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La brigatista Federica Saraceni libera: «E’ un insulto per i famigliari delle vittime»

Federica Saraceni, ex brigatista condannata a 21 anni per l’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona assassinato nel Maggio 1999 a Roma, potrebbe presto essere libera. A stabilirlo sarà il Tribunale di Sorveglianza di Roma che il 3 luglio scorso aveva già dichiarato inammissibile l’istanza di libertà condizionale da parte della difesa dell’ex terrorista. Questa volta l’esito potrebbe essere diverso e la Saraceni potrebbe scontare gli ultimi quattro anni ai domiciliari. La vedova di Massino D’Antona, Olga D’Antona, non ci sta. Ad ottobre 2019 Olga si era già scagliata contro la magistratura quando alla Saraceni fu stato assegnato il reddito di cittadinanza di 624 euro al mese, quasi la cifra massima prevista dal sussidio introdotto dai Cinque Stelle.

federica saraceni

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Federica Saraceni libera: «Un insulto a parenti e vittime»

Federica Saraceni, figlia di Luigi Saraceni ex presidente della quinta sezione del Tribunale di Roma e fondatore di Magistratura democratica, si trova ora agli arresti domiciliari. Nell’intervista rilasciata da Olga D’Antona al Corriere della Sera la giornalista chiede alla giovane cosa pensa riguardo il diritto ad una seconda possibilità per chi sta scontando una pena. La moglie di D’Antona risponde: «Avrebbe senso se avesse finito di pagare il suo debito con la giustizia. Io sono favorevole a concedere i pieni diritti a chi ha scontato la propria condanna e soprattutto dopo un percorso di ravvedimento. Invece la Saraceni è a casa sua, agli arresti domiciliari, e ancora non ha concluso il suo percorso». Un grande senso di ingiustizia quello provato da Olga, che già nello scorso autunno aveva dovuto fare i conti con una pessima legislazione quando alla Saraceni, madre di due bambini, hanno approvato il Reddito di Cittadinanza.

Federica Saraceni

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Federica Saraceni, accolta la richiesta di Reddito di Cittadinanza

Per quanto scandalosa, la richiesta di Reddito di Cittadinanza della Saraceni, sarebbe lecita. La condanna infatti risale a 17 anni fa, ben 10 anni prima della richiesta di sussidio come previsto dai requisiti e poiché la donna, essendo agli arresti domiciliari, non è a carico dello stato. «Non sempre ciò che è legale è anche giusto», parole di Olga D’Antona, e in questo caso, «è evidente che c’è una falla nella legge che andrebbe sanata, il Parlamento ha il dovere di farlo». «L’ingiustizia non la subisco io, ma – ha aggiunto – la subiscono tutti i cittadini». I parlamentari della Lega hanno annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro del Lavoro. >> Le notizie dall’Italia

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