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Covid riaperture, studio Fbk-Iss-Inail: rischiose se incidenza casi è alta, anche con Rt sotto 1

Riaperture 2021. Allentare le restrizioni quando l’incidenza dei contagi da Sars-Cov-2 è ancora alta, può portare a un rapido nuovo picco dei casi, e quindi dei ricoveri, anche se l’indice Rt è inferiore a 1. Lo dimostra uno studio, basato sui dati della prima ondata dell’epidemia di Covid in Italia. La ricerca è stata condotta dai ricercatori di Fondazione Bruno Kessler (Fbk), Istituto superiore di sanità (Iss) e Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (Inail), e pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science of the United States (Pnas).

Riaperture 2021

“Nella prima ondata una fine anticipata del lockdown avrebbe causato incremento del 500% di ricoveri”

I risultati della ricerca – per cui è stato usato un modello di trasmissione del virus per stimare l’impatto di diverse strategie di mitigazione introducendo anche la stima del rischio nei diversi settori produttivi – sono stati utilizzati per definire i possibili scenari in seguito alle riaperture della fase 2, e i possibili scenari e interventi nella fase autunnale.

Lo studio mostra che “un anticipo prematuro delle riaperture può incidere notevolmente sull’andamento dell’epidemia. Ad esempio, anticipare al 20 aprile la fine del lockdown avvenuta il 18 maggio avrebbe potuto generare un incremento di circa il 500% delle ospedalizzazioni cumulative rispetto a quelle osservate da maggio fino a fine settembre”.

Non solo. Dall’analisi emerge che “Rt minore di 1 è necessario per permettere margine di azione dopo il rilascio delle restrizioni. Mentre la bassa incidenza è necessaria per mantenere il livello dei casi – e quindi di ricoveri e decessi – approssimativamente costante dopo che Rt ritorna a valori vicini a 1 a seguito delle riaperture”.

Riaperture 2021: per evitare nuove ondate servono sia bassa incidenza sia Rt sotto 1

Consideriamo ad esempio quanto è avvenuto l’estate scorsa. L’Rt a livello nazionale è stato stimato a circa 3 in febbraio, è poi sceso sotto 1 nel giro di due settimane a seguito del lockdown imposto l’11 marzo. Poi è ricresciuto a valori vicini e anche leggermente superiori a 1 dopo le riaperture del 18 maggio. “In particolare, l’incidenza deve essere sufficientemente bassa – spiega Stefano Merler, ricercatore Fbk – da poter essere gestita dai sistemi di prevenzione con l’isolamento dei casi e la quarantena dei contatti. Basandosi sul periodo in cui i servizi di prevenzione hanno cominciato ad andare in sofferenza a causa dell’aumento di incidenza di casi durante la seconda onda, questa incidenza dovrebbe essere inferiore a circa 50 casi settimanali ogni 100.000 abitanti”.

L’incidenza, secondo l’ultimo report Iss del 31 dicembre scorso, è ben sopra i 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti in numerose regioni. Di più: l’incidenza è superiore a 100 casi settimanali ogni 100mila abitanti in ben 10 regioni. In Veneto è di 444 casi ogni 100mila abitanti, in Emilia-Romagna è di 185, in Friuli Venezia Giulia è di 156. In Puglia è di 138. Poi ancora, nella provincia autonoma di Bolzano e nel Lazio 133, nelle Marche 128, nella provincia autonoma di Trento 119, in Lombardia di 105, in Valle d’Aosta 101.

“La ricerca – prosegue Merler – mostra che il potenziale di trasmissione di Covid-19 è ancora altissimo. Questo suggerisce estrema cautela nella scelta dei contatti sociali che vengono riattivati e nella tempistica di riattivazione degli stessi”. >> Tutte le notizie sul Coronavirus

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