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Come trovare cimici spia in casa, in ufficio, in macchina

Gli apparati di controllo come microspie, microcamere, registratori, localizzatori GPS sono sempre più diffusi. Merito dell’evoluzione tecnologica, che ha reso questi dispositivi piccoli e potentissimi.

Stando così le cose, essere un minimo paranoici è comprensibile. Per paradosso, in epoca di sovraesposizione da social, la privacy è sacra. Dunque come difendersi dal rischio di essere spiati?

La tecnologia toglie, la tecnologia dà. Contro microspie et similia i rimedi improvvisati (leggi: app per cellulare) non funzionano. Servono apparati altrettanto specifici e professionali. Oppure l’intervento di tecnici esperti. Ma andiamo con ordine.

Perché qualcuno dovrebbe spiarci

Tanto per cominciare, la legge. Attività di spionaggio perfettamente legali possono essere messe in atto solo dalle forze dell’ordine, dietro autorizzazione di un giudice ed entro un preciso riferimento normativo.

I privati, invece, non possono riprendere, registrare o intercettare qualcuno a sua insaputa, a patto che non siano fisicamente presenti alla conversazione. Non si può piazzare un microfono o una microtelecamera in una stanza e andarsene, si commette reato: interferenza illecita nella vita privata, reclusione da sei mesi a quattro anni. Parziale eccezione è ammessa solo se si spia qualcuno per ottenere le prove di un reato.

E qui veniamo al punto. Le ragioni per cui potremmo essere sorvegliati sono tante. Adulterio, ricatto, stalking, spionaggio industriale – escludendo eventuali indagini delle forze dell’ordine.

I dispositivi di controllo sono miniaturizzati Alcuni prodotti sono venduti già occultati in oggetti (portachiavi, chiavette USB, cornici, elettrodomestici, soprammobili, penne, orologi). Tutti gli altri possono essere facilmente nascosti nei luoghi più impensabili: sotto tavoli, dietro quadri o specchi, dentro cassetti o ante, interruttori, prese, nel cruscotto della macchina.

Per difendersi servono soluzioni professionali. Vediamo come procedere.

Primo step: l’ispezione visiva

La prima cosa da fare se si ha il sospetto di essere spiati o intercettati è procedere con una ispezione visiva dell’ambiente o del veicolo. Cercare ovunque, ma proprio ovunque, anche nei luoghi meno plausibili. Il diavolo si nasconde nei dettagli, le microspie negli angoli più remoti, negli oggetti più insospettabili.

Notate strani forellini nei mobili, fili che pendono inspiegabilmente, bizzarri led luminosi o surriscaldamenti eccessivi nei dispositivi elettronici più familiari. Occhio a lampadari, plafoniere, mensole, prese di corrente, i vasi delle piante, senza dubbio tra i posti preferiti. Nell’auto, il vano portaoggetti, le tasche laterali degli sportelli, gli spazi sotto i sedili, la tappezzeria.

Per procedere agevolmente nell’ispezione ci si può aiutare con la torcia del telefono o uno specchio.

Secondo step: scansionare l’ambiente con un cellulare

Meglio di no, in effetti. E’ un rimedio suggerito da molti, ma perfettamente inutile. Malgrado il vasto assortimento di app per rilevare microspie, gli smartphone, per quanto “intelligenti”, non possono nulla contro gli apparati di controllo professionali. Risultano inefficaci tanto nell’individuare le ottiche delle telecamere nascoste che nello scansionare le frequenze di trasmissione. Per dormire sonni tranquilli, la soluzione è un’altra.

Terzo step: effettuare una scansione con un rilevatore di microspie

L’unico modo per essere certi che nella propria abitazione, ufficio o auto non siano presenti apparati di sorveglianza illecitamente piazzati è adoperare un rilevatore di microspie. Si tratta di dispositivi in grado di trovare microspie audio, telecamere, localizzatori GPS, microfoni, registratori, accesi, spenti o in stand-by.

I dispositivi di spionaggio in trasmissione (microspie, microcamere wifi, localizzatori GPS attivi) vengono scovati attraverso l’analisi delle frequenze su cui viaggiano le informazioni. Quando individua una cimice o un dispositivo di sorveglianza non identificato, il rilevatore si illumina o emette un suono. I modelli più evoluti sono dotati di un monitor. I dati raccolti permettono di identificare la tipologia e la provenienza del segnale anomalo.

Le telecamere non wifi (o non in funzione) possono essere rintracciate individuando l’ottica tramite l’emissione di un raggio laser poi riflesso dalla lente. E questo indipendentemente dalle dimensioni. Le attuali telecamere spia sono ultra miniaturizzate con obiettivi pinhole (letteralmente “punta di spillo”). Malgrado ciò non sfuggono ai rilevatori di telecamere professionali.

Microregistratori nascosti possono essere scoperti grazie ai rilevatori di giunzioni non lineari. Individuando la presenza di componenti elettronici in un certo ambiente o su uno specifico bersaglio, risultano efficaci contro dispositivi spenti, che trasmettono per brevissimi lassi di tempo o che non trasmettono affatto.

L’alternativa: effettuare una bonifica da microspie

L’alternativa alla rilevazione di microspie “fai da te” è una bonifica elettronica eseguita da personale esperto in contromisure tecniche di sorveglianza (TSCM).

Le bonifiche da microspie possono essere effettuate in casa, azienda, ufficio, auto, ma anche su telefoni cellulari o computer (contro eventuali software spia).

Al termine dell’attività, i tecnici rilasciano una relazione con il dettaglio delle operazioni svolte e l’esito.

Qualora la bonifica o l’esame condotto in prima persona rilevino la presenza di strumenti di controllo installati a propria insaputa, il consiglio è lo stesso: denunciare alle forze dell’ordine. Solo in questo modo si avrà qualche speranza di appurare l’autore del gesto e tornare a dormire sonni tranquilli.

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