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Il capitano “Ultimo” entra in politica: l’inizio di un’ascesa che potrebbe cambiare la politica italiana

Nei giorni scorsi è passata sotto traccia la notizia della nomina del capitano “Ultimo” ad assessore all’Ambiente della Regione Calabria nella giunta guidata dallo scorso 15 febbraio da Jole Santelli, deputata di Forza Italia e pupilla di Silvio Berlusconi. Quello di “Ultimo” non è certo un nome nuovo alle cronache. Ciò che stupisce è invece il silenzio sul significato della sua discesa in campo in politica, ben più interessante sul piano generale al di là del ruolo che l’ex poliziotto ricoprirà nel governo regionale calabrese.

capitano "ultimo"

Chi è il capitano “Ultimo”: dalla cattura di Riina al Noe

Formazione militare, un’innata passione e predisposizione per le operazioni coperte, per lo svolgimento delle quali ha ideato (e comandato) la “sua” squadra speciale. Il capitano “Ultimo”, al secolo Sergio De Caprio, è nato a Montevarchi (Arezzo) nel 1961. E’ un carabiniere. E’ noto ai più soprattutto per il ruolo avuto nella cattura del capo dei capi di Cosa Nostra, Toto Riina, avvenuta nel 1993, quando “Ultimo” comandava i Crimor, una squadra del Ros, il Reparto Operativo Speciale dell’Arma, da lui espressamente creata in accordo con l’allora comandante generale dei Carabinieri per essere impiegata nel contrasto alla criminalità organizzata.

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De Caprio è un militare dalla lunga ed articolata esperienza. Ha iniziato alla “Nunziatella”, l’accademia in cui si inizia la carriera nell’esercito. Quindi, con il grado di tenente, è passato alla Scuola Ufficiali di Roma, A soli vent’anni chiede di essere trasferito in Sicilia ed ha il suo primo comando, quello della Compagnia di Bagheria. E’ qui che la sua carriera inizia con alcuni grandi “colpi”, la cattura di latitanti di spicco della mafia siciliana. Nel 1985, a soli 24 anni, arresta i latitanti  Vincenzo Puccio e Antonino Gargano, braccio destro di Bernardo Provenzano e killer del Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile. E’ in questo periodo che “Ultimo” elabora l’idea di un gruppo speciale dei Carabinieri espressamente dedicato alla cattura dei latitanti mafiosi. Il dado è tratto: quando De Caprio viene trasferito a Milano come Capitano del Ros (Raggruppamento operativo speciale) fonda il Crimor, “unità militare combattente” che resterà operativa a Palermo dal settembre 1992 e sciolta nel 1997.

Totò Riina

La cattura di Riina è la vicenda centrale nella carriera di “Ultimo”. L’attività che porto alla cattura di Totò ‘u Curtu è sempre stata coperta da una fitta coltre di mistero, perché riserbo è una parola che non rende l’idea. Ricordiamo che De Caprio, con il generale Mario Mori fondatore dei Ros, fu accusato di favoreggiamento a Cosa Nostra proprio nel periodo in cui stava inseguendo il capo dei capi. I due furono rinviati a giudizio su richiesta dell’allora sostituto procuratore di Palermo, Antonio Ingroia. L’accusa? Aver omesso di informare la Procura che il servizio di osservazione alla casa di Riina era stato sospeso, causando così, secondo la Procura, un ritardo nella perquisizione del covo del boss. Nel 2006, Ultimo e Mori sono stati prosciolti “perché il fatto non costituisce reato”. Già, il risultato è contato di più del metodo con cui è stato ottenuto.

Nel frattempo De Caprio ha lasciato il Ros, per sua stessa decisione. Approda al Noe, il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri che si occupa di reati ambientali. Ma per “Ultimo”, nonostante il proscioglimento nella vicenda della cattura di Riina, doveva arrivare una nuova tegola a minarne la carriera. Nell’agosto del 2015, infatti, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette (ricordate questo nome…) lo toglie dagli incarichi operativi e di polizia giudiziaria, pur lasciandogli la carica di vice comandante del Noe. Pochi mesi dopo, però, il capitano “Ultimo” ottiene un nuovo incarico, adatto alle sue caratteristiche: quello di direttore dell’ufficio affari interni dell’Aise, il servizio segreto per l’estero.

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“Ultimo” e le ombre sull’inchiesta Consip

Ma non è finita qui. Ricordate Tullio Del Sette di cui abbiamo parlato poco fa, quando tolse gli incarichi di polizia giudiziaria a “Ultimo”? Bene, Del Sette finì tra gli indagati per rilevazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Consip della Procura di Napoli. La vicenda aveva tra i protagonisti l’imprenditore Alfredo Romeo e costò un avviso di garanzia anche all’allora ministro dello Sport Luca Lotti, fedelissimo di Matteo Renzi. Dopo il passaggio dell’inchiesta a Roma però i militari del Nucleo operativo ecologico erano stati estromessi dall’indagine. Il motivo? “Gli accertamenti fin qui espletati – si leggeva nella nota diffusa da piazzale Clodio il 4 marzo 2017  – hanno evidenziato che le indagini sono state oggetto di ripetute rivelazione di notizie coperte da segreto sia prima che dopo la trasmissione degli atti a questo Ufficio, sia verso gli indagati o comunque verso persone coinvolte a vario titolo, sia nei confronti degli organi di informazione”.

