Il Consiglio dei ministri si è riunito nel pomeriggio di oggi, giovedì 24 settembre, alle 16:30, per varare il decreto legge sulla scuola. La conferma è arrivata dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha spiegato la scelta dello strumento normativo, sottolineando l’urgenza di intervenire già a partire da questo anno scolastico, con entrata in vigore immediata.

Il tetto del 30% e il criterio linguistico
Il provvedimento introduce un tetto del 30% di studenti non italofoni per classe. Il punto centrale della misura riguarda il criterio di applicazione: il limite non è legato alla cittadinanza degli studenti, ma alla loro conoscenza della lingua italiana. Secondo Valditara, si tratterebbe di un criterio puramente linguistico, valido anche per gli studenti dell’Unione Europea che non parlano italiano. La misura punta a superare la precedente impostazione contenuta nella circolare Gelmini del 2010, trasformando il meccanismo in una norma di legge vincolante.
Docente dedicato oltre il 20%
Il testo conferma la misura già in vigore dall’anno scolastico 2025/26, che prevede l’assegnazione di un docente dedicato al potenziamento dell’italiano nelle classi dove gli studenti da poco arrivati in Italia siano il 20% o più, o non siano in possesso di competenze linguistiche pari almeno al livello A2.
Le deroghe previste
Insieme al tetto, il decreto introduce alcune deroghe: a partire dai due anni già trascorsi nella scuola dell’infanzia, che negli altri gradi di istruzione (primaria, medie o superiori) diventano tre. Qualora il limite del 30% non fosse rispettabile, e non fossero praticabili smistamenti in altre classi o scuole, partiranno attività di potenziamento linguistico finanziate dalle risorse stanziate.
Il divieto di burqa e niqab
Il decreto vieta esplicitamente l’utilizzo di burqa e niqab all’interno degli istituti scolastici, in nome della parità di genere e della necessità di garantire pienamente la frequenza scolastica. Valditara ha definito la misura “una battaglia di civiltà”, sostenendo che chi vuole combattere il patriarcato e l’isolamento della donna non può tollerare strumenti che la considerano inferiore.
Multe fino a 800 euro per i genitori
Per i genitori che violano il divieto sono previste sanzioni pecuniarie, con multe che vanno da 150 a 800 euro in caso di violazioni reiterate. La norma si inserisce nell’ambito dell’obbligo scolastico: le famiglie non potranno sottrarre le figlie alla scuola per aggirare il divieto, restando comunque valide anche le conseguenze già previste dalla normativa vigente per chi viola l’obbligo di istruzione.
Corsi di italiano obbligatori per i genitori
Un’ulteriore misura prevede l’obbligo, per i genitori di studenti con gravi difficoltà di inserimento scolastico riconducibili a barriere linguistiche, di frequentare percorsi di apprendimento della lingua italiana.
I finanziamenti previsti
Il decreto stanzia 14 milioni di euro per il potenziamento dell’insegnamento della lingua italiana e 170 milioni di euro destinati a ispettori e personale di segreteria.
Il confronto con il Quirinale
Nei giorni precedenti all’approvazione sono proseguiti i contatti tra il governo e il Quirinale, attento principalmente ai contenuti e ai principi di integrazione e costituzionalità del provvedimento.
Le radici parlamentari della misura
Il percorso verso il decreto affonda le radici in una risoluzione approvata a giugno 2026 dalla Commissione Cultura della Camera, a prima firma del deputato di Futuro Nazionale Rossano Sasso.
Le critiche, anche dalla maggioranza
Il provvedimento resta al centro del dibattito politico, con le opposizioni critiche verso la misura. Non sono mancati dubbi anche da settori della maggioranza: lo stesso Sasso ha espresso perplessità, opponendosi in particolare all’ipotesi di sottrarre fondi agli studenti italiani per destinarli a quelli stranieri.
Fonte: Il Messaggero, Orizzonte Scuola, Il Sole 24 Ore, Spazio50, LiberoReporter, con dichiarazioni del ministro Giuseppe Valditara