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Coronavirus riapertura negozi, presidente di Confimprese: “E’ caos totale”

Oggi l’Italia ha mosso i primi passi verso quello che si preannuncia essere un lento rientro alla normalità. Da questa mattina, infatti, grazie al nuovo Dpcm sul tema coronavirus, è iniziata la riapertura di alcune attività e negozi. Tra questi, anche quelli specializzati nell’abbigliamento per i neonati e i bambini. Il passaggio dal lockdown totale alla fase 2, però, è scandito da ordinanze che hanno scatenato le proteste delle imprese che commercializzano merceologie sia per i più piccoli, che per gli adulti. E ora si vedono costrette a rimanere chiuse.

coronavirus riapertura negozi

Coronavirus riapertura negozi, il commento del presidente di Confimprese

A sottolinearlo è stato Mario Resca, presidente di Confimprese: “Il commercio è sempre più penalizzato. Oltre che dalle nuove misure, che non permettono di organizzare lo spazio all’interno dei punti vendita per separare l’abbigliamento adulto dal kid, anche dalla mancanza di armonizzazione tra le regioni e tra Stato e Regioni. Ognuna fa per sé. Con il risultato di un caos totale per cittadini e imprese, che non sanno come orientarsi nella giungla di divieti e permessi. Ordine e contrordine creano disordine”.

Quello che sta avvenendo, infatti, è un difficile passaggio dal lockdown totale alla cosiddetta fase 2. Non è semplice, e le regole da seguire sono tante. Le aperture, infatti, avverranno nel pieno rispetto di quanto previsto dal decreto del Governo e dalle decisioni prese dalle singole Regioni. Bisognerà assicurare il distanziamento interpersonale e lo scaglionamento degli accessi, garantendo ricambio d’aria, sistemi per la disinfezione delle mani, pulizia e igiene ambientale. Tuttavia, la situazione sembra essere ancora in balia degli eventi e sarebbe necessario che il governo condividesse un piano più dettagliato per il ritorno alla normalità.

Coronavirus riapertura graduale

Coronavirus, Resca: “Riconoscere le conseguenze del Covid-19 come causa di forza maggiore”

Il Presidente di Confimprese Resca, inoltre, ritiene “necessario riconoscere le conseguenze del Covid-19 come causa di forza maggiore“, e quindi definire lo “stop al pagamento dei canoni d’affitto”. Secondo Resca, infatti, i decreti governativi per l’emergenza “continuano a trascurare il commercio“. Proprio per questo motivo l’associazione “si fa portavoce del grido di allarme dei suoi 350 brand commerciali che, con i negozi chiusi da oltre un mese, hanno perso il 95% dei fatturati”. Confimprese, infatti, stima che solo in Lombardia “un negozio su tre non riaprirà più”, soffocato dalle conseguenze causate dal coronavirus. E per questo motivo Resca annuncia per domani l’avvio di “una campagna di comunicazione per promuovere il dialogo sul tema canoni di locazione”.

“Si è creato un corto circuito tra retailer e proprietari immobiliari nei centri commerciali e centri città sui canoni d’affitto con cui non riusciamo ad avviare un tavolo di lavoro comune”, spiega Mario Resca. “Chiediamo la rinegoziazione dei canoni calmierati nella fase 2 del post-emergenza, possibilmente solo sulla percentuale del fatturato fino a quando il mercato non si riprende” conclude. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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