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Chi era Marsha P. Johnson celebrata oggi dal doodle di Google

Coloratissimo e carico di vitalità il doodle di Google di oggi, martedì 30 giugno 2020, celebra Marsha P. Johnson: ecco chi era l’attivista LGBT. Drag queen statunitense, Marsha è ritenuta una delle presenze più rilevanti nei moti di Stonewall del 1969: una serie di violenti scontri tra gruppi di omosessuali e polizia newyorkese considerati simbolicamente come il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Perché si ricorda proprio oggi? Perché esattamente un anno fa, nello stesso giorno, le è stato reso onore postumo come “Grand Marshal” del consueto NYPride.

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Chi era Marsha P. Johnson: tra i simboli dei moti di Stonewall

Nata il 24 agosto del 1945 in New Jersey con il nome di Malcolm Michaels Jr., Marsha si trasferì a New York nel 1963, dopo essersi diplomata alle superiori. Arrivata nella Grande Mela, la Johnson si stabilì nel Greenwich Village, quartiere a forte presenza LGBT. Qui cambiò legalmente il suo nome in Marsha P. Johnson, dove la lettera P – secondo quanto dalla stessa raccontato – voleva essere una risposta a quanti le chiedevano quale fosse il suo genere sessuale. “Pay It No Mind”, ovvero “Non pensarci”. Divenuta una delle drag queen più note della città, Marsha ebbe poi un ruolo cruciale nella rivolta di Stonewall.

Lo Stonewall Inn, bar gay del Greenwich Village – oggi scelto annualmente per commemorarne la storia – fu proprio il teatro dei cosiddetti moti di Stonewall, scoppiati nella notte tra il 27 e il 28 giugno del ’69 in seguito all’irruzione della polizia di New York nel celebre bar. All’epoca, le incursioni nei locali frequentati da omosessuali erano abituali. L’omosessualità, considerata un “comportamento deviato”, era illegale in 49 stati americani. Quella notte, però, molte persone si opposero ai poliziotti scontrandosi con essi e dando il via a cinque notti intermittenti di proteste considerate simbolicamente come la nascita del Pride, l’Orgoglio omosessuale celebrato annualmente nel mese di giugno.

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La morte avvolta nel mistero

Marsha P. Johnson è considerata da molti come una delle persone che diedero inizio alle rivolte: lei stessa aveva però smentito questa ricostruzione sostenendo di essere arrivata solo a disordini iniziati. Rimane comunque la fondatrice – insieme all’attivista Sylvia Rivera – del movimento STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries), prima organizzazione negli Stati Uniti guidata da una donna trans e nera. Morta nel 1992, il suo corpo fu trovato il 6 luglio mentre galleggiava sul fiume Hudson. Il caso, archiviato dalla polizia come suicidio, fu riaperto nel 2012 grazie all’attivista Mariah Lopez. Anche in quella circostanza, però, – in mancanza di prove – la morte fu riclassificata come “sconosciuta”. In molti, nel corso degli anni, avevano sostenuto che fosse stata uccisa. >> Anna May Wong, chi era la donna celebrata oggi dal doodle di Google

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