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Coronavirus Trivulzio scandalo, un comitato per fare giustizia: «Volevano legare mia madre»

Il caso delle morti per coronavirus al Trivulzio di Milano si arricchisce di testimonianze agghiaccianti: lo scandalo della più nota Rsa meneghina ha portato alla creazione di un “comitato verità e giustizia”. Sulle pagine di Repubblica è Alessandro Azzoni, il leader della ‘delegazione’, a parlare di quanto accaduto tra le mura dell’ormai nota casa di riposo. Imprenditore 45enne, Azzoni ha dato vita al “Comitato verità e giustizia vittime Trivulzio” raccogliendo nel giro di poco centinaia di adesioni. Coinvolto in prima persona per via della madre, Marisa De Marzi, 76enne ricoverata nel reparto Fornari, Alessandro – insieme al comitato – vuole “lottare per tutte le centinaia di ‘condannati a morte’ dentro a quell’istituto dove sono già mancate tante persone. Anime che chiedono giustizia e verità”.

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Coronavirus Trivulzio scandalo, il comitato: «È un dovere fare una battaglia per dare alla morte un briciolo di dignità»

Un comitato partito da Facebook con l’apertura di una pagina da parte di una ventina di persone, cui si sono subito aggiunte centinaia di adesioni, ricontattate “per raccogliere firme e memorie”. «Negli ultimi giorni – ha riportato Azzoni a Repubblicaho ascoltato storie agghiaccianti di malasanità e ingiustizia che si sono consumate fra quelle mura e che vanno raccontate. Tante persone sono state infettate dagli stessi medici e infermieri invitati a non mettere le mascherine, mentre il virus passava da un letto all’altro e venivano accettati pazienti Covid dagli ospedali. È un dovere fare una battaglia per dare alla morte un briciolo di dignità. Molti di noi non potranno più abbracciare mamma o papà. Ma almeno avremo giustizia».

Coronavirus morti al Pio Albergo Trivulzio

«E’ urgente intervenire prima che muoiano tutti»

Il primo passo verso la giustizia è la presentazione di un’istanza urgente al pm del Tribunale di Milano, Tiziana Siciliano, che sta indagando sulle morti al Trivulzio. La richiesta è «una misura cautelare che potrebbe essere un sequestro preventivo per giungere possibilmente ad un commissariamento del Pio Albergo e per intervenire su una gestione manageriale e sanitaria disastrosa, un caos che rischia di aggravare le conseguenze dell’epidemia. Il virus – dice Azzoni – è stato prima fatto entrare alla Baggina. E poi, non hanno preso nessun provvedimento per salvare i nostri cari». «Il reato è ancora in corso in quei reparti. – afferma ancora il leader del comitato – Ed è urgente intervenire prima che muoiano tutti».

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«Volevano legare mia madre al letto per evitare il contagio»

Molto dura la testimonianza di Azzoni sulla propria esperienza personale: la mamma, dice, è stata “abbandonata in un letto, senza cure, abulica, disidratata e, immagino, positiva al virus, anche se non le hanno fatto il tampone”. E adesso, prosegue: «Sono giorni che battaglio con i sanitari, perché le mettano almeno una flebo. Quando aveva la febbre alta, mi hanno chiesto l’autorizzazione di legarla al letto perché non andasse a contagiare altri». «Prima – spiega – hanno permesso che venisse contagiata, poi non hanno seguito alcun protocollo, né praticato terapie adeguate, né fornito assistenza psicologica. Uno sfacelo che testimonia il completo fallimento della dirigenza del più grande istituto geriatrico italiano. Una vergogna che va punita». >> Coronavirus, morti al Pio Albergo Trivulzio: la Guardia di Finanza perquisisce la sede

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