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G20 Roma, battesimo del fuoco per Draghi. Parsi: «Dietro la retorica, la realpolitik»

Per tutto il fine settimana gli occhi del mondo intero saranno puntati sull’Italia. L’ombelico sarà Roma, che tornerà ad essere caput mundi per le prossime 48 ore. La capitale è super blindata per il G20, che vedrà partecipare Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Turchia e Unione Europea. Si discuterà di vari temi: dall’emergenza climatica a quella umanitaria, con un focus sul bisogno urgente di vaccini nel Terzo mondo. Ad accogliere i potenti della Terra il premier italiano Mario Draghi, che si prepara per la Cop26 di Glasgow, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà dal 31 ottobre al 12 novembre 2021. A fare qualche considerazione sul G20 a Roma Vittorio Emanuele Parsi, professore di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Milano, che a Formiche” ha smorzato un po’ l’entusiasmo che caratterizza molti articoli usciti stamani sui principali quotidiani. La leadership europea di Draghi è ancora “tutta da vedere” secondo l’esperto e la “zavorra” sarebbe proprio il Recovery Plan, che non sarebbe proprio in forma ottimale.

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G20 Roma, battesimo del fuoco per Draghi. Parsi: «Dietro la retorica, la realpolitik»

Un summit troppo affollato questo G20 a Roma? Francesco Bechis insinua il dubbio e l’intervista di Emanuele Parsi, concessa a “Formiche”, fa il resto. E i rischi sono dietro l’angolo: «La passerella non dipende da noi. Ci sono assenze e divergenze importanti. Non aspettiamoci grandi risultati», ha detto il professore della Cattolica, alludendo ai leader Putin e Xi. L’esperto non ritiene così scontato che Draghi riesca a rimpiazzare la cancelliera Merkel, che per sedici anni ha dominato la scena europea: «Ci andrei cauto. Sicuramente c’è un percorso di avvicinamento tra Francia e Italia, ma la Germania, con tutti i suoi problemi interni, resta un ostacolo alle ambizioni da leader di chiunque. E i Paesi cosiddetti frugali, insieme a Polonia e Ungheria, subiscono poco il fascino di Draghi». Al G20 ampio spazio alla transizione ecologica, ma anche in questo caso l’esperto non è sicuro che l’Italia, come pure gli altri paesi, sia pronta: «Dopo due anni di calcoli e previsioni a predire un’impennata dell’inflazione, gli economisti hanno di colpo scoperto la vera causa: la carenza di materie prime energetiche, che si traduce in un rincaro disastroso delle bollette. Ecco, mi sembra che dietro le fanfare sull’economia verde e digitalizzata non ci sia un modello di sviluppo realistico». 

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Parsi: «Il discorso di Draghi ai sindacati inaccettabile»

In verità Parsi non è parso soddisfatto neppure troppo dell’operato dell’ex numero uno della Bce a Palazzo Chigi e non ha taciuto le sue perplessità. Non ne è venuto fuori un bilancio troppo positivo: «Chiari e scuri. Mi pare l’Italia sia tornata a un posizionamento internazionale più tradizionale e consono, questo è un bene. C’è però un problema grosso come una casa: il Recovery plan. È più indietro di quanto auspicato, e la parte che è avanti è molto più iniqua di quanto promesso. Rischia di rafforzare privilegi antichi e consolidati nel Paese». Scendendo nel dettaglio, il docente di Relazioni Internazionale alla Cattolica ha aggiunto: «Penso al discorso di Draghi ai sindacati, a mio parere inaccettabile. A loro il dovere di pensare ai “lavoratori del futuro”, al governo quello di occuparsi dei capitalisti di oggi. Un’economia tutta export-led non è neutrale, può schiacciare i salari, è comprensibile che puntino i piedi». La stessa causa dell’Afghanistan celerebbe dietro ben altro: «Non è più al centro dello scacchiere internazionale. L’America è andata oltre, guarda alla Cina. E ha già trovato sponde europee. Nell’Indo-Pacifico ci sono fregate tedesche, sommergibili francesi, navi italiane. Dietro la retorica, la realpolitik si sta muovendo», l’amara chiosa di Parsi. Leggi anche l’articolo —> “Per Draghi a Palazzo Chigi è finita, ore contate”, il retroscena di Sallusti. La frase rubata di Giorgetti

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