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Acqua potabile, l’Ue avvia una nuova infrazione contro l’Italia: ecco cosa contesta Bruxelles

05/05/2026 23:50

L’Italia sotto accusa sull’acqua potabile: cosa sta succedendo davvero?

La nuova contestazione di Bruxelles

La Commissione europea ha avviato una nuova procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato recepimento corretto della direttiva Ue sull’acqua potabile. Secondo Bruxelles, la normativa è stata trasposta in modo incompleto e presenta ancora diverse lacune, nonostante il termine fissato per l’adeguamento fosse scaduto il 12 gennaio 2023.

La contestazione arriva in un momento in cui il tema della qualità dell’acqua torna al centro del dibattito pubblico. Non si tratta solo di un passaggio tecnico: per la Commissione, le mancanze italiane toccano direttamente salute, controlli e tutela delle persone più vulnerabili.

Le criticità segnalate

Tra i punti indicati da Bruxelles c’è la limitazione della valutazione dei rischi nei sistemi domestici di distribuzione dell’acqua, insieme al rinvio di alcuni obblighi previsti dalla direttiva. La Commissione contesta anche l’assenza di un obbligo chiaro di informare adeguatamente le persone vulnerabili su come accedere all’acqua potabile.

Un altro nodo riguarda le deroghe, che secondo l’esecutivo europeo sarebbero state applicate in modo troppo ampio rispetto a quanto previsto dalla direttiva, che le considera eccezioni temporanee e circoscritte. Bruxelles segnala inoltre la mancanza di un valore guida per gestire i metaboliti non rilevanti dei pesticidi nell’acqua potabile.

Il tempo per rispondere

Ora l’Italia ha due mesi per presentare le proprie osservazioni e rimediare alle carenze indicate dalla Commissione. Se la risposta non sarà ritenuta soddisfacente, Bruxelles potrà procedere con un parere motivato, facendo avanzare ulteriormente il procedimento.

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La procedura si inserisce in una linea più ampia della strategia Ue sulla resilienza idrica, che punta a proteggere la salute umana e l’ambiente attraverso regole più rigorose sulla qualità delle acque. In altre parole, il dossier non riguarda soltanto un adempimento burocratico, ma il livello di protezione garantito ai cittadini.

Lo stato delle acque in Italia

Sul tema interviene anche il quadro fotografato dall’Ispra, che nel rapporto “Lo stato delle acque in Italia verso il 4 ciclo di gestione” segnala un miglioramento non uniforme. Su oltre 7.700 corpi idrici superficiali, il 43,6% è in stato ecologico buono o superiore, mentre poco più del 75% risulta in stato chimico buono.

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Per le acque sotterranee i dati sono più incoraggianti, ma non risolutivi: su 1.007 corpi idrici, quasi l’80% è in stato quantitativo buono e il 70% in stato chimico buono. I segnali positivi, però, non bastano a nascondere la necessità di accelerare sugli obiettivi di qualità e sulla gestione integrata della risorsa.

La questione è delicata perché tocca un bene quotidiano e indispensabile. Quando l’Unione europea contesta il recepimento di una direttiva sull’acqua potabile, il messaggio è chiaro: non basta approvare una norma, bisogna renderla davvero operativa.

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