giorni di ricerche serrate, più di quaranta telecamere e un dettaglio che, a posteriori, era evidente fin dall’inizio: un adesivo a forma di serpente rosso sul cofano. Così i carabinieri sono risaliti alla minicar nera usata nei raid del 4 e 5 ottobre a Monteverde, a Roma, e ai due minorenni di 16 e 17 anni ora denunciati. Determinante, secondo la ricostruzione, la testimonianza di un meccanico.

La minicar nera sequestrata dai carabinieri a Roma, con un adesivo a forma di serpente rosso sul cofano e una luce rossa sulla targa, riconosciuta grazie a un meccanico

I segni particolari della minicar

La minicar era facilmente riconoscibile: sul cofano e sulle fiancate anteriori aveva adesivi con serpenti rossi, una luce rossa illuminava la targa e sotto la carrozzeria erano stati montati dei led blu. I video raccolti dalle telecamere di Monteverde avevano già permesso di isolare il mezzo, ma la targa era stata coperta con un elastico nero.

Il meccanico e il numero dell’officina

Un adesivo riconducibile a un’officina ha permesso ai carabinieri di rintracciare il titolare. L’uomo ha raccontato di aver installato di recente alcuni led, una luce rossa vicino alla targa e degli adesivi su una minicar, e ha fornito il nome del proprietario del mezzo: un diciassettenne. Il meccanico, quindi, non ha “incastrato” nessuno, ma la sua testimonianza ha dato agli investigatori il collegamento mancante.

I controlli e il cellulare con la geolocalizzazione

I militari hanno passato al setaccio anche i nominativi dei ragazzini fermati nei giorni scorsi su veicoli simili: la stessa minicar, tre giorni prima, era stata controllata a Roma Nord. I movimenti dei due sarebbero stati ricostruiti anche grazie a un’applicazione di geolocalizzazione installata sul cellulare di uno di loro, che permette di localizzare il dispositivo da remoto.

La confessione

Davanti ai carabinieri e al pm i due avrebbero ammesso le proprie responsabilità. Secondo quanto riportato dalle cronache, avrebbero detto: “Siamo stati noi, volevamo dare una bastonata”, e avrebbero parlato di un “gioco” e di noia, aggiungendo di essersi fermati solo quando hanno saputo dell’attore ferito. Sono dichiarazioni riportate dalle cronache e non ancora valutate in sede giudiziaria.

Le accuse e il passaggio alla Procura dei minorenni

I due sono stati denunciati: l’ipotesi di reato per l’aggressione all’attore Davide Iacopini è il tentato omicidio, mentre per gli altri episodi vengono contestate le lesioni. Il fascicolo passa alla Procura per i minorenni. Gli inquirenti lavorano per ricostruire la dinamica dei singoli episodi e le responsabilità individuali.

Non sono i figli dell’avvocato

Dalle indagini emerge anche che i due ragazzi non sono i figli dell’avvocato che il 7 ottobre aveva denunciato il furto di una minicar uguale a quella descritta dalle vittime. Resta da chiarire il collegamento tra quella denuncia e la vicenda.

Le condizioni di Iacopini

Davide Iacopini, 42 anni, resta ricoverato nella terapia intensiva del San Camillo, in gravi condizioni. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva. Trattandosi di minorenni, non sono state diffuse le generalità.

Fonte: Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, RomaToday, Giornale La Voce

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