“Io mi sono fatto l’idea che tutto quello che sta emergendo intanto è stato amplificato e soprattutto travisato”. Lo ha dichiarato Luciano Garofano, ex generale dei carabinieri ed ex comandante del Ris di Parma, in un’intervista a LaPresse a proposito dell’inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco.

“Non temo un avviso di garanzia”
Interpellato sulla possibilità di finire indagato, Garofano ha risposto con decisione: “Temere un avviso di garanzia? No, ma assolutamente no. È chiaro che questa è una decisione che prendono i pubblici ministeri, ma sono talmente sicuro, certo, dell’onestà dei miei collaboratori”.
La difesa dell’operato del Ris
Secondo l’ex comandante, il comunicato della Procura si limiterebbe a dire che non sono stati rinvenuti i dati grezzi relativi a un’analisi negativa di un campione che, in precedenza, aveva dimostrato con certezza scientifica, riconosciuta anche dal dottor Previderè, la presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta. Garofano ritiene che questa nota sia stata letta come un’accusa rivolta al Ris e a lui stesso.
“Sconvolto da una campagna mediatica terribile”
L’ex generale si è detto “sconvolto da questa campagna mediatica terribile, delegittimante, costruita veramente sul nulla”, aggiungendo che, semmai, si potrebbero formulare ipotesi, ma che non esisterebbe alcuna ombra in grado di intaccare quei risultati.
Chi avrebbe consegnato i dati
Secondo la ricostruzione fornita da Garofano, a consegnare i dati alla Procura di Pavia, nel novembre dello scorso anno, sarebbe stato il capitano Marino, lo stesso oggi indicato da alcune ricostruzioni come colui che avrebbe occultato quei dati. “I dati grezzi non si allegano, rimangono in laboratorio”, ha precisato l’ex generale.
“Nessun interesse a spingere sulla responsabilità di Stasi”
Garofano ha respinto con fermezza l’accusa di aver contribuito a far finire in carcere Alberto Stasi, il condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi: “Non avevamo nessun interesse di spingere sulla responsabilità di Stasi”, ha dichiarato, ricordando che la richiesta di convalida del fermo era stata avanzata all’epoca dal pubblico ministero, non dal Ris.
Sulla natura della traccia
“Noi abbiamo comunicato che su quei pedali c’era il Dna di Chiara, che quella traccia era con elevata probabilità sangue. Non abbiamo mai detto che fosse sangue”, ha precisato Garofano.
La replica alle critiche dell’ex vice
Interpellato sulle dichiarazioni rese a verbale dal suo ex vice, l’allora capitano Marco Pizzamiglio, che lo avrebbe accusato di aver puntato sulla visibilità mediatica e di avere scarsa esperienza, Garofano ha replicato con durezza, sostenendo di non comprendere il motivo di quelle dichiarazioni e ipotizzando che il suo ex collaboratore avesse “problemi personali” nel momento in cui le avrebbe rilasciate.
Presunzione di innocenza
Va ribadito che le accuse e le ipotesi circolate restano al vaglio della magistratura, e che le dichiarazioni riportate rappresentano la versione fornita da Garofano a propria difesa. Chiunque fosse eventualmente coinvolto nelle indagini resta presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Fonte: LaPresse, Il Sole 24 Ore, Leggo.it, ParmaToday, La Verità