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Inflazione, tassi d’interesse in crescita e austerity energetica: la tempesta perfetta

Ultime notizie economia, un mix che più esplosivo di così non si può. Inflazione e tassi d’interesse in crescita, prezzi energetici in volo con conseguente austerity. Sommati ad una situazione delle finanze pubbliche già da sempre pesante ed ulteriormente gravata dal post-pandemia, ecco l’identikit di una tempesta perfetta in arrivo sull’Italia e sull’Europa.

Giorgia Meloni è ancora alle prese con i suoi alleati per la formazione del suo primo esecutivo, per cui avrà quasi sicuramente l’incarico da vincitrice delle ultime elezioni politiche. Ma lo scenario che attende la leader di Fratelli d?Italia o chi per essa siederà sulla poltrona di Palazzo Chigi è da far tremare i polsi. Polsi di mani che per i primi mesi saranno legate dall’eredità Draghi: subito una manovra da 30-40 miliardi su cui i capitoli di spesa saranno praticamente inesistenti.

Come sta andando l’inflazione

Ma torniamo alla tempesta perfetta e affrontiamola punto per punto. Si diceva dell’inflazione, che sta galoppando in conseguenza del conflitto Russia-Ucraina e delle speculazioni che ha generato. I dati attuali preoccupano e le previsioni per i prossimi mesi sono tutt’altro che positive. L’Istat ha comunicato che nel mese di settembre 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (al lordo dei tabacchi) ha registrato un aumento dello 0,3% su base mensile e dell’8,9% su base annua (dal +8,4% del mese precedente). Un dato che ha sforato le previsioni ufficiali.

Il dato è nettamente influenzato dall’andamento per prezzi energetici, che hanno fatto registrare incrementi medi superiori al 43% con bollette da incubo per aziende e cittadini. In ogni caso, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +4,4% a +5% e quella al netto dei soli beni energetici da +5% a +5,5%.

I tassi d’interesse crescono e continueranno a crescere

Quando l’inflazione corre, di norma salgono anche i tassi d’interesse. Ma questo accade (di norma è improprio dirlo, ma abitualmente è così) solo quando l’inflazione è accompagnata anche da una buona crescita del Pil. Cosa che al momento non sta accadendo in Italia. La Banca Centrale Europea, come annunciato da tempo, lo scorso 4 ottobre ha portato il tasso d’interesse base all’1,25% dallo 0,50% precedente. Un incremento di 75 punti base in un solo colpo, mai registrato prima d’ora. Il livello attuale del tasso Bce è inoltre il più alto da novembre 2011.

La presidente Lagarde ha già confermato che i tassi saranno ulteriormente ritoccati al rialzo se l’inflazione dovesse continuare a galoppare in tutta l’Eurozona. Al momento, poca o nessuna considerazione ha avuto il dato del Pil europeo. La crescita del PIL reale sia nell’UE che nell’area dell’euro è ora prevista al 2,7% nel 2022 e al 2,3% nel 2023, in calo rispettivamente dal 4% e dal 2,8% indicato nelle precedenti previsioni della Commissione.

L’incremento del tasso base Bce ha portato come naturale alla crescita dei tassi Eurirs ed Euribor, vale a dire gli interessi praticati dalle banche ai consumatori ed alle aziende per mutui e prestiti a tasso fisso e variabile. Oggi l’Euribor a 3 mesi, il tasso di riferimento più utilizzato per i mutui ipotecari a tasso variabile, è all’1,2% (EUR 360) dopo essere stato per oltre due anni sotto all’1%. (Fonte: Osservatorio tassi Il Sole 24Ore)

In sole 2 settimane, la curva dei tassi è aumentata mediamente dello 0,75%. Considerando che un aumento del tasso variabile di 0,75% comporta, per un mutuo ventennale di 100.000 euro, un aumento della rata mensile di quasi 80 euro, è chiaro che ci aspettano tempi difficili. Secondo l’ Osservatorio MutuiSupermarket.it, dal confronto della curva dei Futures sull’Euribor a 3 Mesi, si evince che le aspettative sull’andamento atteso del costo del denaro aumentano più in fretta del previsto. Il massimo (3,5%) dovrebbe essere toccato tra un anno esatto: con questo tasso, l’aumento della rata per un mutuo ventennale di 100mila euro potrebbe superare i 200 euro mensili.

Austerity energetica

Ultimo capitolo, ma non certo meno importante, quello sull’austerity energetica. Se si sta discutendo di un tetto europeo al prezzo del gas, su cui ancora non c’è accordo, non è affatto chiaro come gestire la corsa al prezzo dell’energia elettrica. In un contesto produttivo e sociale che si sta sempre più “elettrificando”, si tratta dell’emergenza più pesante dei prossimi anni.

Ad un aumento costante e progressivo dei costi dell’energia elettrica, la risposta più naturale del sistema è la riduzione dei consumi. Difficile, ma ovviamente possibile praticarla ma le sue implicazioni sul sistema produttivo non sono state al momento valutate con coerenza né dai governi nazionali né dall’Unione Europea.

Se invece il prezzo dell’energia elettrica continuerà a crescere anche nei prossimi mesi ai tassi fatti registrare dall’inizio del 2022, allora l’austerity più volte ventilata come soluzione per il risparmio sarà l’unica strada possibile. Con la chiusura anticipata di negozi e grandi superfici commerciali e – casi estremi ma non impossibili – lo spegnimento di alcuni impianti produttivi, è chiaro anche ai meno esperti di economia che le conseguenze sul prodotto interno lordo degli Stati europei saranno pesanti.

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