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Coniugi Moretti, chi sono davvero i proprietari del locale di Crans-Montana al centro dell’inchiesta

08/01/2026 21:20

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Il nome dei coniugi Moretti è diventato improvvisamente familiare a milioni di persone. Non per un successo imprenditoriale, non per una storia esemplare, ma perché legato a una delle tragedie più gravi avvenute in Svizzera negli ultimi anni. Crans-Montana, notte di Capodanno. Un incendio, decine di giovani intrappolati, vite spezzate in pochi minuti. Da quel momento, attorno a Jacques Moretti e Jessica Maric Moretti si è aperta una voragine fatta di domande, sospetti, indagini e dolore.

Capire chi sono i coniugi Moretti oggi non è solo un esercizio biografico. È un tentativo di dare contesto a una storia che non riguarda più soltanto un locale notturno, ma un sistema di controlli, di potere economico, di relazioni e di responsabilità che ora viene messo sotto la lente della giustizia.

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Da imprenditori sconosciuti a nomi al centro della cronaca

Fino a pochi giorni prima della strage, i Moretti erano conosciuti soprattutto a Crans-Montana. Nel mondo dei locali, della ristorazione di lusso, del turismo d’élite. Non figure pubbliche, non personaggi mediatici. Proprietari. Gestori. Imprenditori che avevano costruito negli anni una presenza solida in uno dei comprensori sciistici più esclusivi d’Europa.

Poi la notte del rogo ha cambiato tutto. Le immagini, le testimonianze, i racconti dei sopravvissuti hanno trasformato quei nomi in simboli. Non ancora colpevoli, ma inevitabilmente centrali in un’indagine che punta a chiarire come sia stato possibile che un locale affollato diventasse una trappola mortale.

Il locale Le Constellation e la notte che ha spezzato quaranta vite

Le Constellation non era un locale qualunque. Era uno dei punti di ritrovo più frequentati durante le festività. Musica alta, giovani da tutta Europa, una veranda ampliata nel tempo, spazi ristrutturati per aumentare la capienza. Proprio quella capienza, oggi, è una delle parole chiave dell’inchiesta.

Secondo le prime ricostruzioni, nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio all’interno del locale si trovavano centinaia di persone. Una sola via di fuga. Pannelli in plexiglass. Fumo denso. Il tempo, dicono gli esperti, sarebbe stato inferiore a due minuti per mettersi in salvo.

Quando le fiamme hanno preso il sopravvento, non è rimasto spazio per errori. E non c’è stato margine per improvvisare.

Le indagini e l’iscrizione nel registro degli indagati

La Procura del Cantone Vallese ha iscritto Jacques Moretti e Jessica Maric Moretti nel registro degli indagati con accuse pesantissime: omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. Ipotesi che, in una fase così delicata, non equivalgono a una condanna, ma tracciano il perimetro della responsabilità che gli inquirenti intendono verificare.

Parallelamente, anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo. Una mossa che dà alla vicenda una dimensione internazionale, legata alla presenza di numerose vittime italiane. Francia, Svizzera, Italia. Tre Paesi coinvolti in una storia che supera i confini di una singola giurisdizione.

La fuga, la cassa, le immagini che inquietano

Uno degli elementi che più hanno colpito l’opinione pubblica è il racconto, ora al vaglio degli investigatori, di una fuga ripresa dalle telecamere. Jessica Maric Moretti sarebbe stata immortalata mentre usciva dal locale con la cassa in mano, pochi istanti dopo l’inizio dell’incendio.

Un dettaglio che, se confermato, non è solo simbolico. Diventa centrale nella valutazione delle responsabilità, soprattutto in relazione all’ipotesi di omissione di soccorso. Gli inquirenti stanno analizzando quei filmati con estrema cautela, consapevoli del peso che ogni immagine può avere in un processo destinato a durare anni.

Un’ascesa imprenditoriale rapida e senza mutui

Un altro fronte dell’indagine riguarda il patrimonio dei coniugi Moretti. Secondo quanto emerso da inchieste giornalistiche e documenti catastali, la coppia avrebbe costruito in pochi anni un impero immobiliare a Crans-Montana e nei comuni limitrofi.

Ristoranti, discobar, chalet, ville. Acquisizioni effettuate, secondo le ricostruzioni, senza ricorrere a prestiti bancari. Fondi propri. Un dettaglio che ha attirato l’attenzione della stampa svizzera, non tanto per il valore in sé, quanto per la rapidità e le modalità dell’accumulo.

In un contesto come quello svizzero, noto per i controlli stringenti, ogni anomalia diventa automaticamente oggetto di verifica.

Il passato giudiziario che riemerge

Nel profilo di Jacques Moretti compare anche una condanna risalente al 2008 in Francia, per sfruttamento della prostituzione aggravato. Una vicenda lontana nel tempo, che non ha un legame diretto con l’incendio, ma che oggi viene inevitabilmente riesaminata alla luce del nuovo contesto.

Non come prova di colpevolezza, ma come tassello di una storia personale che ora viene scandagliata in ogni dettaglio. Perché quando una tragedia di questa portata colpisce, nulla resta sullo sfondo.

Il dolore delle famiglie e la richiesta di verità

Mentre le indagini avanzano, il dolore resta. I funerali celebrati in Italia, le bare bianche, le parole dei genitori. Una domanda ritorna ossessiva: come è stato possibile?

Alcune famiglie parlano apertamente di sete di verità. Altre chiedono che l’Italia si costituisca parte civile. C’è chi sottolinea incongruenze nei referti, chi si aggrappa a ogni dettaglio per capire se davvero non ci fosse un modo per salvare anche solo una vita in più.

Una vicenda che va oltre i singoli nomi

Il caso dei coniugi Moretti non è solo la storia di due imprenditori sotto indagine. È il racconto di un sistema di controlli che forse non ha funzionato, di concessioni, di verifiche, di autorizzazioni che ora vengono rimesse in discussione.

Crans-Montana è un simbolo di lusso e sicurezza. Proprio per questo, ciò che è accaduto scuote più a fondo. Perché se può succedere lì, può succedere ovunque.

Il tempo della giustizia e quello della memoria

Le inchieste saranno lunghe. I processi, se arriveranno, dureranno anni. Le responsabilità penali verranno accertate nelle aule di tribunale, non sui titoli dei giornali.

Ma il tempo della memoria è diverso. È immediato. È fatto di nomi, di volti, di storie interrotte. E ogni volta che il nome dei coniugi Moretti tornerà nelle cronache, porterà con sé non solo un’indagine, ma il peso di quaranta vite che chiedono ancora risposte.

In questa storia, più che mai, la verità non è un dettaglio. È l’unica forma possibile di giustizia.

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