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Dora Liguori in libreria con il romanzo storico “Carulì si m’amave. Napoli 1799”

Dora Liguori, da sempre interessata a studi sul Mezzogiorno, prima e dopo l’unità d’Italia, è tornata in libreria con un romanzo storico dal titolo accattivante “Carulì si m’amave. Napoli 1799, Storia di una rivoluzione senza popolo”. E proprio a Carolina, la Regina della città partenopea si rivolge il popolo, nel gennaio del 1799, cantando sotto le finestre del Palazzo Reale.

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Dora Liguori in libreria con il romanzo storico “Carulì si m’amave. Napoli 1799”

Tutti i popolani furiosi perché la sovrana si era resa colpevole d’aver convinto il consorte, Ferdinando IV di Borbone, ad abbandonare la città per rifugiarsi a Palermo. Napoli, la città dai mille colori, stava per essere sconvolta, infatti, dai cosiddetti “tre giorni della Lazzaria”. Da lì a poco la capitale del Regno sarebbe stata invasata dall’esercito francese guidato dal generale Jean Etienne Championnet. In quelle difficili ore emerge dirompente l’orgoglio popolare dei lazzari, bambini compresi, che riuscirono a bloccare gli ingressi della città, facendo barriera. In sostanza questi fecero ricorso soltanto a pietre e a qualche vecchio archibugio, senza armi vere e proprie.

Dora Liguori

Uno spaccato del nostro paese: l’orgoglio dei Lazzari

Dora Liguori, scrittrice, musicista e regista, già autrice dei preziosi romanzi Memento Domine e Sibilla d’Altavilla. Contessa di Conversano, torna a stupire i lettori con un’opera di carattere storico, che sul filo dell’ironia e del sarcasmo, racconta uno spaccato del nostro paese. Da sempre studiosa delle problematiche del Mezzogiorno, l’autrice è stata ancora una volta assai abile nel proporre un linguaggio vario, che è all’altezza della rocambolesca trama. 528 pagine da divorare in pochi giorni, una lettura appassionante. A popolare il mondo di “Carulì si m’amave. Napoli 1799. Storia di una rivoluzione senza popolo” (Bolis Edizioni) non solo gli scugnizzi, ma anche Coco, il pappagallo, che sembra il protagonista dell’intera vicenda e che campeggia sulla copertina, il suo istruttore e botanico Ramon Ortega, la giovane Piccerenella, detta anche “a cummarella ‘e don Cocò”. Ampio spazio poi a Ferdinando IV e Carolina d’Asburgo Lorena e a personaggi secondari come Donna Eleonora de Fonseca Pimentel, il medico Domenico Cirillo e il cardinale Fabrizio Ruffo di Calabria. Leggi anche l’articolo —> Intervista a Lorenzo Spurio: «Vi racconto “Le Iguane non mi turbano più” di Dina Bellrham»

 

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