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Scontri a Milano, parlano i genitori dei fermati: “Mio figlio? Un p***a”

20/10/2026 09:26 - Aggiornamento 20/10/2026 09:43

“Mio figlio? È stato un pirla. Se ha sbagliato, pagherà”. Sono le parole di un padre arrivato in via Fatebenefratelli, a Milano, per riprendere il figlio dopo i fermi seguiti agli scontri di sabato 17 e domenica 18 ottobre. Tra i genitori in attesa davanti alla Questura le reazioni sono diverse: rabbia, delusione, paura, e anche chi sostiene che il figlio non abbia fatto nulla. Altre notizie nella sezione Milano.

Genitori in attesa davanti alla Questura di Milano, in via Fatebenefratelli, dopo i fermi seguiti agli scontri del 17 e 18 ottobre 2026
Giovani fermati per i disordini avvenuti a Milano, appena usciti dalla Questura mostrano la denuncia. Milano 19 ottobre 2026. ANSA/Lorenzo Attianese

Davanti alla Questura

In via Fatebenefratelli arrivano famiglie italiane, straniere e di seconda generazione, in Suv, treno o metropolitana. I genitori raccontano di aver saputo dei fermi in modi diversi: molti hanno scoperto da un video sui social che il figlio era in Duomo, altri hanno ricevuto una telefonata dalla Questura o dalla polizia nel cuore della notte, con l’invito a cercare un avvocato.

La rabbia dei padri

Un padre, parlando al telefono e poi rivolgendosi al figlio, dice: “Gli avrei spaccato la testa”, una frase che esprime la rabbia del momento. Un altro, lavoratore da decenni in Italia, è amareggiato: “Venire qua dopo 30 anni in Italia a spaccarmi la schiena tutti i giorni al lavoro…”. Per lui non ci sono scusanti: “Sono deluso. Se ha sbagliato, pagherà”. Secondo il Corriere della Sera, una madre ha lasciato l’auto in divieto di sosta pur di riabbracciare il figlio.

“Mi avevano detto che andavano in Duomo”

Diversi genitori dicono di non sapere cosa avessero fatto i ragazzi. “Oggi dovevano andare a scuola. Mi avevano detto che andavano in Duomo”, racconta un padre. Un altro: “L’ho chiamato, mi ha detto che era con gli amici in centro”. Una madre riferisce che il figlio le aveva detto di essere in Duomo con un amico, “che c’era casino”, e ritiene che “si sia trovato in mezzo”.

Chi si dichiara innocente

Alcuni dei fermati sostengono di non aver fatto niente. Un ragazzo protesta per le circa diciannove ore passate in Questura: racconta di essere arrivato con gli amici dopo aver visto sui social che c’era stato “casino” il sabato e di essere stato bloccato all’uscita della metropolitana. Un altro dice di essersi avvicinato per capire cosa succedesse al cugino fermato. Descrivono di essere stati in ventotto nella camera di sicurezza, con acqua e cibo ma coperte non sufficienti. Si tratta di versioni dei ragazzi, non verificate: la responsabilità di ciascuno sarà accertata dall’autorità giudiziaria.

La paura delle madri

Tra le testimonianze più forti, quella di una madre che cresce da sola i figli e che racconta di aver saputo del fermo del figlio minorenne da un video che le ha mostrato un parente. “Lui è un bravo ragazzo, si sarà fatto trascinare da amicizie sbagliate”, dice. Le è stato detto che avrebbe dovuto cercare un avvocato perché il ragazzo “andrà in carcere”. “Voglio solo abbracciarlo, e dirgli di fare la cosa giusta”, conclude. Un papà, preoccupato per il figlio ventunenne, insiste: “Lui è un buono”.

Il quadro giudiziario

Dei 271 accompagnati in Questura, 220 sono minorenni e 60 stranieri. Per gli undici maggiorenni arrestati la Procura ha chiesto il carcere; per i minorenni procede la Procura minorile e i procedimenti passano dal Tribunale per i minorenni, con pene ridotte. Chi ha meno di 14 anni non è imputabile.

Tutela dei minorenni

Trattandosi in gran parte di minorenni, non vengono diffusi nomi né elementi che possano consentirne l’identificazione, né quelli delle famiglie. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza.

Fonte: Open, Il Corriere della Sera, La Repubblica

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