L’allontanamento dal Noe e poi dall’Aise

In quel periodo, il capitano “Ultimo” aveva già lasciato il Noe per entrare nell’Aise, l’organo che ha preso il posto del Sismi. Scrive Il Fatto Quotidiano: “Al vertice del nucleo ecologico (De Caprio, ndr) aveva coordinato numerosissime indagine: da quella sugli investimenti della Lega Nord in Tanzania a Finmeccanica, dall’arresto di Luigi Bisignani a quella sulla P4 fino all’indagine sulla Cpl Concordia. Inchieste in cui comparivano l’intercettazioni tra Renzi il generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, nella quale l’allora leader del Pd svelava l’intenzione di spodestare Enrico Letta da Palazzo Chigi. Nell’agosto del 2015, però, una lettera firmata dal generale Tullio Del Sette lo ha rimosso da incarichi di polizia giudiziaria”. In seguito, De Caprio è entrato in rotta di collisione anche con i vertici dei servizi segreti. E nel luglio del 2017 “Ultimo” e venti altri elementi a lui vicini sono tornati a disposizione dei Carabinieri.

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Insomma, l’esautorazione di un personaggio scomodo o cos’altro? Che “Ultimo” abbiamo provato a toccare alcuni sancta santorum della politica è evidente. Che l’abbia fatto con metodi non sempre trasparenti non è provato ma è – come minimo un sospetto. Eppure ad un parte della politica italiana “Ultimo” piace da sempre. Fratelli d’Italia l’ha pure indicato (e votato) come presidente della Repubblica nel 2013 durante il secondo, il terzo e il sesto scrutinio. Infine, qualche giorno fa, la nomina ad assessore all’Ambiente in Calabria.

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Jole Santelli e gli uomini in divisa

Che a Jole Santelli piacciano gli uomini in divisa non è certo una novità, anche se in pochi forse lo hanno notato. E’ normale, si dirà. La Santelli è stata per cinque anni sottosegretario alla Giustizia, nel secondo e nel terzo governo Berlusconi. Storica e nota è la sua vicinanza a Gianni De Gennaro, prefetto, già capo della Polizia, poi capo del Dis (Dipartimento delle informazioni di sicurezza) e dal 2013 presidente di Leonardo, la più grande azienda della difesa in Italia. Disse la Santelli quando De Gennaro fu condannato in appello per i fatti del G8 di Genova, un anno e 4 mesi di reclusione per induzione alla falsa testimonianza nei confronti dell’ex questore di Genova Francesco Colucci. “Prima Bolzaneto, poi la Diaz e ora De Gennaro: l’appello ha ribaltato tutte le sentenze di primo grado. È chiaro che c’è un contrasto pesantissimo fra tribunale e Corte d’appello di Genova e che quest’ultima ha deciso di essere l’angelo vendicatore degli ayatollah della procura”.

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La politica abdica in favore degli “uomini forti”: un piano che assomiglia a quello della P2

Insomma, la discesa in campo politica di “Ultimo” è un segnale importante. Quella politica che, inconsciamente o meno, vuole abdicare al suo ruolo, affidandosi agli “uomini forti”, agli “uomini soli al comando”. Al di là delle carriere assolutamente non confrontabili, la parabola di “Ultimo” è assimilabile a quella di Matteo Salvini. Un uomo solo al comando, che alimenta il culto della propria personalità. “Solo contro tutti”, “ultimo” appunto. Che dal defilato incarico di assessore all’Ambiente il capitano “Ultimo” possa iniziare un viaggio politico verso altre e più elevate vette è chiaro. Meno chiaro, a differenza dell’epopea dei tempi del Ros, è chi siano i suoi compagni di viaggio, a parte quella Santelli che l’ha rilanciato in grande stile, senza che nessuno se ne accorgesse davvero.

Insomma, una parte della politica, a destra, ha deciso di abdicare in favore degli “uomini forti”. Se si parla delle vicende interne di un partito, come nel caso della Lega e di Matteo Salvini, può anche essere secondario. Ma se si parla delle istituzioni, no. Perché tutto questo assomiglia ad un piano per esautorare, dall’interno, le istituzioni democratiche. Un piano che riemerge, ciclicamente, con forza nella storia d’Italia. Un progetto che non si è mai finora realizzato ma che ha tragicamente segnato la nostra storia recente. I più attenti ricorderanno che assomiglia molto a quello della Loggia P2, l’organizzazione massonica segreta creata da Licio Gelli che vedeva tra i suoi iscritti, oltre a molti politici di rilievo, giornalisti, imprenditori, anche militari e uomini della forze dell’ordine. E’ presto per dire se per l’Italia si sta per aprire una “stagione dei colonnelli”, ma è forse tardi per affermare che la deriva è iniziata e che chi ha a cuore la salute della democrazia in Italia debba muoversi per trovare efficaci contromisure. >> Tutti i retroscena di politica

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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